Toghe rosse pro-clandestini e ONG contro il Blocco Navale: “Respingimenti minano i diritti”
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**Silvia Albano, la toga rossa nota per liberare clandestini, attacca il ddl migranti: “Respingimenti in mare minano i diritti di tutti” – Ong in coro, ma è la solita difesa ideologica contro la sicurezza nazionale**
È l’ennesima prova di quanto le toghe rosse siano ormai un corpo estraneo allo Stato italiano: **Silvia Albano**, giudice del Tribunale di Roma e presidente di **Magistratura Democratica** (la corrente di sinistra che domina la magistratura), si scaglia contro il nuovo ddl migranti approvato dal Consiglio dei ministri, definendolo un attacco ai diritti fondamentali e un rischio per tutti gli italiani. In un’intervista a *La Stampa* (10 febbraio 2026), Albano attacca senza mezzi termini il blocco navale temporaneo, le espulsioni più rapide per condannati e i limiti al ricongiungimento familiare.
Le sue parole sono chiare e inquietanti:
> «Con i respingimenti in mare si minano i diritti di tutti. Le norme interne devono fare i conti con la Costituzione e con le carte sovranazionali, che prevalgono sulla legge ordinaria. L’umanità non è buonismo, ma è codificata dai doveri di solidarietà sociale garantiti dalla Carta».
Albano – la stessa giudice che nell’autunno 2024 ha fatto parte del collegio del Tribunale di Roma che ha bloccato il trattenimento di 12 migranti negli hotspot in Albania, costringendo il governo a trasferirli in Italia – ribadisce che i respingimenti collettivi in mare sono «vietati sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sia da tutte le convenzioni internazionali». E aggiunge: «È rischioso dire che il blocco navale può scattare con un’eccezionale pressione migratoria, visto che questa è una condizione frequente, come quando è scoppiata la guerra in Ucraina».
Sul ricongiungimento familiare e sulle espulsioni più facili per condannati: «È statisticamente provato che chi qui ha famiglia è più inserito, più integrato e delinque di meno». E ancora: «Se passa il concetto che i diritti fondamentali valgono meno per alcune categorie di persone, allora sono i diritti di tutti ad essere messi in discussione».
Le Ong – Alarm Phone, Emergency, MSF, Mediterranea, Open Arms, ResQ, Sea-Watch, Sos Humanity, Sos Mediterranee – sono sul piede di guerra e parlano all’unisono: «Il ddl è una strategia del governo per estrometterci dal soccorso in mare». Secondo loro, le norme «non rendono lo Stato più sicuro» ma «mettono in pericolo lo Stato di diritto», criminalizzando chi salva vite e sospendendo la legalità in mare e nelle città.
Ma questa difesa ideologica è ormai insopportabile. Silvia Albano non è una giudice neutrale: è la stessa che ha sistematicamente ostacolato le politiche di rimpatrio, che ha liberato clandestini dagli hotspot Albania, che ha partecipato attivamente alla campagna No al referendum giustizia nei circoli PD. È la toga rossa per eccellenza, quella che ha fatto della difesa dei migranti irregolari una bandiera, anche quando si tratta di stupratori, pusher o violenti recidivi.
Ricordate i suoi precedenti:
– Nel 2024 ha bloccato il trattenimento di 12 migranti in Albania, forzando il loro trasferimento in Italia.
– È tornata alla ribalta per aver bocciato il sorteggio al CSM al referendum: «Non condivido la proposta del sorteggio per la deresponsabilizzazione degli eletti».
– Oggi attacca il ddl migranti, difendendo respingimenti limitati e ricongiungimenti facili, mentre Ong parlano di “arretramento nelle tutele”.
È sempre la stessa linea: diritti sovranazionali sopra la Costituzione italiana, umanità sopra la sicurezza nazionale, migranti irregolari sopra gli italiani vittime di stupri, aggressioni, spaccio. Albano e le Ong difendono un sistema che ha portato a 1.811 clandestini rilasciati nel 2024, a 40 criminali rimandati dall’Albania, a stupratori di minori salvati per “coesione familiare” (Cassazione 1428/2026).
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Il ddl del governo Meloni non è un attacco ai diritti: è un tentativo di fermare l’invasione incontrollata, di rendere più facili le espulsioni per condannati, di limitare sbarchi e ricongiungimenti che diventano ponti per nuovi arrivi. Albano lo chiama “minare i diritti di tutti”. Gli italiani lo chiamano: finalmente sicurezza.
Il referendum del 22-23 marzo è l’occasione per dire basta: Sì per separare le carriere, sorteggiare il CSM, istituire l’Alta Corte disciplinare. Sì per una giustizia che non sia più ostaggio di toghe rosse come Albano, che difendono clandestini e attaccano chi protegge i confini. Il Sì è avanti nei sondaggi (58-63% tra votanti probabili, +18-26 punti, affluenza 54-57%).
Italiani, non lasciate che vincano per inerzia. Le toghe rosse vi insultano (“Topo Gigio”), vi accusano di malafede, vi trattano da ingenui. Rispondete andando a votare in massa il **22-23 marzo**. Votate Sì per un’Italia che protegge i suoi cittadini, non chi li devasta. Portate tutti: familiari, amici, vicini. Il popolo è sovrano, non “buonista” o “complice”. Il 22 marzo, Sì schiacciante per spezzare questa deriva eversiva. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro l’Italia! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


Ma la Meloni ha firmato il decreto flussi…
E pare alcuni li devono regolarizzare.
Destra chiacchierona e bugiarda…
Vergogna…