CLANDESTINO IN FUGA DA CPR CERCA DI SGOZZARE POLIZIOTTI
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# Ennesimo Orrore dall’Immigrazione Clandestina: Tunisino in Fuga dal CPR Aggredisce e Ferisce Gravemente un Poliziotto Italiano!
POTENZA – È l’ennesima dimostrazione di quanto l’immigrazione incontrollata stia mettendo in ginocchio il nostro Paese, esponendo le nostre forze dell’ordine a rischi inaccettabili e seminando terrore nelle comunità locali. Un cittadino tunisino, già destinatario di un decreto di espulsione e trattenuto al Centro per il Rimpatrio (CPR) di Palazzo San Gervasio, ha dato sfogo alla sua violenza brutale lo scorso 7 febbraio, ferendo in modo grave un agente di Polizia che stava solo facendo il suo dovere. Armato di un coccio di bottiglia, l’immigrato ha aggredito gli operatori intervenuti per bloccarlo, lasciando il poliziotto con ferite multiple, traumi e una prognosi di ben 30 giorni. Un atto di barbarie che non può e non deve passare inosservato, sintomo di un sistema fallimentare che privilegia i diritti dei clandestini a scapito della sicurezza degli italiani.
L’episodio, avvenuto nelle campagne limitrofe al CPR e culminato nei pressi della stazione degli autobus di Spinazzola (Bat), evidenzia ancora una volta la pericolosità di questi individui che, invece di essere rimpatriati immediatamente, vengono ospitati in strutture che si trasformano in veri e propri covi di criminalità. Il tunisino si era allontanato arbitrariamente dal centro, dando il via a una caccia all’uomo che ha messo a repentaglio la vita di chi indossa la divisa per difenderci. Una volta rintracciato, non ha esitato a usare violenza estrema, disarmato solo grazie al coraggio e alla dedizione degli agenti. Il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia (Siulp) di Potenza ha rightly definito questo atto “non solo doloroso, ma inaccettabile”, un episodio che “colpisce e ferisce l’intera comunità degli operatori di polizia”. Parole che riecheggiano il grido di allarme di migliaia di italiani stanchi di vedere le proprie forze dell’ordine trattate come bersagli da immigrati ingrati e violenti.
Ma non si tratta di un caso isolato: il CPR di Palazzo San Gervasio è da anni al centro di scandali che rivelano l’inadeguatezza del nostro approccio all’immigrazione. Solo pochi mesi fa, indagini hanno portato a misure cautelari contro personale coinvolto in presunte violenze, ma chi paga il prezzo più alto? Sono gli italiani, costretti a subire le conseguenze di un flusso migratorio che porta con sé criminalità, instabilità e costi astronomici per il contribuente. Pensiamo ai numerosi episodi simili: tunisini espulsi che tornano a delinquere, aggressioni a operatori sanitari e forze dell’ordine, come nel caso di un tunisino che ha ferito un migrante in una rissa all’interno dello stesso centro nel 2019, scatenando arresti multipli. O alle denunce di maltrattamenti che, invece di risolvere il problema alla radice, servono solo a prolungare la permanenza di questi soggetti pericolosi sul nostro suolo.
Quanti altri poliziotti devono finire in ospedale con prognosi di 30 giorni prima che il governo prenda misure drastiche? L’immigrazione clandestina non è un’opportunità, è una minaccia costante alla nostra società. Questi centri di rimpatrio, finanziati con i nostri soldi, diventano troppo spesso trampolini per fughe e aggressioni, anziché strumenti efficaci per espellere chi non ha diritto di stare qui. È ora di dire basta: rafforzare i confini, accelerare le espulsioni immediate e punire severamente chi attacca le nostre istituzioni. La sicurezza degli italiani viene prima di tutto, e non possiamo più tollerare che immigrati violenti come questo tunisino mettano in pericolo la vita di chi ci protegge ogni giorno.
Il Siulp ha parlato di “coraggio, senso dello Stato e dedizione” dei nostri agenti: è tempo che lo Stato ricambi con azioni concrete, non con parole vuote. Altrimenti, il prossimo ferito potrebbe essere uno di noi, vittima di un sistema che ha aperto le porte al caos.


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