Maranza: “Il coltello ci serve a prendere quello che vogliamo!”

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By V febbraio 12, 2026 22:49

Maranza: “Il coltello ci serve a prendere quello che vogliamo!”

**“Il coltello ti dà la sicurezza che entro fine giornata avrai un certo guadagno in tasca!”**
L’immigrato di seconda generazione Moos a drittoerovescio commenta la danza dei coltelli dei maranza – e lo fa con orgoglio.

Questa è la frase che sta girando in rete, pronunciata senza vergogna da un ragazzo cresciuto in Italia, figlio di immigrati, che parla del coltello come di uno strumento di lavoro quotidiano. Non un’arma di difesa, non un oggetto folkloristico: un mezzo per “guadagnare”, per rapinare, per minacciare, per imporre il terrore e portare a casa contante fresco.

Moos non è un caso isolato. È il ritratto perfetto della seconda generazione che noi stessi abbiamo allevato, coccolato, protetto con ricongiungimenti familiari, permessi umanitari, percorsi di integrazione che non hanno integrato nessuno. Cresciuto qui, parla italiano perfetto, indossa felpe alla moda, usa TikTok e Instagram come tutti i coetanei italiani – ma nel cuore ha la stessa mentalità tribale, la stessa “cultura del coltello” che i suoi genitori o nonni portavano dal paese d’origine.

La “danza del coltello” non è più un fenomeno marginale: è diventata una performance virale, un rito di appartenenza, un messaggio di sfida allo Stato italiano. Ballano con lame da 20-30 cm davanti al Colosseo, in piazza Duomo, nelle stazioni, nei parchi, e lo fanno sapendo che al massimo verrà un tweet indignato, una denuncia archiviata, un foglio di via che non rispetteranno mai.

E ora uno di loro lo dice apertamente:
**“Il coltello ti dà la sicurezza che entro fine giornata avrai un certo guadagno in tasca!”**

Traduzione: il coltello è il bancomat dei maranza. Strappa collane, borse, telefoni, portafogli, o semplicemente estorce contanti con la minaccia. È il loro stipendio garantito. È la loro legge. È la loro integrazione.

Questa frase non è una provocazione da tastiera: è la confessione di un sistema che ha fallito su tutta la linea. Abbiamo dato cittadinanza, scuole gratuite, sanità, case popolari, protezione minorile – e in cambio abbiamo ricevuto generazioni che vedono l’Italia come una preda da spolpare, armati di coltello e protetti dall’età e dal buonismo.

Basta.
Questi ragazzi non sono “fragili”, non sono “vittime del sistema”, non sono “da recuperare”. Sono predatori cresciuti nel nostro territorio, che usano la nostra ospitalità per trasformarla in campo di battaglia e bancomat personale.

Abroghiamo subito i ricongiungimenti familiari.
Revocare la cittadinanza a chi delinque o incita alla violenza.
Espulsione immediata per i recidivi e le famiglie che li hanno allevati così.
Remigrazione di massa per chi vede il coltello come “strumento di guadagno”.

L’Italia non è il loro bancomat armato.
Non è la loro riserva di caccia.
Non è il loro laboratorio per la jihad di strada.

O cacciamo questi maranza ora, o tra poco non ci sarà più una sola piazza, una sola stazione, una sola via dove un italiano potrà camminare senza paura di finire sotto la lama di chi considera il coltello il suo “contratto di lavoro”.

Svegliamoci.
Prima che il prossimo guadagno in tasca sia il sangue di un nostro figlio.

Maranza: “Il coltello ci serve a prendere quello che vogliamo!” ultima modifica: 2026-02-12T22:49:28+00:00 da V
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By V febbraio 12, 2026 22:49
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