“La lama in mano serve per mettere paura agli italiani”
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**“La lama in mano serve per mettere paura agli italiani”**
**“Abbiamo tanta rabbia contro di voi, la violenza nasce anche da questo”**
Queste non sono frasi pronunciate da un terrorista in un covo jihadista.
Sono le parole dette in televisione, in uno studio, da un immigrato di seconda generazione cresciuto in Italia.
Parla senza giri di parole, senza vergogna, senza paura.
Spiega candidamente che il coltello non è un oggetto di difesa, né un simbolo folkloristico: è uno strumento per terrorizzare gli italiani, per costringerli al silenzio, per imporre il dominio.
E la rabbia? La rabbia non nasce da discriminazione, povertà o esclusione sociale. Nasce “contro di voi” – cioè contro gli italiani, contro la popolazione autoctona che li ha accolti, ospitati, nutriti, scolarizzati e protetti per decenni.
Questa è la confessione nuda e cruda di una generazione che noi stessi abbiamo allevato.
Ragazzi nati o cresciuti qui, con cittadinanza italiana, scuola italiana, sanità italiana, case popolari italiane, ma con un odio viscerale verso la nazione che li ha resi ciò che sono.
Un odio che non si placa con il welfare, con i percorsi di integrazione, con le quote universitarie o con i buoni pasto. Un odio che si sfoga con la lama in mano, con lo scippo, con la rapina, con la violenza gratuita nelle piazze, nelle stazioni, sotto casa nostra.
“La violenza nasce anche da questo”, dice.
Traduzione: voi italiani siete il nemico. Voi siete la causa. Voi meritate paura. Voi meritate la lama.
Non è più un problema di “integrazione fallita”.
È un problema di **odio importato e coltivato** all’interno delle nostre città, grazie ai ricongiungimenti familiari che hanno permesso l’arrivo di interi clan con mentalità tribale, risentimento anti-occidentale e “cultura del coltello” come valore identitario.
Questi ragazzi non vogliono diventare italiani.
Vogliono spaventarci.
Vogliono dominarci.
Vogliono punirci.
E lo dicono apertamente, in televisione, con la sicurezza di chi sa che al massimo riceverà una multa, un foglio di via che non rispetterà, o un percorso di “recupero” pagato con le nostre tasse.
Basta.
Non è più tollerabile.
Non è più accettabile.
Abroghiamo immediatamente i ricongiungimenti familiari.
Revocare la cittadinanza a chi incita all’odio o commette reati violenti.
Espulsione coatta per i recidivi e per le famiglie che hanno trasmesso questo odio.
Remigrazione di massa per chi vede l’Italia come terra da conquistare con la paura e la lama.
Perché se continuiamo così, la prossima frase non sarà più detta in uno studio televisivo.
Sarà urlata mentre una lama finisce nella carne di un italiano qualsiasi, colpevole solo di essere nato qui.
Svegliamoci.
Prima che la rabbia di cui parlano diventi un bagno di sangue.
Prima che “mettere paura agli italiani” diventi il loro unico vero lavoro.
Prima che non ci sia più un’Italia da difendere.


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