La danza dei coltelli:”Questa terra è nostra, voi italiani dovete tremare”
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### La Danza dei Coltelli: La Provocazione Barbarica delle Baby Gang Islamiche di Seconda Generazione per Conquistare il Territorio Italiano!
In un’Italia sempre più ostaggio del caos importato, la “danza dei coltelli” emerge come il simbolo più agghiacciante del fallimento sociologico dell’immigrazione incontrollata. Non è un gioco, non è folklore: è una rituale provocazione messa in scena con sempre maggiore frequenza dalle baby gang di immigrati islamici di seconda generazione, per marcare il territorio come cani randagi che ringhiano contro il padrone di casa. Roteano lame affilate davanti al Colosseo, in piazza Duomo, nelle stazioni affollate – luoghi sacri della nostra civiltà – per urlare un messaggio chiaro: “Questa terra è nostra, e voi italiani dovete tremare”.
Sociologicamente, questo fenomeno è il frutto avvelenato di un’integrazione mai avvenuta. Questi giovani – nati o cresciuti qui grazie ai ricongiungimenti familiari che hanno scaricato su di noi clan interi con mentalità tribale – sono la seconda generazione che rifiuta l’Italia, la odia, e la usa come palco per la loro jihad urbana. Cresciuti in periferie ghettoizzate, dove il Corano sostituisce la Costituzione e la moschea il quartiere, assorbono un risentimento anti-occidentale che li trasforma in predatori. Non sono “ragazzi problematici”: sono il prodotto di una cultura che vede la violenza come strumento di dominio, il coltello come estensione del braccio, e gli italiani come prede deboli da sottomettere.
Guardate i video: ballano con coltelli da macellaio, sorridono alla telecamera, sfidano lo Stato sapendo che al massimo riceveranno una denuncia archiviata. È un atto di conquista territoriale: segnano le piazze come lupi che urinano sui confini, per dire “Qui comandiamo noi”. E la società italiana? Paralizzata dal buonismo, dal terrore di essere etichettata “razzista”, lascia che questi branchi crescano indisturbati, protetti dall’età minorile e da leggi che li trattano come vittime invece di minacce.
Il dramma sociologico è profondo: questi immigrati di seconda generazione non integrano valori italiani, ma li combattono. Vivono in un limbo identitario – italiani sulla carta, islamici radicali nel cuore – che genera rabbia esplosiva. Odiano la libertà che offriamo, la democrazia che li protegge, e sfogano il loro vuoto con danze mortali che preludono a rapine, pestaggi, accoltellamenti. Città come Milano, Roma, Firenze sono ostaggio di questi giovani nordafricani o maghrebini: escono armati di coltello non per difesa, ma per aggressione, come denunciato in trasmissioni che finalmente squarciano il velo del silenzio.
È una guerra culturale che stiamo perdendo: la danza dei coltelli non è solo violenza, è un simbolo di supremazia islamica su suolo italiano. Questi maranza – un milione secondo le stime – non vogliono assimilarsi; vogliono assimilare noi alla loro barbarie. Dominarci.
Basta con questa follia! Abroghiamo i ricongiungimenti familiari che generano mostri. Espelliamo questi branchi e le famiglie che li hanno allevati nell’odio. Remigrazione immediata per chi marca il nostro territorio con il coltello. L’Italia non è la loro danza macabra – è la nostra patria, e va difesa prima che un’altra lama segni il confine nel sangue di un italiano innocente!


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