Il burqa non basta, costringe la moglie italiana ad ingrassare per non attirare sguardi

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By V febbraio 13, 2026 18:40

Il burqa non basta, costringe la moglie italiana ad ingrassare per non attirare sguardi

### L’Orrore dell’Immigrazione Islamica: Marito Tunisino Trasforma la Moglie Italiana in una Prigioniera, Ma Perché le Donne Italiane Continuano a Cadere in Queste Trappole?

In un’Italia sempre più invasa da culture retrograde e violente, emergono storie che gridano allo scandalo e all’emergenza nazionale. L’ultimo caso, proveniente dal Tribunale di Udine, è un pugno nello stomaco per chiunque abbia a cuore la sicurezza delle nostre donne e l’integrità della nostra società. Un giovane tunisino di soli 20 anni, immigrato nel nostro Paese, è stato condannato a 5 anni di reclusione per aver trasformato il matrimonio con una coetanea italiana in un incubo di maltrattamenti, isolamento e violenza fisica. Costringeva la povera vittima a ingrassare e a indossare abiti larghi, solo per evitare che altri uomini potessero posare lo sguardo su di lei, come se fosse una proprietà privata da nascondere al mondo. La ingiuriava, la minacciava di morte, controllava ogni suo spostamento, le impediva di vedere le amiche e la picchiava senza pietà. E tutto questo, attenzione, è iniziato la sera stessa del matrimonio, celebrato nel febbraio 2024 dopo due anni di convivenza.

Ricostruiamo i fatti con la crudezza che meritano, basandoci sulle indagini della Procura di Udine. La vittima, una 20enne italiana residente nel Medio Friuli, è stata aggredita fin dalla prima notte di nozze: accusata di aver parlato con la testimone di altri uomini, è stata colpita con un pugno al labbro, facendola sanguinare, e lui ha persino tentato di lanciarle addosso un barattolo di vetro. Quando lei urlava per il terrore, lui la afferrava da dietro, stringendole il collo con l’avambraccio fino a toglierle il respiro e tappandole la bocca. Le violenze si sono ripetute il giorno dopo e nei mesi successivi, sempre per lo stesso motivo ossessivo: il sospetto di contatti con altri uomini. Questo controllo totalitario l’ha portata all’isolamento completo da famiglia e amici, spingendola persino a tentare il suicidio. E lui? Dopo la denuncia, è fuggito in Francia, dove ha trovato una nuova compagna minorenne, per poi rientrare in Italia e finire arrestato. Il tribunale lo ha condannato per maltrattamenti in famiglia, assolvendolo però dal reato di violenza sessuale, e ha disposto un risarcimento di 20mila euro alla vittima.

Ma fermiamoci un attimo: questo non è un caso isolato, è l’ennesima manifestazione di un problema profondo e allarmante legato all’immigrazione da paesi islamici, dove la concezione della donna è ridotta a oggetto di possesso e sottomissione. Come possiamo tollerare che individui con una mentalità così arcaica e pericolosa entrino nel nostro territorio, si integrino – o meglio, non si integrino affatto – e poi scarichino la loro violenza sulle nostre cittadine? Le politiche lassiste dell’Unione Europea e dei nostri governi complici stanno trasformando l’Italia in un campo minato per le donne, esposte a rischi che un tempo erano impensabili. Quanti altri casi come questo dobbiamo contare prima di dire basta? Prima di imporre controlli rigidi, espulsioni immediate per chi commette reati e un blocco totale all’immigrazione da contesti culturali incompatibili con i nostri valori di libertà e uguaglianza?

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E qui arriva la critica più dura, che non possiamo tacere: perché queste donne italiane continuano a invischiarsi in relazioni miste così rischiose, ignorando tutti i segnali di allarme? Nel caso di Udine, la coppia conviveva da due anni prima del matrimonio – due anni! – e lei non ha visto i segni di possessività estrema? Non ha percepito il pericolo di legarsi a qualcuno proveniente da una cultura che troppo spesso giustifica la violenza domestica come “gelosia” o “tradizione”? Eppure, nonostante le botte, le minacce e l’isolamento, quante donne come lei persistono in questi legami tossici, convinte forse di poter “cambiare” il partner o attratte da un esotismo illusorio che nasconde abissi di sofferenza. È ora di dirlo chiaro e tondo: queste scelte non sono solo ingenue, sono irresponsabili e contribuiscono a perpetuare un ciclo di violenza che minaccia l’intera società. Le donne italiane meritano di meglio: educazione ai rischi, protezione dalle influenze esterne e un ritorno ai valori tradizionali che rispettano la loro dignità, non la schiavizzano.

Questo verdetto di Udine è un piccolo passo, ma insufficiente. Serve un giro di vite contro l’immigrazione islamica che porta con sé questi orrori, e un appello alle nostre donne: svegliatevi, prima che sia troppo tardi. Mostrate orgoglio. L’Italia non può più permettersi di sacrificare le sue figlie sull’altare del multiculturalismo fallimentare.

Il burqa non basta, costringe la moglie italiana ad ingrassare per non attirare sguardi ultima modifica: 2026-02-13T18:40:38+00:00 da V
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