Certificati falsi per liberare criminali dai CPR, medici rossi protestano: “Non potete indagarci”
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**Medici rossi di Ravenna: certificati falsi per liberare criminali dai CPR – Un sistema ideologico che mette in pericolo gli italiani**
Ravenna, 14 febbraio 2026 – Non era un caso isolato. Non erano “errori medici”. Era un vero e proprio sistema, un’operazione “salva-clandestini” orchestrata da medici che hanno scelto di calpestare la legge per imporre la loro ideologia anti-rimpatrio. L’inchiesta della Procura di Ravenna, partita da sospetti e ora esplosa con perquisizioni a tappeto, sta portando alla luce un quadro agghiacciante: almeno sei medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale cittadino indagati per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Hanno firmato certificati medici taroccati, incompleti o inventati di sana pianta, dichiarando irregolari “inidonei” al trattenimento nei CPR e ai rimpatri forzati. Risultato? Decine di stranieri pericolosi rimessi in libertà, pronti a tornare a delinquere sulle nostre strade.
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I pm Daniele Barberini e Angela Scorza stanno passando al setaccio chat, mail, sms, conversazioni tra i colleghi: prove che dimostrerebbero l’esistenza di un coordinamento, di un metodo condiviso per sabotare le espulsioni. Patologie infettive contagiose inesistenti, disturbi psichiatrici improvvisati, malattie croniche degenerative mai verificate. Tutto pur di impedire che questi soggetti finissero nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Un abuso gravissimo del camice bianco, trasformato in strumento politico contro le politiche del governo.
E i fatti parlano da soli. Prendete il caso più eclatante, emerso dal Resto del Carlino: un 25enne senegalese irregolare, bloccato dalla polizia il 21 gennaio dopo aver molestato sette donne in un solo giorno. Sette. Accompagnato in questura per le procedure di rimpatrio, non è mai arrivato al CPR. Perché? I medici lo hanno dichiarato “non idoneo”. Libero. E chissà quante altre donne ha avvicinato dopo quel giorno. O il 26enne gambiano “devastatore di pensiline”, noto per i suoi atti vandalici: anche lui “graziato” da un certificato farlocco. Decine di casi simili, decine di criminali rimessi in circolazione solo perché qualche medico ha deciso che i CPR non si addicono alla sua “filosofia personale”.
Matteo Salvini non ha usato giri di parole:
«Gravissimo. Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto.»
Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, è stato altrettanto netto:
«I trattenimenti nei CPR degli immigrati irregolari pericolosi e i decreti di espulsione non possono essere vanificati da referti sanitari che si pongono in contrasto con decisioni già convalidate dai giudici.»
Alberto Ferrero, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, parla di «lesione gravissima dei principi di correttezza, trasparenza e legalità». Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, va oltre:
«Sarebbe la punta dell’iceberg di un sistema doloso criminale, forse molto diffuso, di false documentazioni per contrastare le norme e le politiche immigratorie del governo.»
E mentre la giustizia fa il suo corso, arriva la beffa: un gruppo di “sanitari, studenti delle professioni sanitarie e cittadini” ha indetto per lunedì un flash mob davanti all’ospedale di Ravenna per protestare contro le perquisizioni della magistratura. Protestano perché la procura osa indagare chi, a loro dire, difende i “diritti” dei clandestini. Non una parola sulle vittime italiane. Non una parola sulle sette donne molestate, sulle pensiline distrutte, sui reati commessi da chi è stato liberato grazie a quei certificati falsi.
Siamo davanti a un tradimento. Medici pagati con le tasse degli italiani che scelgono di anteporre la loro ideologia alla sicurezza pubblica. Che firmano documenti falsi per liberare soggetti con precedenti penali gravi. Che mettono a rischio le nostre città per una battaglia politica personale. È un danno incalcolabile: ogni irregolare “salvato” dai CPR è un potenziale pericolo in più per le nostre famiglie.
Basta con questa commedia.
Questi medici vanno radiati immediatamente dall’Ordine.
Licenziati senza pietà.
Processati e condannati con pene esemplari.
E se le indagini confermeranno l’esistenza di un sistema diffuso, allora sarà necessario un intervento chirurgico in tutta Italia: controlli a tappeto sui certificati medici emessi per i rimpatri, nomi e cognomi di chi ha firmato, responsabilità penali per chi ha collaborato.
L’Italia non può più tollerare che camici bianchi diventino complici dell’invasione.
Non può più accettare che per una questione ideologica i nostri quartieri diventino zone franche per molestatori, spacciatori e violenti.
È ora di dire basta. Radiateli. Arrestateli. E rimpatriate chi non dovrebbe essere qui. Prima che il prezzo lo paghino ancora una volta gli italiani.


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