Nordio e il “sistema para-mafioso al Csm”: anche Falcone era contro le correnti al CSM
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Falcone, che venne bocciato dal CSM, voleva un sistema che premiasse il merito e non l’appartenenza politico-correntizia dei magistrati. Questo è impossibile in un organo politicizzato come la magistratura a meno di non imporre il sorteggio per i membri del CSM.
**Referendum giustizia, Nordio paragona il CSM a un “sistema para-mafioso” – e Falcone lo aveva già detto 35 anni fa: le toghe rosse non perdonano chi vuole spezzare le correnti**
Carlo Nordio non ha usato giri di parole. In un’intervista a *Il Giornale* del 13 febbraio 2026, il Guardasigilli ha definito il meccanismo attuale di elezione del CSM «para-mafioso»: «Il sorteggio rompe il meccanismo para-mafioso che si è creato nel tempo, fatto di scambi, di pacchetti di voti, di appartenenze correnti che decidono le nomine. È un sistema che va spezzato».
Parole durissime, che hanno scatenato l’ira di Magistratura Democratica, Anm e parte della sinistra giudiziaria. Ma c’è un dettaglio che rende lo scontro ancora più significativo: Giovanni Falcone diceva esattamente la stessa cosa già nel 1989-1991. E lo pagò carissimo.
### Falcone contro le correnti: “Il CSM è diventato un luogo di lottizzazione”
Falcone non era un populista, non era un nemico della magistratura: era un giudice integerrimo, morto per mano della mafia, che aveva visto sulla propria pelle come le logiche correntizie del CSM ostacolassero l’efficienza investigativa e la lotta alla criminalità organizzata.
Nel 1988, quando Falcone era il magistrato più titolato per diventare consigliere istruttore a Palermo, il CSM lo bocciò. Lui stesso parlò di «profonda dissonanza» tra sé e la magistratura, accusando le correnti di decidere le nomine sulla base della militanza politica anziché della competenza. Il suo pensiero può essere sintetizzato così:
> «Il CSM è diventato un luogo di potere in cui contano le appartenenze correnti più della professionalità. Le correnti hanno trasformato la magistratura in un sistema di lottizzazione».
Falcone non era contro l’autonomia della magistratura: la difendeva con le unghie e con i denti. Ma denunciava la burocratizzazione, la politicizzazione interna e la mancanza di separazione reale tra funzioni giudicanti e requirenti. Sosteneva che il PM dovesse avere carriera, formazione e responsabilità distinte dal giudice: «Il pubblico ministero non è un giudice in pectore, è un accusatore. Deve essere indipendente, ma anche gerarchico e responsabile».
E ancora: «Chi propone riforme strutturali viene tacciato di voler sottomettere il PM all’Esecutivo. È una strumentalizzazione». Parole che sembrano scritte oggi contro chi accusa Nordio di voler «politizzare» la giustizia.
Falcone vedeva le correnti come «schieramenti di potere» dove la carriera dipendeva dalla protezione offerta dalla militanza, non dal merito. Nel 1991 disse: «Le correnti hanno trasformato il CSM in un luogo di lottizzazione». Nordio oggi dice: «para-mafioso». Il concetto è lo stesso: un sistema chiuso, autoreferenziale, che premia l’appartenenza più della competenza e dell’indipendenza reale.
### Le toghe rosse attaccano Nordio: “Parole eversive”
Le reazioni non si sono fatte attendere. Magistratura Democratica ha definito le parole di Nordio «gravissime e offensive», accusandolo di «delegittimare l’intera magistratura». L’Anm ha parlato di «attacco frontale all’autogoverno». Ma è proprio questo il punto: Falcone criticava l’autogoverno correntizio proprio perché lo riteneva un ostacolo alla lotta alla mafia e all’efficienza della giustizia. Nordio non fa altro che riprendere una battaglia che Falcone aveva già intrapreso – e per cui è morto.
### Il referendum è la continuazione del pensiero di Falcone
Il referendum del 22-23 marzo propone esattamente ciò che Falcone invocava:
– Separazione delle carriere → PM e giudici con formazione, carriera e responsabilità distinte (Falcone lo chiedeva già nel 1991).
– CSM a sorteggio → fine della lottizzazione correntina (Falcone denunciava il CSM come «luogo di potere»).
– Alta Corte disciplinare → punizioni reali per chi usa la toga per fare politica o proteggere i propri (Falcone accusava le correnti di conservatorismo).
Falcone non era contro l’indipendenza: era contro la sua degenerazione in casta autoreferenziale. Nordio non è contro la magistratura: è contro un sistema che ha trasformato l’autonomia in immunità per le correnti.
### Italiani, il 22-23 marzo è il momento di Falcone
Le toghe rosse attaccano Nordio perché sanno che il Sì spezzerebbe il loro potere. Ma Falcone, se fosse vivo, starebbe dalla parte del Sì. Lui che denunciava le correnti come «schieramenti di potere», lui che pagò con la vita la sua battaglia per una giustizia efficiente e indipendente dal potere mafioso e da quello correntizio.
Non lasciate che vincano le toghe rosse che insultano il popolo (“Topo Gigio”, “ingenui”, “malafede”, “massoneria deviata”), che liberano clandestini e stupratori, che indagano poliziotti in tempo record. Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Votate Sì per onorare Falcone, per spezzare le correnti, per una giustizia al servizio del popolo e non di una casta.
Il Sì è avanti nei sondaggi (58-63% tra i probabili, +18-24 punti, affluenza 54-57%). Ma serve una vittoria schiacciante. Portate familiari, amici, vicini. Il popolo è sovrano, non “para-mafioso”. Il 22 marzo, Sì per un’Italia che Falcone avrebbe voluto: giusta, efficiente, libera dalle correnti. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi ha tradito il suo sacrificio. Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


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