Stupro di gruppo su bambina: senegalese verso il patteggiamento
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**SCANDALO GIUDIZIARIO A TREVISO: UN 19ENNE SENEGALESE VERSO IL PATTEGGIAMENTO DOPO AVER TENTATO DI STUPRARE UNA BAMBINA DI 13 ANNI**
L’Italia assiste attonita all’ennesimo episodio di una giustizia che sembra chinare il capo di fronte alla violenza importata. Un giovane senegalese di 19 anni, residente in provincia di Padova, potrebbe ottenere uno sconto di pena attraverso il patteggiamento per aver tentato, nel novembre 2024, di violentare una ragazzina italiana di soli 13 anni alla fermata di un autobus, in un comune dell’hinterland trevigiano. L’udienza preliminare, prevista per il 12 febbraio 2026, è stata rinviata al 10 marzo: tempo prezioso che rischia di trasformarsi in una vergognosa trattativa sulla pelle di una minore.
I fatti sono agghiaccianti e non lasciano spazio a dubbi. Il senegalese, coadiuvato da un complice minorenne anch’egli originario del Senegal, ha avvicinato con un pretesto le due ragazzine in attesa del bus vicino a un parco. Mentre il complice tratteneva l’amica, il 19enne ha gettato a terra la vittima, le ha divaricato le gambe con la forza e ha cercato di sfilarle i jeans. Solo il coraggio dell’amica, che è riuscita a liberarsi e a colpire con un calcio l’aggressore facendolo cadere, ha permesso alle due di fuggire e salvato la 13enne da un destino terribile. La denuncia è arrivata il giorno dopo presso i carabinieri di Castelfranco Veneto: un atto di coraggio che oggi rischia di essere tradito da una possibile pena ridotta.
L’accusa è pesantissima: tentata violenza sessuale di gruppo aggravata dal fatto che la vittima era minorenne. Eppure, secondo quanto emerso, l’indagato – difeso dall’avvocato Paola Miotti – starebbe orientandosi verso la richiesta di patteggiamento, una procedura che consente sconti di pena significativi in cambio di un accordo con il pubblico ministero. Un’ipotesi inaccettabile. Come si può pensare di trattare sulla sofferenza di una bambina italiana, segnata per sempre da un trauma che la accompagnerà tutta la vita? Come si può concedere clemenza a chi, arrivato da lontano, ha scelto di aggredire la nostra comunità nel modo più vile?
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Questo caso non è isolato: è l’ennesima conferma di una emergenza che non si può più ignorare. L’immigrazione incontrollata ha portato nelle nostre città predatori che considerano le nostre figlie, le nostre sorelle, facili prede. Giovani stranieri, spesso senza radici né prospettive, commettono reati gravissimi contro le donne e i minori italiani, e troppo spesso la giustizia sembra esitare, quasi timorosa di apparire severa. Il patteggiamento, in un caso del genere, sarebbe non solo un oltraggio alla vittima e alla sua famiglia – che si è costituita parte civile – ma un segnale devastante: che in Italia la violenza contro i nostri bambini può essere negoziata, scontata, quasi perdonata.
No. Non si può patteggiare sul terrore di una 13enne costretta a terra da uno straniero adulto. Non si può accettare che chi arriva nel nostro Paese e commette simili atrocità possa beneficiare di pene blande, senza espulsione immediata e definitiva. La vittima oggi ha 15 anni e porta dentro di sé una ferita che non guarirà mai. La giustizia ha il dovere di essere inflessibile: pena massima, niente sconti, rimpatrio immediato per chi delinque. Solo così si protegge davvero l’Italia e si manda un messaggio chiaro: chi tocca i nostri figli paga fino in fondo.
Basta ipocrisie. Basta buonismo che costa lacrime e sangue alle famiglie italiane. È ora di dire stop: chiudiamo le porte a chi porta solo violenza e pretendiamo una giustizia che difenda prima di tutto i nostri cittadini.


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