Caso Ramy, ‘da carabiniere omicidio stradale in adempimento dovere’

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By V febbraio 16, 2026 17:06

Caso Ramy, ‘da carabiniere omicidio stradale in adempimento dovere’

**Omicidio stradale per “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”: il carabiniere che inseguì lo scooter ora rischia la condanna – le toghe rosse colpiscono ancora chi fa il proprio lavoro**

È l’ennesima vergogna che fa ribollire il sangue e dimostra quanto la giustizia italiana sia ormai capovolta: il carabiniere alla guida dell’ultima vettura che inseguì lo scooter guidato da Fares Bouzidi (con in sella Ramy Elgaml, morto nello schianto dopo 8 km di fuga il 24 novembre 2024) non è più accusato solo di omicidio stradale, ma di **“eccesso colposo nell’adempimento del dovere”**. Lo emerge dalla nuova chiusura indagini notificata oggi (16 febbraio 2026) dai pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini, con l’aggiunto Paolo Ielo.

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In sostanza: il militare stava facendo il suo dovere – inseguire un fuggitivo che opponeva resistenza (Bouzidi è già stato condannato proprio per resistenza a pubblico ufficiale in quella stessa vicenda) – ma avrebbe tenuto «una distanza troppo ravvicinata in relazione alla velocità». Da qui la condotta colposa. Per lo stesso carabiniere anche le lesioni a Fares sono riqualificate come “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Il messaggio è devastante: chi indossa la divisa e rischia la vita per fermare chi scappa dalla legge finisce sotto processo per “eccesso”, mentre il fuggitivo – che ha causato la morte del suo stesso passeggero – viene trattato come vittima del sistema.

È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Il poliziotto di Rogoredo indagato in poche ore per aver sparato a un marocchino armato (a salve).
– I finanzieri di Crotone processati per “negligenza” dopo aver rischiato la vita per salvare clandestini (assolti dopo 6 anni).
– Il Viminale condannato a risarcire 700 euro a un algerino con 23 condanne (tra cui pestaggio di una donna) perché trasferito in Albania.

Ora tocca al carabiniere: inseguiva un fuggitivo pericoloso, ha mantenuto la distanza che riteneva necessaria per non perderlo, e alla fine è lui sotto accusa per “eccesso”. Bouzidi, che guidava contromano, a fari spenti, zigzagando nel traffico per sfuggire ai controlli, ha provocato la morte del suo complice – eppure è il carabiniere a dover rispondere di omicidio colposo. È un sistema malato, capovolto, che punisce chi applica la legge e coccola chi la viola.

Le toghe rosse non perdonano chi osa fare il proprio dovere. La riqualificazione in “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” è un escamotage giuridico per non archiviare il fascicolo, ma anche un messaggio chiaro: “Non osate inseguire troppo forte, non osate fermare chi scappa, rischiate di finire a processo”. È la stessa mentalità che ha portato a liberare clandestini dagli hotspot Albania, a salvare stupratori di minori per “coesione familiare”, a risarcire pluripregiudicati per “trauma” durante il trasferimento.

Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse che nominano i loro), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni reali per chi sabota il lavoro delle forze dell’ordine e premia i violenti).

Gli ultimi sondaggi (fino all’11 febbraio) danno il Sì tra il 58% e il 63% tra i votanti probabili, affluenza stimata 54-57%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante per far capire che gli italiani non accettano più questo scempio.

Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a vedere indagati i carabinieri che inseguono i fuggitivi mentre i delinquenti restano liberi. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori e clandestini pericolosi, e condanna l’Italia a risarcire i delinquenti.

Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge chi difende la legge, non chi la viola. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro le forze dell’ordine! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!

Caso Ramy, ‘da carabiniere omicidio stradale in adempimento dovere’ ultima modifica: 2026-02-16T17:06:56+00:00 da V
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