Giudice libera tutti i 18 indagati delle violenze pro Pal di Askatasuna
Related Articles
**Violenze pro-Pal: 5 antagonisti di Askatasuna ai domiciliari, ma la Procura aveva chiesto l’arresto per tutti e 18 – l’ennesima beffa delle toghe rosse: i violenti liberi, i cittadini indifesi**
È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia esiste una giustizia a due velocità: quella per i cittadini onesti e quella per i violenti organizzati di Askatasuna e dei collettivi pro-Palestina. La Procura di Torino aveva chiesto **arresti domiciliari per tutti i 18 indagati** accusati di resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata e danneggiamento durante le manifestazioni pro-Pal dello scorso autunno. Il gip Valentina Rattazzo ha detto no: solo **5 ai domiciliari**, 12 con obbligo di firma quotidiano e 1 con divieto di dimora a Torino. Gli altri? Liberi. Come sempre.
I fatti contestati sono gravissimi: blocchi stradali e ferroviari, irruzione nella sede de La Stampa il 28 novembre 2024, scontri violenti con le forze dell’ordine, danneggiamenti, resistenza. Manifestazioni promosse da collettivi studenteschi vicini ad Askatasuna e dal sodalizio “Progetto Palestina”. Il centro sociale sgomberato lo scorso 18 dicembre 2025 è il cuore pulsante di questi gruppi: volti noti, militanti storici, gente che da anni usa la piazza come campo di battaglia contro lo Stato.
Il gip Rattazzo scrive nell’ordinanza: «La gravità delle condotte poste in essere dagli indagati durante le manifestazioni di protesta rende concreto, serio e quantomai attuale il pericolo che simili azioni violente sfocino in eventi ancor più gravi, con esiti infausti». Parole sacrosante. Eppure decide di lasciare liberi 13 indagati su 18. Perché? Perché la Procura (pm Davide Pretti ed Eleonora Sciorella) aveva chiesto troppo? Perché i domiciliari sono “misura sproporzionata”? O perché – come sempre – c’è una certa indulgenza ideologica verso chi si presenta come “antagonista”, “antifascista”, “pro-Pal”?
È sempre la stessa storia: quando i violenti sono di destra o di centrodestra, scattano arresti immediati, processi esemplari, carcere senza sconti. Quando sono di sinistra, Askatasuna, centri sociali, collettivi studenteschi “antirazzisti”, allora si parla di “disobbedienza civile”, “proteste legittime”, “eccessi comprensibili”. E alla fine: quasi tutti liberi.
Ricordiamo i fatti di queste manifestazioni:
– Irruzione nella sede de La Stampa: vetrate sfondate, carta bruciata, giornalisti minacciati.
– Blocchi stradali e ferroviari: pendolari bloccati per ore, ambulanze ferme, disagi enormi per i cittadini.
– Scontri con le forze dell’ordine: manganellate, lacrimogeni, ma anche lanci di pietre, bottiglie, bombe carta.
– Danni e feriti tra i poliziotti e i carabinieri che tentavano di contenere la violenza.
Eppure, su 18 indagati, solo 5 ai domiciliari. Gli altri? Obbligo di firma quotidiano (che per molti è una passeggiata) e un divieto di dimora. Praticamente una pacca sulla spalla. È un messaggio chiaro ai violenti organizzati: “Potete continuare, tanto al massimo vi mettono la firma”. È un insulto alle forze dell’ordine che rischiano la vita ogni giorno, è un insulto ai cittadini che subiscono blocchi e disordini, è un insulto allo Stato che viene aggredito e poi difeso da chi dovrebbe tutelarlo.
Le toghe rosse non si limitano a liberare clandestini pericolosi (700 euro a chi picchia donne, 18.000 euro a chi viene respinto), a risarcire Ong che speronano la Guardia di Finanza (76.000 euro alla Sea Watch di Rackete), a indagare poliziotti e carabinieri che sparano per legittima difesa (Rogoredo, San Siro): ora lasciano liberi anche i violenti di piazza che attaccano la stampa, bloccano i trasporti e aggrediscono le forze dell’ordine.
VERIFICA NOTIZIA
È un sistema eversivo. È una guerra dichiarata contro l’ordine democratico. È la prova che le correnti di sinistra (Magistratura Democratica in testa) usano la toga come arma politica per sabotare il governo, proteggere i propri militanti e indebolire chi difende la legge.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse che nominano i loro), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni reali per chi scarcerà violenti e lascia liberi gli aggressori).
Gli ultimi sondaggi (fino all’11 febbraio) danno il Sì tra il 58% e il 63% tra i votanti probabili, affluenza stimata 54-57%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante per far capire che gli italiani non accettano più questo scempio.
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a vedere liberi i violenti di Askatasuna mentre i carabinieri che li fermano finiscono indagati. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori, clandestini pericolosi e antagonisti violenti, e condanna l’Italia a subire l’aggressione quotidiana.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini e i suoi tutori dell’ordine, non chi li aggredisce. La pacchia è finita – per le toghe rosse eversive e per chi le usa come arma contro la nazione! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment