Medici rossi, 44 certificati falsi su 64 visite per salvare clandestini criminali dai rimpatri
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**Scandalo Ravenna: medici complici dell’invasione, 44 certificati falsi su 64 visite per salvare clandestini criminali dai rimpatri – Un sistema che grida vendetta e mette a rischio l’Italia intera**
Ravenna, 20 febbraio 2026 – Lo scandalo dei medici traditori di Ravenna si allarga come una macchia d’olio, rivelando un sistema organizzato e ideologico che ha permesso a decine di clandestini pericolosi – quasi tutti fermati per crimini gravi, inclusi molestatori seriali di donne – di evitare i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e continuare a seminare terrore nelle nostre città. Da settembre 2024 a gennaio 2026, nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, sono state effettuate 64 visite mediche su irregolari in attesa di espulsione. Incredibile ma vero: in 44 casi (quasi il 69%) è arrivato il “no” all’idoneità, con certificati medici incompleti o inventati che dichiaravano questi soggetti incompatibili con la vita nei CPR. Tra questi, ci sono anche dieci irregolari che si erano addirittura rifiutati di sottoporsi alla visita necessaria per l’espulsione, ma che comunque hanno beneficiato di questa rete protettiva.
È un terremoto nell’ospedale, come titola giustamente “Il Resto del Carlino” nel suo articolo di oggi: “Certificati anti-rimpatrio Su 64 visite per i Cpr in 44 casi è arrivato il no all’idoneità”. Dentro ci sono anche dieci irregolari che si erano rifiutati. A breve scatterà l’esame del materiale informatico sequestrato. L’inchiesta, partita da sospetti e ora in piena fase di analisi, sta passando al vaglio decine di conversazioni tra i medici indagati – almeno sei, ma il numero potrebbe salire – per comprendere le dinamiche di questi presunti illeciti. Perquisizioni estese al reparto, ai veicoli e alle abitazioni private: computer, cellulari, mail, chat, sms – tutto per smascherare se questi certificati fossero dolosamente falsi, attribuendo patologie infettive contagiose inesistenti, disturbi psichiatrici improvvisati o malattie acute o croniche degenerative che non esistevano.
Questi clandestini non sono poveri disgraziati in fuga da guerre: quasi tutti erano stati fermati dopo aver commesso crimini, anche molestatori seriali di donne. Eppure, grazie a questi camici bianchi complici, il 53% di loro (34 casi) è stato certificato come non idoneo all’accompagnamento nei CPR. Non rientrano in questa conta i richiedenti asilo, come quelli arrivati domenica scorsa con la nave ong “Solidarie”, o gli ex tracomunitari esclusi per decreto ministeriale (come la Lamorgese del maggio 2022) per condizioni particolari. Ma qui parliamo di irregolari criminali, liberati per una presunta “non idoneità” che puzza di arbitrarietà e apriorismo ideologico.
La Procura di Ravenna, con i pm Daniele Barberini e Angela Scorza, ha sequestrato un’enorme mole di materiale informatico, e a breve scatterà l’esame dettagliato. Tra il settembre 2024 e il gennaio 2026, dei 64 irregolari passati al vaglio della necessaria visita medica al reparto delle Malattie Infettive, 44 (quasi il 69%) erano stati ritenuti non idonei a essere accompagnati in un CPR, centro di permanenza per il rimpatrio. Nello specifico, per 34 (53%) era stata certificata la non idoneità all’accompagnamento ai CPR. E non dimentichiamo i dieci che si erano rifiutati: anche loro, in qualche modo, hanno evitato il destino che meritavano.
Questo aggiornamento all’inchiesta sui “certificati anti-rimpatrio” conferma i nostri peggiori timori: non si tratta di errori isolati, ma di un sistema doloso che ha vanificato espulsioni convalidate dai giudici, mettendo in pericolo la pubblica sicurezza. Molti di questi “graziati” hanno commesso immediatamente altri reati, continuando a delinquere con illeciti gravi contro la persona. Per una questione ideologica, Ravenna – e chissà quante altre città – è stata esposta a rischi inaccettabili: soggetti con gravi precedenti giravano a piede libero solo perché per qualche medico i centri di rimpatrio non sono compatibili con la propria filosofia personale.
Il flash mob di protesta indetto per lunedì scorso davanti all’ospedale – organizzato da “sanitari, studenti delle professioni sanitarie e cittadini” – è la ciliegina sulla torta dell’ipocrisia: invece di vergognarsi, protestano contro la magistratura che osa indagare. Nella foto del Carlino, si vede un momento del flash mob di lunedì scorso, davanti all’ospedale, in solidarietà ai medici indagati. Sotto una vista repertorio: non gangsters, ma accompagnamenti ai CPR, non rientrano naturalmente i richiedenti asilo, come quelli arrivati domenica scorsa con la nave ong “Solidarie”. O quegli ex tracomunitari – come stabilisce lo specifico decreto ministeriale Lamorgese del maggio 2022 – che soffrono di particolari condizioni: vedi malattie contagio se, o per le quali siano necessari di non idoneità, vi potessero essere posizione arbitraria e aprioristiche. E, dato che la perquisizione eseguita il 12 febbraio scorso dalla squadra Mobile era stata preceduta da una informativa depositata dieci giorni prima, è chiaro che la procura dispone già di diversi elementi. L’analisi del materiale sequestrato – sostanzialmente telefo-
Proprio come denunciato nel post di Francesca Totolo, che riassume perfettamente l’orrore di questa vicenda:
Inchiesta “certificati anti-rimpatrio”
Dal settembre 2024 e il gennaio 2026, presso il reparto malattie infettive dell’ospedale di Ravenna
Su 64 visite mediche a clandestini in attesa di espulsione, quasi tutti fermati dopo aver commesso un crimine (anche molestatori seriali di… pic.twitter.com/7QbZGxOL6c
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 20, 2026
Matteo Salvini aveva ragione fin dal principio: “Gravissimo. Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto”. E Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, ha ribadito che questi referti sanitari non possono contrastare decisioni giudiziarie. Alberto Ferrero di FdI parla di lesione ai principi di legalità, mentre Jacopo Morrone della Lega vede la punta dell’iceberg di un sistema criminale diffuso.
Ma andiamo oltre: questo non è solo un problema locale. È il sintomo di un’Italia sotto assedio, dove operatori sanitari ideologizzati – forse influenzati da anni di propaganda pro-immigrazione – scelgono di eludere la legge per opporsi alle politiche del governo. Quanti altri ospedali nascondono reti simili? Quanti clandestini, liberati da certificati falsi, stanno ora molestando donne, spacciando droga o devastando proprietà nelle nostre periferie? La percentuale è allarmante: 69% non idonei su 64 visite. E tra i 44, 34 certificati esplicitamente contro l’accompagnamento ai CPR. Dieci si sono rifiutati della visita, ma il sistema li ha protetti lo stesso.
La perquisizione del 12 febbraio, preceduta da un’informativa depositata dieci giorni prima, mostra che la Procura aveva già elementi concreti. Ora, con l’analisi del materiale sequestrato – sostanzialmente telefonini e computer – emergeranno le posizioni arbitrarie e aprioristiche di questi medici. È chiaro: non si tratta di cure, ma di sabotaggio. E il flash mob? Un insulto alle vittime: “Stiamo con i sanitari, non gangsters”, dice il cartello nella foto. Ma chi sono i veri gangster? Quelli che rilasciano molestatori seriali per ideologia?
È ora di una risposta drastica. Radiateli tutti. Indagate a livello nazionale. Chiudete i rubinetti alle ideologie che favoriscono l’invasione. Perché ogni clandestino salvato da questi certificati è un pericolo in più per le nostre figlie, le nostre strade, la nostra nazione. L’Italia non può più permettersi questo tradimento interno. Espulsioni immediate, confini blindati, e pene esemplari per chi li aiuta. Altrimenti, il terremoto di Ravenna si estenderà a tutta la Penisola, e allora sarà troppo tardi per fermare il disastro.


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