L’800° Anniversario della Morte di San Francesco: Il Santo che ha Sfidato l’Islam

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By V febbraio 21, 2026 22:22

L’800° Anniversario della Morte di San Francesco: Il Santo che ha Sfidato l’Islam

**L’800° Anniversario della Morte di San Francesco: Il Santo che Sfida l’Islam – Un Monito Ignorato nell’Epoca dell’Islamizzazione dell’Europa**

Nel 2026, mentre l’Europa viene travolta da un’ondata senza precedenti di islamizzazione – moschee finanziate da petrodollari che sorgono a ogni angolo, quartieri trasformati in enclave islamiche, richieste di sharia nei tribunali, scuole che rimuovono i crocifissi per non “offendere” e attentati jihadisti che diventano routine – la Chiesa cattolica celebra con enfasi l’800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026). Papa Leo XIV ha proclamato un Anno Giubilare dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027. L’apertura ufficiale ad Assisi, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, è stata trasmessa in diretta mondiale; il culmine sarà l’esposizione pubblica dei resti mortali del Santo, dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, per la prima volta in otto secoli, nella Basilica inferiore.

Pellegrinaggi, summit, messe e pubblicazioni ufficiali insistono su un solo refrain: pace, fraternità, “dialogo interreligioso”. San Francesco viene presentato come icona di armonia tra fedi, ponte tra cristiani e musulmani, precursore del relativismo religioso del terzo millennio.

Questa narrazione non è solo storicamente falsa: è un tradimento deliberato del santo e un pericoloso strumento di resa di fronte all’islamizzazione in atto. San Francesco non fu un precursore del dialogo paritario, ma un missionario ardente che andò a sfidare l’Islam sul suo terreno, proponendo l’ordalia del fuoco per dimostrare la superiorità assoluta della fede cristiana e ordinando ai suoi frati di predicare la conversione dei “saraceni”.

**Il vero Francesco del 1219: non un dialogante, ma un crociato disarmato che sfida il sultano**

Durante la Quinta Crociata, nel 1219, Francesco attraversò le linee nemiche e si presentò al sultano Malik al-Kāmil in Egitto. Le fonti primarie – prima fra tutte la *Legenda Maior* di San Bonaventura, scritta da chi conosceva personalmente i compagni del Santo – sono chiarissime: Francesco non andò a “conoscere l’altro” né a “arricchirsi culturalmente”. Andò per annunciare Cristo come unica via di salvezza e propose apertamente l’ordalia del fuoco: lui e i musulmani sarebbero entrati nelle fiamme, e la fede vera avrebbe vinto. I consiglieri del sultano rifiutarono terrorizzati. Il sultano, impressionato dal coraggio, lo lasciò andare senza fargli del male, ma non si convertì.

Non fu un incontro di “rispetto reciproco”: fu una sfida missionaria frontale, un atto di testimonianza eroica contro l’Islam. Nella *Regola non bollata* del 1221, redatta subito dopo quel viaggio, Francesco scrive nero su bianco l’ordine per i frati che vanno “tra i saraceni”: annunciare la Parola affinché “credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, Redentore e Salvatore”, si battezzino e diventino cristiani. Nessuna traccia di riconoscimento della validità dell’Islam, nessuna “fraternità universale” intesa come equiparazione delle fedi. Solo conversione. Punto.

**Le celebrazioni del 2026: un’operazione di maquillage per nascondere la verità e favorire l’islamizzazione**

Oggi, mentre l’Italia e l’Europa perdono pezzi di territorio e di identità cristiana sotto la pressione demografica e culturale islamica, le celebrazioni ufficiali trasformano questo santo in un testimonial del “dialogo” relativista. Il motto “San Francesco Vive” viene usato per attirare 18.000 pellegrini al giorno a venerare un Francesco edulcorato, pacifista, ecologista e interreligioso, perfetto per non disturbare i nuovi padroni delle nostre città.

Summit francescani globali, documenti vaticani, omelie e libri ufficiali ripetono la solita menzogna: Francesco sarebbe il modello del “rispetto delle differenze”. Ignorano volutamente l’ordalia, ignorano la Regola del 1221, ignorano il contesto della Crociata. È la stessa operazione ideologica che da decenni ci viene propinata su scala continentale: presentare il cristianesimo come religione della resa e dell’accoglienza incondizionata, mentre l’Islam avanza con la demografia, il denaro e la violenza.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre si celebra il “dialogo francescano”, le chiese si svuotano, le cattedrali diventano musei, i quartieri storici diventano medine, e i vescovi invitano a “non avere paura” di fronte a ciò che San Francesco avrebbe affrontato a viso aperto.

**Perché questa distorsione è mortale per la cristianità europea**

Celebrare Francesco nel 2026 come icona del dialogo paritario non è un’innocente “attualizzazione”: è un atto di suicidio spirituale e culturale. Significa dire agli europei che il santo più amato della storia avrebbe accettato l’islamizzazione delle sue terre, le minareti al posto dei campanili, la poligamia al posto del matrimonio cristiano, la sottomissione al posto della libertà.

Francesco voleva convertire i musulmani. Li sfidò con il fuoco. Fu disposto al martirio. Questa è la verità storica. Tutto il resto è propaganda utile all’avanzata islamica: un Francesco “fratello di tutti” è il santo perfetto per chi vuole che i cristiani si inginocchino di fronte al nuovo padrone senza opporre resistenza.

**Conclusione: riscopriamo il vero San Francesco per fermare l’islamizzazione**

L’800° anniversario può ancora essere un’occasione di riscatto. Non per celebrare un falso idolo del dialogo, ma per tornare al Francesco autentico: il piccolo povero di Assisi che non temette di sfidare il sultano, che ordinò ai suoi di predicare la conversione, che scelse la verità di Cristo contro ogni compromesso.

In un’Europa che sta diventando eurabia sotto i nostri occhi, abbiamo bisogno esattamente di questo San Francesco: non il pacifista da salotto, ma il missionario coraggioso, il testimone intransigente, il santo che sapeva che di fronte all’Islam non c’è dialogo paritario, ma solo annuncio coraggioso della verità.

Solo riscoprendo questo Francesco potremo opporre alla marea islamizzante la sola arma che ha sempre vinto: la fede intrepida in Cristo, unico Salvatore. Tutto il resto è resa. E la resa, nella storia, ha un solo nome: dhimmitudine.

L’800° Anniversario della Morte di San Francesco: Il Santo che ha Sfidato l’Islam ultima modifica: 2026-02-21T22:22:01+00:00 da V
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