L’IMAM premiato dal PD nell’inchiesta su Hamas. Intercettazioni e incontri con l’islamista arrestato

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By V febbraio 22, 2026 14:24

L’IMAM premiato dal PD nell’inchiesta su Hamas. Intercettazioni e incontri con l’islamista arrestato

L’Islam moderato non esiste: è solo una facciata per accreditarsi e infiltrarsi nelle istituzioni. L’ISLAM è incostituzionale e deve essere messo fuorilegge. Le moschee abusive chiuse. I suoi preti rispediti al mittente. L’immigrazione regolare dai paesi islamici azzerata.

**L’Imam “del dialogo” di Firenze e i suoi legami con Hamas: la doppia faccia dell’islamizzazione in Italia**

In un’Italia che si illude ancora di poter gestire l’islam come una religione “uguale alle altre”, capace di integrarsi con un semplice invito al dialogo, emerge con forza un caso emblematico di come l’islamizzazione proceda per vie sotterranee, sotto la maschera della moderazione e dell’interreligiosità. Protagonista è **Izzedin Elzir**, imam di Firenze, ex presidente dell’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), figura che da decenni si presenta come il volto “buono” dell’islam italiano: sorrisi, strette di mano con vescovi e rabbini, appelli alla pace, preghiere comuni. Ma le carte dell’inchiesta della Procura di Genova sull’operazione “Domino” – che nel dicembre 2025 ha smantellato una rete di finanziamento ad Hamas per oltre 8 milioni di euro – rivelano un altro volto. Un volto nascosto, fatto di intercettazioni, auto con canti nasheed per le Brigate Al-Qassam e preoccupazioni per la sorte di ministri di Hamas.

Il testo dell’inchiesta parla chiaro. Il 26 novembre 2023, Elzir è a bordo della Golf di **Mohammad Hannoun**, ritenuto dall’accusa il vertice della cupola di Hamas in Italia, fondatore dell’Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese (Abspp). Sottofondo: canti islamici che inneggiano ad Hamas e alle sue ali militari. I due discutono di **Osama Alisawi** (noto come Abu Obaida), ex ministro dei trasporti di Hamas e oggi alto esponente del gruppo terroristico. Elzir confessa di aver temuto che fosse morto: «Ho notato anche io che ha smesso su Facebook, lui tutti i giorni scriveva». Decidono di chiamare la moglie, risponde il figlio: «Sta bene, non ha nulla di che». Hannoun insiste: «Perché lo chiamo ma non risponde?». Risposta: problemi di linea. Ma non è solo preoccupazione umanitaria. Alisawi è il principale collettore dei fondi che dall’Italia finiscono ad Hamas attraverso Abspp. E Hannoun, con Elzir al fianco, elogia anche altri “eroi”: il portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam (morto nell’agosto 2025), Raed Dawoud (in carcere per il comparto estero di Hamas) e Sulaiman Hijazi, storico vice di Hannoun, anche lui finito nel mirino.

Questi sono i legami conclamati: foto, intercettazioni, frequentazioni dirette con gli arrestati dell’operazione Domino. Hannoun e almeno uno dei suoi uomini (Raed Al Salahat, referente per Firenze e Toscana di Abspp) sedevano nel consiglio direttivo della moschea di Firenze proprio con Elzir. Non è un caso isolato. È il meccanismo classico dell’islamizzazione stealth: da un lato la facciata istituzionale, dall’altro il sostegno concreto alla causa jihadista, spacciato per “solidarietà palestinese”.

**Chi è davvero Izzedin Elzir?** Palestinese di Hebron, in Italia dal 1991, cittadino italiano, ha fondato la comunità islamica di Firenze quando non esisteva ancora una moschea. Ex presidente UCOII dal 2010 al 2018 (oggi ancora consigliere), l’organizzazione da sempre indicata come il “fiore all’occhiello” della Fratellanza Musulmana in Italia. UCOII, legata alla rete europea dei Fratelli Musulmani, ha sempre spinto per un islam “politico”, per moschee sempre più grandi, per intese con lo Stato che riconoscano diritti speciali. Elzir si è sempre presentato come moderato: sermoni in italiano (oltre che in arabo), appelli contro il terrorismo (“Not in my name”), incontri interreligiosi. Ma quando scatta l’operazione Domino, la maschera cade: «Conosco tutte le persone coinvolte… questa vicenda è una bolla di sapone». E in passato: «La grande maggioranza dei palestinesi, me compreso, considera i guerrieri di Hamas non terroristi ma combattenti per la libertà».

**I rapporti con i politici: da Giani all’influenza istituzionale**
La prova più recente di questa doppia credibilità arriva proprio in questi giorni. Il 19-20 febbraio 2026, il presidente della Regione Toscana **Eugenio Giani** ha consegnato personalmente all’imam Elzir la proposta di legge approvata dal Consiglio regionale per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Foto ufficiale, post sui social di Giani: «Ho voluto consegnare ufficialmente la nostra delibera ai fedeli musulmani attraverso l’Imam Elzir, personalità di rilievo nazionale». Un atto politico-morale che sfida il Governo nazionale, ma che soprattutto legittima Elzir come interlocutore privilegiato. Critiche feroci dalla comunità ebraica (vedi l’articolo su Moked: «Firenze val bene una ṣalāt?»): perché consegnare un atto di politica estera a un imam, e non a un attivista laico? Perché proprio a lui, ora che le carte di Genova sono pubbliche?

Non è la prima volta. Elzir siede accanto a indagati per 270-bis (associazione con finalità di terrorismo) in eventi alla Camera. Partecipa a manifestazioni pro-Palestina dove le bandiere di Hamas non sono mai bandite del tutto. E i politici – soprattutto di centrosinistra – continuano a invitarlo, ignari o complici, perché la narrazione del “dialogo” è più comoda della verità scomoda.

**I legami con vescovi e Chiesa: il cavallo di Troia del dialogo**
Ancora più inquietante è l’accreditamento presso la Chiesa cattolica. Elzir è ospite fisso di incontri interreligiosi: con l’arcivescovo di Firenze **Gherardo Gambelli**, con il vescovo di Prato **Giovanni Nerbini**, con monsignor **Andrea Bellandi**, con rabbini come **Gadi Piperno** e **Joseph Levi**. Eventi su “pace e disarmo”, “fratellanza”, “dov’è tuo fratello?”. Funerale solenne a Santa Maria del Fiore per Franco Zeffirelli con imam, vescovo e rabbino. Preghiere speciali per Gaza durante il Ramadan. Appelli congiunti dopo attentati: «Condividiamo gioie e dolori». Nel 2025 ha persino tenuto discorsi in chiese e centri cattolici su “religioni in cammino per la pace”.

Tutto bellissimo sulla carta. Ma quando lo stesso imam, poche ore dopo, sale in auto con il capo di Hamas in Italia ascoltando inni alle Brigate Al-Qassam, il “dialogo” diventa strumento di islamizzazione. La Chiesa, in nome della fraternità francescana post-Abdulabbia, apre le porte a chi, sotto sotto, considera Hamas “combattenti per la libertà”. È lo stesso meccanismo visto in tutta Europa: imams “moderati” che ottengono finanziamenti, riconoscimenti, spazi pubblici, mentre le moschee finanziano reti jihadiste e le comunità crescono in enclave parallele.

**Il quadro più ampio: islamizzazione graduale in Toscana e Italia**
Firenze non è un caso isolato. È il laboratorio perfetto: culla del Rinascimento, città d’arte, simbolo di accoglienza. Qui l’islam avanza con moschee, centri culturali, eventi “solidali” che in realtà sono raccolte fondi per Hamas (come dimostrato da Domino: il 71% dei milioni raccolti finiva direttamente al gruppo terroristico). Elzir organizza cene interreligiose, chiede piazze piene di bandiere palestinesi, spinge per il riconoscimento unilaterale della Palestina. E intanto la galassia UCOII-Hamas si rafforza.

Questo è il vero pericolo dell’islamizzazione: non solo l’immigrazione incontrollata o i minareti, ma l’infiltrazione istituzionale. Politici che per voti o ideologia consegnano atti ufficiali a imam legati a terroristi. Vescovi che, in nome del dialogo, legittimano chi non riconosce nemmeno l’esistenza di Israele. E una narrazione mediatica che grida al “razzismo” appena si osi collegare i puntini.

Elzir oggi farà più fatica a recitare la parte del moderato. Ma il meccanismo non si ferma: altri imam, altre associazioni, altre “cene solidali”. Hamas non conosce compromesso, mediazione, bene comune. Vuole una sola bandiera, un solo dominio. E in Italia, grazie a figure come Elzir, sta ottenendo esattamente questo: legittimità istituzionale mentre finanzia la jihad.

L’Italia deve svegliarsi. Prima che il “dialogo” diventi sottomissione. Prima che la Toscana, l’Italia intera, non sia più riconoscibile. Perché l’islamizzazione non è un’invenzione: è nelle intercettazioni, nei fondi sequestrati, nelle foto con i politici. Ed è già qui.

L’IMAM premiato dal PD nell’inchiesta su Hamas. Intercettazioni e incontri con l’islamista arrestato ultima modifica: 2026-02-22T14:24:26+00:00 da V
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