L’immigrazione islamica regolare sta chiudendo le scuole per il Ramadan

V
By V febbraio 23, 2026 23:48

L’immigrazione islamica regolare sta chiudendo le scuole per il Ramadan

**L’Islamizzazione dell’Italia: quando le scuole si fermano per il Ramadan, le campane tacciono e il muezzin prende il loro posto – Urge l’azzeramento immediato dell’immigrazione regolare dai Paesi islamici**

In un Paese che per duemila anni ha chiamato Roma “caput mundi” e ha forgiato la civiltà occidentale sulle fondamenta del diritto romano, del cristianesimo e dell’umanesimo rinascimentale, oggi si discute se chiudere le scuole pubbliche per il Ramadan. Non è un aneddoto folkloristico. È il segnale inequivocabile di una sostituzione culturale in atto, lenta ma inarrestabile se non la si ferma con decisione chirurgica. Le notizie degli ultimi giorni – tutte convergenti, tutte allarmanti – non lasciano spazio a interpretazioni edulcorate: il Partito islamico MuRo27 (Musulmani per Roma 2027), guidato dall’ex piddino convertito Francesco Tieri, pretende la chiusura delle scuole della Capitale per la festa di fine Ramadan; chiede di fatto di imporre il calendario islamico sull’intero sistema scolastico nazionale; gli studenti di origine islamica sono triplicati in vent’anni e ora dettano legge; il PD e il M5S siedono sorridenti accanto all’imam di Centocelle (quello che ospita predicatori indagati per legami con Hamas); e a Forlì, nel quartiere San Filippo, al posto delle campane risuona alto il canto del muezzin da una finestra privata.

Chi ancora parla di “integrazione” o di “multiculturalismo arricchente” o è in malafede o è culturalmente analfabeta. L’Islam politico non integra: sostituisce. Non si adatta alla laicità: la soppianta. Lo dimostra la cronaca di questi giorni con la forza di un teorema matematico.

Partiamo dai fatti nudi e crudi, perché la verità non ha bisogno di aggettivi.

A Roma, il partito MuRo27 – forte di circa 40.000 musulmani con cittadinanza italiana – ha lanciato l’offensiva: «Anche a Roma ci sono scuole con numeri che renderebbero sensato un intervento di questo tipo. Che cosa aspettiamo?». L’intervento è la chiusura delle aule per l’Eid al-Fitr, la grande festa che conclude il mese di digiuno. A Pioltello, in provincia di Milano, la misura è già realtà da tre anni consecutivi: il 40% degli alunni è assente, le lezioni si fermano, il calendario gregoriano si inchina al calendario lunare islamico. A Genova un dirigente scolastico ha addirittura disposto interrogazioni solo nelle prime ore del mattino per non “stressare” i digiunanti. Il messaggio è chiarissimo: non sono gli alunni italiani a dover essere tutelati nella loro maggioranza; sono i musulmani a dover imporre i loro ritmi a tutti gli altri.

E non si ferma qui. Lo stesso partito islamico preme per estendere la chiusura all’intero mese di Ramadan, trasformando di fatto le scuole italiane in succursali della umma. Mense halal obbligatorie, classi separate per sesso, velo per le insegnanti, storia riscritta (Lepanto e le Crociate ridotte a “incidenti di percorso”), presepi banditi “per non offendere”. Il tutto mentre il crocifisso viene rimosso dalle aule “per rispetto”. La saldatura tra sinistra arcobaleno e islam politico è ormai palese: il 14 febbraio, giorno di San Valentino, presso la Comunità Islamica di Roma, Paolo Ciani del PD (inviato direttamente da Elly Schlein) e Stefania Ascari del M5S sedevano compiaciuti accanto all’imam Ben Mohamed Mohamed. L’argomento in discussione? Il sostegno ai luoghi di culto islamici e, implicitamente, agli adattamenti scolastici richiesti dal MuRo27. La sinistra che per decenni ha sbandierato la laicità come bandiera oggi la getta ai piedi del minareto.

I numeri, del resto, rendono l’operazione inevitabile se non si interviene. In vent’anni gli studenti stranieri nelle scuole italiane sono aumentati del 281%, passando da poche decine di migliaia a 931.323 unità, pari all’11,6% del totale nazionale. Due terzi di loro sono nati in Italia grazie alle catene di ricongiungimento familiare infinite. A Roma sono oltre 67.000; in interi quartieri e istituti si sfiora il 40-50%. Due terzi di questi alunni provengono da Paesi a maggioranza islamica: Marocco, Tunisia, Pakistan, Bangladesh, Senegal. La natalità italiana crolla (–12,5% negli ultimi undici anni), le aule si svuotano di bambini “figli della lupa” e si riempiono di futuri cittadini che pretendono già oggi di cambiare il calendario scolastico. È sostituzione etnica e culturale certificata dall’Istat, non un’opinione da bar.

A Forlì, nel rione San Filippo di Civitella, la sostituzione simbolica è già sonora. Niente campane, niente Angelus, niente silenzio serale: dalle 18:30 alle 19:00 e dalle 21:00 alle 22:00, il canto del muezzin esce a tutto volume da una finestra privata. Nessuna moschea autorizzata, solo un’abitazione trasformata in minareto abusivo. Il sindaco di Civitella e l’assessore alla Sicurezza di Forlì (Luca Bartolini, Fratelli d’Italia) parlano di «episodio inquietante e inaccettabile», di inquinamento acustico, di violazione della quiete pubblica. Ma il problema non è il decibel: è il significato. Dieci anni fa sarebbe stato impensabile. Oggi è normale. Domani sarà obbligatorio. Il quartiere “a prevalente presenza islamica” – come lo definisce lo stesso articolo – ha già cambiato odori, rumori, orari, pretese. È il laboratorio perfetto di ciò che accadrà in decine di altre città se l’immigrazione regolare dai Paesi islamici non verrà azzerata.

Perché è proprio questo il punto che nessun politicamente corretto può più eludere: l’Islam, nella sua versione politica e maggioritaria, non è una religione come le altre. Non ha firmato l’intesa con lo Stato italiano prevista dall’articolo 8 della Costituzione. Non può firmarla, perché il Corano non accetta la parità uomo-donna, non accetta la laicità, non accetta che la legge dello Stato sia superiore alla Sharia. Lo ha scritto chiaro e tondo lo stesso MuRo27: «I musulmani possono contribuire al bene comune a partire dai valori della propria religione». Traduzione: la religione detta l’agenda pubblica. La umma viene prima della nazione italiana.

È la stessa dinamica che abbiamo visto in tutta Europa: prima le moschee, poi le piscine separate, poi le mense halal, poi le classi divise, poi il velo, poi il calendario. La Francia ha già i suoi “territori perduti della Repubblica”, il Belgio le sue zone di applicazione della Sharia di fatto, la Svezia le sue “vulnerable areas”. L’Italia, che ha resistito più a lungo grazie alla sua identità cattolica profonda e alla bassa natalità islamica degli anni Novanta, sta ora recuperando il tempo perduto con gli interessi. Ma non è troppo tardi.

VERIFICA NOTIZIA


L’unica misura razionale, proporzionata e non discriminatoria (perché applicata a tutti i Paesi islamici senza distinzione di “buoni” o “cattivi”) è l’azzeramento immediato e totale dell’immigrazione regolare da quei Paesi. Stop ai ricongiungimenti familiari. Stop ai permessi di soggiorno per motivi di lavoro o studio da Marocco, Tunisia, Pakistan, Bangladesh, Senegal, Egitto, Albania (dove l’islamizzazione è in corso), Turchia, eccetera. Stop alle cittadinanze facili. Revoca della cittadinanza per chi predica la Sharia o partecipa a eventi che negano la supremazia della Costituzione italiana. Chiusura delle moschee abusive e divieto assoluto di nuove costruzioni finché non verrà firmata un’intesa che preveda esplicito riconoscimento della laicità e rinuncia alla Sharia.

Chi ha già la cittadinanza e rispetta integralmente le leggi italiane potrà restare, purché accetti un patto di ferro: niente doppie fedeltà, niente feste religiose che fermano la scuola pubblica, niente muezzin che coprono le campane. Chi non accetta, espulsione. Non è razzismo: è legittima difesa della propria civiltà. Come scrisse Oriana Fallaci già nel 2002, «l’Europa sta diventando un califfato». Oggi, nel 2026, il califfato ha già le chiavi di alcune aule scolastiche romane e il microfono del muezzin a Forlì.

L’Italia ha il dovere storico di resistere. Non per odio, ma per amore: amore per i nostri figli che hanno diritto a studiare in scuole italiane, cristiane nella radice e laiche nella forma; amore per Roma che non può diventare la Mecca; amore per il suono delle campane che da duemila anni scandiscono il tempo della nostra civiltà. Il tempo delle mezze misure è finito. Il tempo delle “accoglienze” indiscriminate è finito. È il momento della barricata culturale e legislativa.

Azzeramento dell’immigrazione regolare dai Paesi islamici. Subito. Senza se e senza ma. Perché altrimenti tra dieci anni non discuteremo più se chiudere le scuole per il Ramadan: discuteremo se riaprirle mai più per il Natale. E l’Italia, quella vera, non esisterà più.

L’immigrazione islamica regolare sta chiudendo le scuole per il Ramadan ultima modifica: 2026-02-23T23:48:10+00:00 da V
V
By V febbraio 23, 2026 23:48
Write a comment

No Comments

No Comments Yet!

Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.

Write a comment
View comments

Write a comment

Your e-mail address will not be published.
Required fields are marked*

Immagini a presentazione articoli sono illustrative a meno di specifico termine 'FOTO'

Categorie