INGIUSTIZIA È FATTA: assessore condannato a 12 anni per avere ucciso aggressore marocchino
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**INGIUSTIZIA È FATTA**
Pavia, 24 febbraio 2026. La sentenza è caduta come una mannaia sulla testa di chi ancora credeva che in Italia esistesse una giustizia per gli italiani. Massimo Adriatici, ex assessore alla Sicurezza di Voghera per la Lega, ex poliziotto, avvocato e padre di famiglia, è stato condannato a **12 anni di carcere** per omicidio volontario. Dodici anni. Più di quanto persino la procura avesse chiesto (11 anni e 4 mesi). E non è finita: dovrà versare 90 mila euro ai genitori del marocchino e altri 50 mila a fratelli e sorelle. Totale danni civili vicini ai 380 mila euro. Una condanna esemplare, sì, ma esemplare contro chi ha osato difendersi.
Ricordate? Lo avevamo scritto qui su queste pagine già a novembre 2025: volevano dare 11 anni di galera all’**assessore eroe** che aveva fermato con un colpo di pistola l’immigrato che lo stava massacrando in piazza Meardi. Lo avevamo ripetuto a gennaio, quando era emerso che i parenti dello spacciatore ucciso indossavano gli stessi panni dell’avvocata Debora Piazza, la stessa professionista che difende i familiari di Ramy e di ogni extracomunitario che finisce nei guai con le forze dell’ordine. Oggi l’aggiornamento è drammatico: la macchina si è compiuta. L’ingiustizia è fatta.
Torniamo ai fatti, perché non si può cancellare la verità con una sentenza. Sera del 20 luglio 2021, Voghera, piazza Meardi. Younes El Boussettaoui, marocchino di 39 anni, pluripregiudicato, senza fissa dimora, ubriaco e violento, stava importunando i clienti del bar Cervinia. Il titolare, esasperato, chiama l’unico che in quella città aveva ancora il coraggio di farsi vedere: l’assessore alla Sicurezza, l’uomo che i cittadini avevano eletto proprio per riportare ordine dove l’illegalità immigrata aveva preso il sopravvento. Adriatici arriva, cerca di calmare la situazione da persona perbene. E cosa riceve in cambio? Una manata in pieno volto che lo fa stramazzare a terra stordito. Il marocchino gli si avventa addosso per continuare a picchiarlo. Solo allora parte un unico colpo dalla Beretta calibro 22 regolarmente detenuta. Un colpo di reazione, non di esecuzione. Legittima difesa, come avrebbero detto i video e decine di testimoni oculari.
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Ma per la giudice Valentina Nevoso e per la procura di Fabio Napoleone non conta nulla. Conta solo che il morto era un immigrato e chi ha sparato era un leghista che aveva fatto della sicurezza la sua bandiera. Conta solo che si può ribaltare la dinamica, riqualificare l’eccesso colposo di legittima difesa in omicidio volontario con dolo eventuale, e mandare un messaggio chiaro a tutta Italia: se un italiano reagisce, viene distrutto. Se un marocchino pluripregiudicato terrorizza una piazza da anni – molestie, furti, aggressioni – viene trasformato in vittima sacra.
E non è un caso isolato. È un copione che si ripete. La stessa avvocata Piazza che ha trasformato il caso Voghera in una crociata contro Adriatici è la stessa che oggi difende i parenti di Abderrahim Mansouri, altro marocchino di 28 anni ammazzato a Rogoredo durante un controllo antidroga. È la stessa che ha messo sotto inchiesta sette carabinieri per la morte di Ramy Elgaml, il tunisino amico di spacciatori morto durante un inseguimento. Sempre la stessa regia: santificare il delinquente extracomunitario, criminalizzare chi indossa una divisa o ha il coraggio di difendere la propria città.
Oggi Massimo Adriatici paga con la libertà e con una condanna che gli distrugge la vita. Domani chi altro oserà intervenire quando un immigrato molesta, spaccia, aggredisce? Chi chiamerà più le forze dell’ordine sapendo che alla fine saranno loro sotto processo? Questa sentenza non è solo contro un uomo: è contro tutti gli italiani che non ne possono più di vedere le loro piazze trasformate in bivacchi di degrado, le loro figlie spaventate, i loro figli aggrediti.
L’Italia sta morendo di buonismo giudiziario. Sta morendo perché chi dovrebbe proteggere i cittadini viene inchiodato al muro mentre i veri responsabili – l’invasione incontrollata, l’illegalità importata, le procure ideologizzate – continuano a dettare legge.
Massimo Adriatici non è un assassino. È un simbolo. Il simbolo di chi ha detto basta prima che fosse troppo tardi. E oggi lo Stato gli risponde: “Hai sbagliato. Dovevi lasciarti ammazzare”.
È fatta. L’ingiustizia è compiuta. Ma la rabbia degli italiani onesti è appena cominciata. E non si fermerà davanti a una sentenza.


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