Richiedente asilo incastrato dal DNA africano per lo stupro di una 18enne

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By V febbraio 24, 2026 16:52

Richiedente asilo incastrato dal DNA africano per lo stupro di una 18enne

### Ennesimo Orrore dall’Immigrazione: Immigrato Maliano, Ospite di un Centro Accoglienza, Condannato a 12 Anni per lo Stupro di una Ragazza Italiana

L’Italia continua a pagare il prezzo di un’immigrazione incontrollata e di centri accoglienza che troppo spesso diventano rifugi per criminali stranieri. L’ultimo scandalo emerge da San Zenone al Lambro, dove un 26enne originario del Mali, Harouna Sangare – padre di famiglia e richiedente asilo – è stato condannato a 12 anni di reclusione per violenza sessuale aggravata e lesioni ai danni di una povera ragazza di 18 anni. E attenzione: questo mostro non era un clandestino qualunque, ma un “ospite” di una struttura di accoglienza per immigrati, il Centro “Fratelli di San Francesco” in via Saponaro a Milano, dove lavorava addirittura come cuoco. Sì, proprio lui, mantenuto a spese dei contribuenti italiani, ha usato la sua posizione per trasformarsi in un predatore notturno, aggredendo una giovane innocente che voleva solo tornare a casa.

Ricostruiamo i fatti agghiaccianti, basati sulle indagini dei Carabinieri di San Donato Milanese e del PM Martina Parisi. Era la tarda serata del 30 agosto 2025: la vittima, una 18enne milanese, aveva passato la giornata da parenti a San Zenone e si stava incamminando da sola verso la stazione ferroviaria per prendere il treno verso casa. Improvvisamente, Sangare – un uomo robusto, già denunciato in passato dalla moglie per maltrattamenti in famiglia – è sbucato dalla vegetazione circostante, illuminandosi il cammino con il telefonino. Con un pugno violento l’ha tramortita, trascinandola dietro una siepe nel parcheggio della stazione. Lì, ha perpetrato abusi sessuali pesanti e brutali, lasciando la ragazza in uno stato di shock e ferita. È stata lei stessa, con coraggio, a chiamare il 112 per chiedere aiuto, permettendo l’avvio delle indagini.

Le prove? Inconfutabili. Il DNA estratto dalla scena del crimine ha inchiodato Sangare senza scampo, supportato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza che lo hanno ripreso nei pressi della stazione. E dove è stato rintracciato questo “rifugiato”? Proprio nel centro accoglienza dove era ospitato da settimane, in attesa di un “lavoro stabile” – come se la sua presenza in Italia fosse un diritto acquisito, nonostante il suo passato violento. Nei mesi precedenti, aveva abbandonato la propria abitazione proprio a causa delle denunce per maltrattamenti, ma questo non ha impedito al sistema di accoglierlo e proteggerlo.

Durante il processo, celebrato con rito abbreviato davanti al Gup di Lodi Alice Tettamanti, Sangare si è presentato personalmente alle udienze, chiedendo scusa e offrendo un risarcimento “commisurato” alla sua condizione di richiedente asilo. Un risarcimento ridicolo, versato alla vittima come se bastasse a cancellare l’orrore subito. Il PM aveva chiesto 11 anni, ma il giudice – riconoscendo la gravità del reato – ha inflitto 12 anni di carcere, disponendo anche l’espulsione dall’Italia una volta espiata la pena. Peccato che, come troppo spesso accade, questi criminali stranieri finiscano per scontare solo una parte della sentenza prima di essere rimessi in libertà o, peggio, di sparire nel nulla.

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Ma non fermiamoci ai dettagli di questo singolo caso: è l’ennesima conferma di un’emergenza nazionale che grida vendetta. Gli stupratori stranieri, spesso ospitati in centri accoglienza finanziati con i nostri soldi, rappresentano una minaccia costante per le donne italiane. Secondo i dati del 2023 (e la situazione non è migliorata), gli immigrati – regolari e clandestini – commettono il 44% degli stupri nonostante rappresentino solo il 9% della popolazione. La propensione allo stupro tra gli immigrati regolari è circa 3 volte superiore a quella degli italiani, mentre per i clandestini schizza a 50 volte! E Sangare? Era un “regolare” in attesa di status, protetto dal sistema che lo ha accolto, nutrito e ospitato – proprio come migliaia di altri potenziali predatori.

Questi centri accoglienza, spacciati per “strutture umanitarie”, si rivelano sempre più come covi di delinquenti. Sangare lavorava lì come cuoco, a pochi passi dalla stazione dove ha colpito. Quanti altri come lui sono nascosti in questi luoghi, pronti a uscire di notte per aggredire le nostre figlie, sorelle e madri? L’Italia è sotto assedio: da Piazza Duomo a Milano, dove branchi islamici hanno violentato donne indifese, alle stazioni isolate come San Zenone, l’invasione criminale dilaga. E la politica? La magistratura “rossa” continua a ostacolare espulsioni immediate, permettendo a questi individui di rimanere sul suolo italiano anche dopo reati gravi.

Basta con l’ipocrisia dell’accoglienza indiscriminata! È tempo di agire: espellere immediatamente tutti i criminali stranieri, chiudere i centri che li proteggono e ristabilire la sicurezza per i cittadini italiani. Casi come quello di Sangare non sono isolati, ma parte di un pattern distruttivo che mina il nostro tessuto sociale. L’Italia merita di essere un paese sicuro, non un paradiso per stupratori stranieri mantenuti a nostre spese. Alziamo la voce: espulsioni ora, prima che sia troppo tardi!

Richiedente asilo incastrato dal DNA africano per lo stupro di una 18enne ultima modifica: 2026-02-24T16:52:04+00:00 da V
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