Legata al termosifone come un animale dal compagno marocchino

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By V febbraio 24, 2026 19:15

Legata al termosifone come un animale dal compagno marocchino

**Lega la compagna al termosifone con un cavo elettrico: arrestato un marocchino di 34 anni a Reggio Emilia. L’ennesimo allarme che non possiamo più ignorare**

REGGIO EMILIA, 24 febbraio 2026 – Un’altra donna italiana ridotta a schiava nella propria casa. Un’altra storia di violenza brutale, umiliazioni quotidiane e terrore costante. Protagonista, ancora una volta, un cittadino marocchino di 34 anni, arrestato dai carabinieri di Campagnola Emilia, nella Bassa Reggiana, su ordine del Tribunale di Reggio Emilia.

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L’uomo, spesso sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, ha legato la convivente al termosifone utilizzando un cavo elettrico. Non si tratta di un episodio isolato, ma del culmine di un calvario durato mesi: percosse ripetute che hanno portato la vittima più volte in ospedale, costrizioni sessuali, obbligo di fumare crack, minacce con cutter, cacciaviti e forbici rivolte anche ai figli minori. La donna veniva segregata in camera da letto e fatta uscire soltanto per pulire, cucinare o andare in bagno. Il telefonino sotto costante controllo, ogni contatto cancellato, ogni tentativo di chiedere aiuto stroncato sul nascere.

Solo quando è riuscita a fuggire e a rifugiarsi da un’amica ha trovato il coraggio di denunciare tutto. È scattato immediatamente il “codice rosso” e i carabinieri hanno raccolto prove schiaccianti. Il 34enne è finito in carcere con accuse pesantissime: maltrattamenti in famiglia, induzione all’uso di stupefacenti e lesioni personali aggravate.

Questo non è un fatto di cronaca nera qualunque. È la dimostrazione plastica di un problema che le autorità continuano a minimizzare: l’importazione sistematica di modelli culturali incompatibili con la nostra civiltà. Un uomo arrivato in Italia, accolto, forse regolarizzato, che invece di integrarsi ha riprodotto nella nostra terra comportamenti tribali di possesso assoluto sulla donna, trattata come oggetto da legare, picchiare e drogare.

Quante volte dobbiamo leggere notizie identiche prima di reagire? Quante italiane devono finire legate a un termosifone, picchiate, terrorizzate perché l’Italia continua ad aprire le porte senza alcun controllo serio su chi entra, senza verificare se rispetta i nostri valori o se porta con sé solo violenza e arretratezza?

La procura di Reggio Emilia ha fatto il suo dovere, ma non basta. Servono espulsioni immediate per chi si macchia di reati così gravi, revoca automatica di permessi di soggiorno e cittadinanze concesse troppo facilmente. Servono controlli alle frontiere reali, non spot elettorali. Servono politiche che mettano al primo posto la sicurezza delle nostre donne e dei nostri figli, non il buonismo ipocrita che continua a riempire le nostre città di potenziali carnefici.

Questa storia non finisce con le manette. Finisce solo quando l’Italia deciderà di difendersi davvero. Prima che altre donne italiane paghino con la vita o con la dignità il prezzo di un’immigrazione senza regole e senza limiti. Il tempo delle scuse è scaduto.

Legata al termosifone come un animale dal compagno marocchino ultima modifica: 2026-02-24T19:15:53+00:00 da V
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