Ramadan, anche a Torino sospese interrogazioni per non turbare studenti islamici

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By V febbraio 24, 2026 23:41

Ramadan, anche a Torino sospese interrogazioni per non turbare studenti islamici

**“Durante il Ramadan gli insegnanti non interrogano più i musulmani”: non solo a Genova, ormai è prassi in mezza Italia – La scuola pubblica si inginocchia alla sharia e l’unica risposta è l’azzeramento totale dell’immigrazione regolare islamica**

«Qualche insegnante è più sensibile e informato e durante il Ramadan sospende test scritti e orali, io lo apprezzo molto anche se la maggioranza dei docenti non ci pensa nemmeno a simili attenzioni».

Lo dice Jamal, 26 anni, studente musulmano di un istituto tecnico serale di Torino. Non è un caso isolato. Non è più solo a Genova, dove un dirigente scolastico ha ufficialmente disposto interrogazioni solo nelle prime ore del mattino «per non stressare i digiunanti». Ormai è prassi diffusa, tacita, vergognosa: decine di insegnanti italiani, in scuole di ogni ordine e grado, da Nord a Sud, hanno smesso di interrogare gli alunni musulmani durante tutto il mese di Ramadan.

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Perché disturbare chi digiuna? Perché pretendere che un ragazzo che ha passato la notte a pregare e che non mangia fino al tramonto possa essere valutato come gli altri? Meglio sospendere verifiche, interrogazioni, compiti in classe. Meglio chinare il capo. Meglio trasformare la scuola dello Stato italiano in un tempio della sharia a orario ridotto.

A Torino, dove vivono 50.000 musulmani, un istituto tecnico serale ha ormai il 50% di studenti islamici praticanti che pretendono – e ottengono – attenzioni speciali. «Vorremmo un posto tranquillo, anche un’aula vuota dove però non si viene interrotti, per pregare», dice Idriss, 23 anni dal Marocco. «Assentarsi dall’aula per i 5 minuti previsti per la preghiera… vorrei che mi fosse concesso senza troppi problemi», aggiunge Ayman, 19 anni egiziano. Israt, appena maggiorenne, pretende pure 15-20 minuti di pausa per mangiare il cibo portato da casa.

E gli insegnanti? Quelli “sensibili” sospendono tutto. Gli altri vengono messi sotto pressione, accusati di “islamofobia” se osano pretendere uguaglianza. La scuola pubblica, nata per formare cittadini italiani sulla base della Costituzione, sta diventando un luogo dove la maggioranza autoctona deve adattarsi ai ritmi della minoranza organizzata.

Questo non è rispetto. È resa.
Questo non è inclusione. È cancellazione della nostra cultura.
Questo non è multiculturalismo. È islamizzazione unilaterale e irreversibile.

Mentre a Pioltello chiudono le scuole e mettono «Ramadan Mubarak» sui tablet, mentre a Roma il Partito islamico pretende la chiusura di tutte le aule per l’Eid, mentre a Forlì il muezzin copre le campane, nelle scuole italiane si sta realizzando il passaggio successivo: la discriminazione positiva a favore dei musulmani. Gli italiani vengono interrogati sempre. I musulmani solo quando fa comodo a loro.

E i numeri sono impietosi: 2,7 milioni di musulmani residenti in Italia nel 2025, molti di seconda e terza generazione grazie a ricongiungimenti familiari infiniti e cittadinanze regalate. A Torino il 40% ha già passaporto italiano. Domani saranno il 60%, dopodomani il 70%. E pretenderanno non più una pausa, ma l’intera scuola halal, il calendario lunare, le preghiere obbligatorie in orario scolastico.

Basta. Non esiste autonomia scolastica che giustifichi la sottomissione. Non esiste “sensibilità” che giustifichi la discriminazione contro gli studenti italiani.

L’unica misura che può fermare questo sfacelo è l’azzeramento immediato, totale e senza eccezioni dell’immigrazione regolare da tutti i Paesi a maggioranza islamica. Stop a ricongiungimenti, visti di studio, permessi di lavoro. Stop alle cittadinanze facili. Revoca per chi pretende aule moschea o interrogazioni sospese.

Chi rispetta la Costituzione resta. Chi pretende di imporre la sharia dentro le nostre scuole deve andarsene.

Altrimenti tra due anni non si discuterà più se interrogare o no durante il Ramadan: si discuterà se aprire ancora le scuole il venerdì o durante tutto il mese sacro.

Ramadan, anche a Torino sospese interrogazioni per non turbare studenti islamici ultima modifica: 2026-02-24T23:41:35+00:00 da V
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