Fratelli d’Italia candida il leader degli islamici a Mestre: “Costruirò una grande moschea”
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Siamo ai pacchetti di voto etnico. Il risultato dell’immigrazione regolare di massa dai paesi islamici e dell’avere eliminato lo ius sanguinis. Dobbiamo assolutamente tornare indietro. Con la finta destra non potremo farlo.
**Mestre, le ruspe islamiche dei bengalesi entrano in azione sull’ex segheria Rosso: la mega-moschea da 2.000 posti è già in cantiere – Prince Howlader, candidato con Fratelli d’Italia, aspetta solo le elezioni per legalizzare l’occupazione. Come avevamo denunciato un anno fa, la resa è totale: Meloni li fermi subito o l’Italia sparirà**
Come avevamo scritto il 4 aprile 2025 su queste colonne, denunciando senza mezzi termini la scandalosa preparazione della mega-moschea a Mestre da parte del sindaco Luigi Brugnaro e della sezione locale di Fratelli d’Italia, la resa all’invasione islamica non si è fermata: si è accelerata. E oggi, febbraio 2026, le ruspe parlano chiaro.
Arrivate ruspe e operai in via Giustizia per ripulire l’area ed effettuare i rilievi. I bengalesi attenderanno la prossima amministrazione per chiedere i permessi.
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Questa è l’ex segheria Rosso di via Giustizia, abbandonata da decenni e diventata uno dei simboli del degrado in città. Ma che potrebbe essere trasformata in una moschea come vorrebbe una numerosa parte della cosiddetta comunità islamica bengalese che vive tra Mestre e Marghera.
Venezia Mestre, sindaco e FDI locale preparano mega moschea: Meloni li fermi
Ieri mattina i mezzi pesanti sono entrati in azione. Non per bonificare per gli italiani, non per restituire ai cittadini un pezzo di territorio rubato dal degrado, ma per preparare il terreno alla più grande moschea del Nord-Est: un colosso capace di accogliere almeno 2.000 fedeli, con servizi, parcheggi e un modello “moderno” copiato dalla moschea di Lubiana (cupola dentro un cubo).
«Faremo tutti i passi con calma, rispettando tutte le normative – spiega Prince Howlader, che è il promotore di questo progetto –. Ora ci sono le elezioni e non ha senso presentare nulla, ma con la prossima amministrazione andremo avanti. Un luogo di culto è fondamentale per la comunità, e noi vogliamo fare le cose per bene».
Prince Howlader. Lo stesso che da anni guida la comunità bengalese mestrina, lo stesso che un anno fa ha firmato il preliminare d’acquisto dell’ex falegnameria condizionato alla variante urbanistica, lo stesso che oggi è candidato proprio nella lista di Fratelli d’Italia alle comunali di Venezia. Il portavoce ufficiale dell’occupazione bengalese che si candida con il partito della Meloni per completare l’opera dall’interno.
La comunità bengalese ha siglato un anno fa quel preliminare. Da due anni e mezzo cullano il progetto. E adesso le ruspe sono già lì, a sfalciare, a ripulire, a fare rilievi. Non aspettano il permesso: lo preparano. Aspettano solo che passino le elezioni per presentare la variante urbanistica (da zona produttiva a luogo di culto) e ottenere il via libera dalla “prossima amministrazione”.
Traduzione: stanno occupando fisicamente il territorio. Stanno marcando il territorio. Stanno trasformando un pezzo di Mestre in enclave islamica prima ancora di avere le carte in regola. E lo fanno con la complicità – o quantomeno con la passività – di chi dovrebbe difendere l’identità italiana.
Questo non è “riqualificazione”. È conquista.
Questa non è “integrazione”. È sostituzione.
Questa non è “lotta al degrado”. È creazione di un nuovo ghetto islamico da 2.000 posti, dove il richiamo del muezzin coprirà i rumori di una città che fu italiana.
I bengalesi a Mestre e Marghera sono migliaia. Sono una delle comunità islamiche più numerose e più chiuse del Veneto. Portano con sé usanze, ritmi, pretese che nulla hanno a che fare con la nostra civiltà: dal velo integrale alle preghiere di strada, dai matrimoni combinati alle catene di ricongiungimento familiare che continuano a farli crescere a ritmi esponenziali. E ora vogliono la loro cattedrale della sharia proprio nel cuore di Mestre.
Come avevamo avvertito un anno fa, la sentenza del Consiglio di Stato che aveva dichiarato abusivo il centro di preghiera in via Piave è stata ignorata. Anzi, è stata usata come pretesto per “fare le cose per bene”… costruendo una moschea ancora più grande e definitiva.
Prince Howlader che si candida con Fratelli d’Italia è il simbolo perfetto del tradimento: il rappresentante della comunità islamica bengalese che entra nel partito della destra per spingere dal suo interno il progetto di islamizzazione. E l’amministrazione Brugnaro che dialoga, che accetta colloqui, che lascia entrare le ruspe.
Basta. Non esiste “dialogo” possibile. Non esiste “moschea buona”. Ogni minareto piantato sul suolo italiano è un colpo di piccone alla nostra identità. Ogni variante urbanistica concessa è un pezzo di sovranità ceduto alla umma.
L’unica risposta seria, l’unica misura che può ancora fermare questa deriva è quella che ripetiamo da anni: l’**azzeramento immediato, totale e senza eccezioni dell’immigrazione regolare da tutti i Paesi islamici**, Bangladesh compreso. Stop definitivo a ricongiungimenti familiari, visti di lavoro, permessi di studio, turismo lungo. Stop alle cittadinanze facili concesse a chi poi pretende moschee da 2.000 posti. Revoca della cittadinanza per chi, come Howlader, usa il passaporto italiano per promuovere la sharia sul nostro suolo.
Chiusura immediata di tutte le moschee abusive e divieto assoluto di costruirne di nuove finché non verrà firmata un’intesa che riconosca esplicitamente la supremazia della legge italiana sulla sharia.
Meloni, fermali. Ora. Prima che le ruspe bengalesi trasformino Mestre in una nuova Molenbeek. Prima che il modello di Lubiana diventi il modello di Venezia. Prima che “via Giustizia” diventi sinonimo di giustizia islamica.
Come avevamo scritto un anno fa: Mestre non è più Mestre. E se non ci svegliamo, l’Italia non sarà più Italia.
Azzeramento dell’immigrazione regolare islamica. Subito. O tra cinque anni non ci sarà più nulla da salvare.


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