Uccidi per difenderti o sgozzi un italiano a caso? Stessa pena
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All’assessore di Voghera 12 anni di carcere per avere ucciso difendendosi un noto molestatore straniero. Al nigeriano che ha sgozzato un italiano senza alcun motivo sempre 12 anni. Nel secondo caso all’africano vengono concesse le attenuati per lo “choc da barcone”. Vivere invece in città infestate da criminali stranieri non è un’attenuante.
**Due sentenze gemelle, una sola vergogna: 12 anni a chi si difende sparando, 12 anni a chi sgozza a freddo un italiano**
Roma, 25 febbraio 2026 – Stesso numero, stesso reato sulla carta, due pesi e due misure abissali. Da una parte un italiano, ex assessore alla Sicurezza, ex poliziotto, che reagisce a un’aggressione violenta e finisce con 12 anni di carcere. Dall’altra un nigeriano che sgozza in strada senza motivo un connazionale e prende… esattamente 12 anni, scontati per “trauma del barcone”.
La magistratura italiana ha parlato chiaro: difendersi da un immigrato pluripregiudicato è quasi peggio che uccidere un italiano a sangue freddo. Benvenuti nel Paese dove la legittima difesa è un optional e l’impunità per gli stranieri un principio.
### Caso 1 – Voghera, 20 luglio 2021: Massimo Adriatici, l’uomo che ha osato difendersi
Piazza Meardi, sera d’estate. Younes El Boussettaoui, marocchino di 39 anni, pluripregiudicato, senza fissa dimora, ubriaco e già noto per molestie, furti e aggressioni, terrorizza i clienti del bar Cervinia. Arriva Massimo Adriatici, all’epoca assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera per la Lega, ex poliziotto e avvocato, padre di famiglia. Prova a calmare la situazione. Riceve una manata in pieno volto che lo stende a terra. Il marocchino gli si avventa addosso per continuare a picchiarlo.
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Adriatici estrae la Beretta calibro 22 regolarmente detenuta e spara **un solo colpo**. La vittima muore. Video e decine di testimoni oculari parlano di reazione istintiva, di legittima difesa. La procura di Pavia e la giudice Valentina Nevoso la pensano diversamente: riqualificano l’eccesso colposo di legittima difesa in **omicidio volontario con dolo eventuale**.
Sentenza di primo grado (confermata in appello): **12 anni di reclusione**. Più risarcimento danni: 90.000 euro ai genitori del marocchino e 50.000 euro a fratelli e sorelle. Totale vicino ai 380.000 euro.
Il messaggio è inequivocabile: se sei un leghista che ha fatto della sicurezza la sua bandiera e osi sparare a un immigrato, la toga diventa giustizialista. Legittima difesa? Solo per chi ha il “colore” giusto.
### Caso 2 – Torino, 2017: Khalid De Greata, lo sgozzatore “traumatizzato dal viaggio”
Mercato del libero scambio di Torino. Khalid De Greata, nigeriano, si avvicina a Maurizio Gugliotta, 51 anni, e lo sgozza a sangue freddo con un coltello. Senza motivo, senza lite, senza nulla. Tenta di uccidere anche l’amico della vittima. Omicidio volontario puro, premeditato nella sua brutalità.
Sentenza: **12 anni di carcere**.
Ma attenzione: la pena è stata generosamente ridotta invocando il “traumatismo dal viaggio in barcone” e la “seminfermità mentale” legata alle “esperienze migratorie”. Stesso trattamento riservato ad altri stranieri (Adam Kabobo e vari marocchini) che massacrano italiani: la magistratura trova sempre il trauma, la fragilità, il contesto sociale. Mai la responsabilità piena.
### Il confronto che grida vendetta
– **Stessa pena**: 12 anni.
– **Stessa qualificazione giuridica di partenza**: omicidio.
– **Differenza abissale nei fatti**:
– Adriatici: un colpo di reazione dopo essere stato atterrato e aggredito da un pregiudicato violento.
– De Greata: sgozzamento volontario, a freddo, di un italiano inerme.
Nel primo caso si nega la legittima difesa e si inventa il “dolo eventuale”. Nel secondo si concede la seminfermità per “trauma migratorio”.
Risultato? Un italiano che difende se stesso e la piazza dalla microcriminalità immigrata finisce in galera come un assassino. Un nigeriano che sgozza un italiano viene trattato quasi come una vittima del sistema.
### La schizofrenia della magistratura italiana
È lo stesso doppio standard denunciato da Luca Ricolfi solo due giorni fa: iper-giustizialismo contro gli italiani “colletti bianchi” o “leghisti” che osano difendersi, iper-garantismo verso i reati della criminalità comune, specie se commessi da immigrati.
Qui non si tratta più di garantismo. Si tratta di **ideologia**. Si tratta di una parte della magistratura che ha deciso che l’italiano che si difende è sempre in eccesso, mentre l’immigrato che uccide è sempre “povero migrante traumatizzato”.
Massimo Adriatici è in carcere da anni per aver fatto quello che qualsiasi cittadino onesto avrebbe fatto al suo posto. Khalid De Greata, tra sconti, benefici e semilibertà, probabilmente uscirà molto prima.
Questa non è giustizia. È selezione etnica della pena. È una toga che pesa due volte di più sulla bilancia quando l’imputato è italiano e bianco.
Il 8 e 9 marzo gli italiani sono chiamati a votare sul referendum giustizia. Chi vorrà continuare a subire questo schifo voti No. Chi vorrà una magistratura finalmente uguale per tutti – sia che si difenda da un marocchino ubriaco, sia che venga sgozzato da un nigeriano – voti Sì.
Perché una giustizia che condanna allo stesso modo chi reagisce e chi aggredisce non è giustizia. È solo l’ennesima umiliazione per chi ancora crede nello Stato di diritto.


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