Ramadan, preside trasforma aula in moschea: “Me lo hanno chiesto alunni islamici”
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**Firenze, aula moschea alla Sassetti-Peruzzi: il preside Osvaldo Di Cuffa concede subito lo spazio per pregare agli studenti islamici vestiti con gli abiti tradizionali durante il Ramadan – “Ovviamente ho acconsentito immediatamente” e nota che “quest’anno è particolarmente sentito”. La scuola pubblica italiana si trasforma in moschea: da Pioltello a Mestre a Firenze, la resa è totale. Solo l’azzeramento immediato dell’immigrazione regolare dai Paesi islamici può ancora salvare la nostra civiltà**
Vestiti con gli abiti tradizionali, si sono rivolti al dirigente per chiedere uno spazio per pregare. E lui lo ha immediatamente trovato.
All’IIS Sassetti-Peruzzi di Firenze, dove la multiculturalità è di casa da tanti anni, per il Ramadan è stato individuato uno spazio in cui gli studenti musulmani possano pregare con tutto il silenzio e il raccoglimento del caso.
«Ovviamente ho acconsentito subito alla richiesta degli alunni – dice il dirigente della scuola, Osvaldo Di Cuffa –. Tra l’altro, mi pare che quest’anno il Ramadan a scuola mia sia particolarmente sentito dai ragazzi musulmani. In passato non avevo avuto questa sensazione».
Ecco il copione perfetto della sottomissione. Ecco il segnale inequivocabile che l’islamizzazione delle scuole italiane non è più un’eccezione, è la norma.
Un preside della scuola pubblica dello Stato italiano, pagato con le tasse degli italiani, trova «immediatamente» un’aula vuota e la trasforma in luogo di culto islamico. Non per cinque minuti di pausa, non in orario di ricreazione: per pregare con “silenzio e raccoglimento”, cioè per compiere il salat, uno dei cinque pilastri dell’Islam. Gli studenti arrivano vestiti con gli abiti tradizionali – thobe, hijab, kufi – e il dirigente non solo acconsente, ma si compiace pure che quest’anno la cosa sia «particolarmente sentita». Traduzione: la consapevolezza identitaria islamica cresce, si rafforza, diventa più visibile e più esigente. E la scuola italiana si piega.
Questo non è rispetto. È resa.
Questo non è inclusione. È occupazione.
Questo non è multiculturalismo. È sostituzione culturale in atto dentro le aule dove un tempo si insegnava Dante, Manzoni e la Costituzione.
Firenze, culla del Rinascimento, città di Brunelleschi e Michelangelo, oggi vede le sue scuole trasformarsi in succursali della umma. E non è un caso isolato: è il tassello che completa il mosaico.
A Pioltello chiudono le scuole per il Ramadan e impongono «Ramadan Mubarak» sui tablet. A Mestre le ruspe bengalesi entrano nell’ex segheria Rosso per preparare la mega-moschea da 2.000 posti mentre Prince Howlader si candida con Fratelli d’Italia. A Torino gli insegnanti “sensibili” sospendono interrogazioni e verifiche. A Genova si spostano gli orari delle prove orali per non “stressare” i digiunanti. E ora a Firenze si concede apertamente un’aula per la preghiera in orario scolastico.
Il messaggio ai nostri ragazzi italiani è devastante: la vostra cultura è secondaria, la vostra laicità vale solo contro il crocifisso e il presepe. Per l’Islam invece si trova sempre lo spazio, si trova sempre la soluzione, si trova sempre la “sensibilità”.
E i numeri gridano la verità che i politicamente corretti vogliono nascondere: in Italia vivono ormai 2,7 milioni di musulmani, molti di seconda e terza generazione grazie a ricongiungimenti familiari senza fine e cittadinanze regalate. Nelle scuole di Firenze e dintorni la percentuale di alunni di origine islamica è in costante crescita. I bambini di 8-9 anni che digiunano (come denunciato dallo stesso Di Cuffa in passato) sono sempre di più. E ora anche gli adolescenti della Sassetti-Peruzzi pretendono – e ottengono – la loro moschea scolastica.
Domani chiederanno il velo per le insegnanti, le classi separate per sesso, il calendario lunare al posto di quello gregoriano, la mensa halal obbligatoria per tutti. Dopodomani pretenderanno che la scuola chiuda il venerdì e durante tutto il Ramadan.
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Basta ipocrisie. Basta con il “dialogo” e il “rispetto”. La laicità della scuola pubblica non può essere a senso unico: anti-cristiana e pro-islamica.
L’unica risposta seria, l’unica misura che può fermare questa deriva suicida è l’**azzeramento immediato, totale e senza eccezioni dell’immigrazione regolare da tutti i Paesi a maggioranza islamica**. Stop definitivo a visti di lavoro, studio, ricongiungimenti familiari, turismo lungo. Stop alle cittadinanze facili. Revoca immediata della cittadinanza per chi pretende aule moschea dentro le nostre scuole. Chiusura di tutte le moschee abusive e divieto assoluto di nuove costruzioni finché (mai) non verrà firmata un’intesa di Stato che riconosca esplicitamente la supremazia della Costituzione italiana sulla sharia.
Chi ormai ha già la cittadinanza e accetta di vivere da italiano, rispettando le nostre leggi senza doppie fedeltà, potrà restare. Chi pretende di trasformare le aule italiane in moschee deve andarsene. Senza pietà.
Firenze non può diventare un’altra Molenbeek o un altro quartiere di Parigi dove le scuole sono già perdute. L’Italia non può più permettersi un solo preside come Di Cuffa che “acconsente subito”.
Ogni aula trasformata in luogo di preghiera islamica è un mattone in più nel muro del califfato europeo. Ogni “sì” immediato di un dirigente scolastico è un tradimento della nostra identità.
Azzeramento dell’immigrazione regolare islamica. Subito. Prima che le preghiere del salat nelle nostre scuole diventino obbligatorie per tutti. Prima che “quest’anno è particolarmente sentito” diventi “l’anno prossimo la scuola è nostra”.
Il tempo delle mezze misure è finito. Il tempo della resa è scaduto. O fermiamo l’invasione ora, o tra cinque anni non ci sarà più una sola scuola italiana. Ci saranno solo madrase con il tricolore fuori e il Corano dentro.


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