NIENTE CROCIFISSI NELLE SCUOLE DI FIRENZE: L’HA DECISO IL PD

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By V febbraio 26, 2026 12:25

NIENTE CROCIFISSI NELLE SCUOLE DI FIRENZE: L’HA DECISO IL PD

**Firenze vieta il crocifisso dalle aule mentre Pioltello impone “Ramadan Mubarak” sui tablet: il segnale che l’Islamizzazione è già dentro le nostre scuole – Azzeramento immediato dell’immigrazione regolare dai Paesi islamici, unica difesa della nostra civiltà**

«Questo articolo lo salvo per quando una scuola di Firenze, come quella di Pioltello, chiuderà per la festa di fine ramadan.»

Con queste parole lapidarie, ieri 26 febbraio 2026, Francesca Totolo ha condiviso su X un servizio di TGCOM24 del giorno prima, dal titolo inequivocabile: **“Firenze, niente crocifissi nelle aule delle scuole”**. Il Consiglio Comunale di Firenze, a maggioranza progressista, ha bocciato la mozione presentata dal consigliere Luca Santarelli (“Crocifissi e presepi nelle scuole comunali di ogni ordine e grado”) con la motivazione che «imporre scelte simboliche invade l’autonomia scolastica e rischia di ledere la libertà di coscienza di studenti, famiglie e personale». La presidente Barbieri ha sentenziato: «Le tradizioni cristiane rappresentano un patrimonio storico-artistico inestimabile, ma solo nel quadro di iniziative inclusive che rispettino tutte le sensibilità, senza privilegiare una confessione religiosa». Traduzione: il crocifisso va nascosto per non “offendere” le minoranze. Il presepe? Meglio non esagerare.

Ma quale laicità è questa, se colpisce solo il simbolo di duemila anni di civiltà italiana e si inchina davanti al calendario lunare islamico?

La profezia di Francesca Totolo non è fantasia: è cronaca annunciata. Mentre Firenze prepara il terreno per sradicare il crocifisso dalle pareti scolastiche, a Pioltello – Istituto comprensivo Iqbal Masih – non si limita più a chiudere le scuole per la festa di fine Ramadan (terzo anno consecutivo, il 20 marzo 2026, luna permettendo). Sui tablet in dotazione agli studenti delle medie campeggia da giorni il messaggio «Ramadan mubarak», con tanto di due mezzelune e decorazioni arabeggianti. È comparso all’inizio del mese sacro e forse resterà fisso per trenta giorni. Per Natale? Solo l’immagine di un cappellino di Babbo Natale. Eppure il sondaggio interno del giornalino scolastico L’occhio dell’Iqbal è impietoso: il 45,7% degli alunni considera la nascita di Gesù la festa più amata. Il Ramadan arriva secondo, al 34,3%. Gli stranieri sono il 55% (Egitto primo con il 24,8%), ma gli islamici non sono maggioranza. Eppure comandano. La laicità vale solo quando serve a cancellare il cristianesimo.

È il copione perfetto della sostituzione culturale.

A Roma il Partito Islamico MuRo27 (Musulmani per Roma 2027) pretende la chiusura di tutte le scuole della Capitale per l’Eid al-Fitr e spinge per estenderla all’intero Ramadan. PD e M5S siedono sorridenti accanto all’imam che ospita predicatori indagati per Hamas. A Forlì, nel quartiere San Filippo a prevalente presenza islamica, il canto del muezzin esce a tutto volume da una finestra privata, coprendo le campane: dalle 18:30 alle 19:00 e dalle 21:00 alle 22:00. Il sindaco parla di «episodio inquietante». Ma l’inquietante è che dieci anni fa sarebbe stato impensabile. Oggi è normale. Domani sarà preteso.

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I numeri dell’Istat sono la sentenza definitiva: gli studenti stranieri nelle scuole italiane sono aumentati del 281% in vent’anni, 931.323 unità, l’11,6% del totale. Due terzi nati in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari infiniti. Due terzi provengono da Paesi a maggioranza islamica. Le aule si svuotano di bambini italiani (natalità –12,5% in undici anni) e si riempiono di futuri cittadini che già oggi pretendono di cambiare il calendario, i simboli, le feste, i suoni della nostra civiltà.

Questo non è multiculturalismo. È monoculturalismo islamico imposto dalla demografia e dalla viltà delle élite. La sinistra che per decenni ha sbandierato la laicità oggi la getta ai piedi del minareto. Il crocifisso si toglie «per rispetto», il muezzin si alza, il Ramadan diventa festa di Stato digitale, le aule si trasformano in luoghi di preghiera. Il preside di Pioltello parla di «pregiudizio verso la comunità musulmana» mentre augura «Ramadan mubarak» a tutti e riduce il Natale a un cappellino. Silvia Sardone (Lega) lo ha detto chiaro: «C’è un delirio pro islamizzazione che preoccupa. Chi non è musulmano merita più rispetto».

L’Islam politico, nella sua versione maggioritaria, non integra: sostituisce. Non accetta la parità, la laicità, la supremazia della legge dello Stato. Non ha firmato – e non firmerà mai – l’intesa dell’articolo 8 della Costituzione. Lo ha scritto lo stesso MuRo27: «I musulmani possono contribuire al bene comune a partire dai valori della propria religione». Traduzione: la Sharia detta l’agenda pubblica. La umma prima della nazione italiana.

Lo abbiamo visto in tutta Europa: prima i crocifissi via, poi le preghiere in aula, poi le scuole chiuse, poi le no-go zones. L’Italia resisteva grazie alla sua identità profonda. Oggi sta recuperando il tempo perduto con gli interessi.

Basta.

L’unica misura razionale, proporzionata, non discriminatoria ma semplicemente di sopravvivenza civile è **l’azzeramento immediato e totale dell’immigrazione regolare da tutti i Paesi a maggioranza islamica**. Stop assoluto a ricongiungimenti familiari, visti di lavoro, studio, turismo di lunga durata da Marocco, Egitto, Tunisia, Pakistan, Bangladesh, Senegal, Algeria, Turchia e tutti gli altri. Revoca della cittadinanza per chi predica o pratica la Sharia, per chi partecipa a eventi che negano la Costituzione. Chiusura immediata delle moschee abusive e divieto categorico di nuove costruzioni finché non verrà firmata un’intesa che riconosca esplicitamente la supremazia assoluta della legge italiana sulla Sharia.

Chi ha già la cittadinanza e rispetta integralmente le nostre leggi potrà restare. Chi pretende di islamizzare le nostre scuole, di sostituire il suono delle campane con il muezzin, di cancellare il crocifisso per imporre il Ramadan sui tablet dei nostri figli, deve andarsene.

Non è odio. È legittima difesa della nostra civiltà. Come scrisse Oriana Fallaci ventiquattro anni fa, l’Europa sta diventando un califfato. Oggi, nel 2026, il califfato ha già le chiavi di molte aule italiane e il microfono del muezzin nelle nostre periferie.

Firenze, culla del Rinascimento e della lingua di Dante, oggi sceglie di non “imporre” il crocifisso. Domani sceglierà di imporre il calendario islamico. Pioltello lo sta già facendo. Roma e Forlì lo confermano.

L’Italia ha il dovere storico di resistere: per amore dei nostri figli, che hanno diritto a scuole italiane, cristiane nella radice e laiche nella forma; per amore di Roma che non può diventare la Mecca; per amore del suono delle campane che da duemila anni scandiscono il tempo della nostra civiltà.

Azzeramento dell’immigrazione regolare dai Paesi islamici. Subito. Senza se e senza ma.

Altrimenti tra pochi anni non discuteremo più se mettere o togliere il crocifisso. Discuteremo se le nostre scuole esisteranno ancora. E l’Italia, quella vera, non esisterà più.

NIENTE CROCIFISSI NELLE SCUOLE DI FIRENZE: L’HA DECISO IL PD ultima modifica: 2026-02-26T12:25:49+00:00 da V
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