Tre suore italiane accolgono africani e uno di loro le uccide
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**L’ennesimo immigrato africano arrestato per un massacro orrendo: il burundese che viveva tranquillo a Parma dopo aver fatto sgozzare e decapitare tre suore italiane**
PARMA – Un altro colpo al cuore dell’Italia. Un altro immigrato arrivato dal Continente nero che per anni ha vissuto tra noi, incassando soldi pubblici, mentre nascondeva un passato da carnefice. Questa mattina all’alba i Carabinieri di Parma hanno ammanettato **Harushimana Guillaume**, cittadino burundese di 50 anni, gravemente indiziato di essere l’istigatore e l’organizzatore logistico del triplice omicidio di tre missionarie saveriane italiane massacrate nella loro casa di Kamenge, periferia di Bujumbura, tra il 7 e l’8 settembre 2014.
Le vittime erano donne anziane, fragili, dedite da decenni all’aiuto dei più poveri in Africa: **suor Olga Raschietti**, 83 anni, **suor Lucia Pulici**, 75 anni, e **suor Bernardetta Boggian**, 79 anni. Il loro unico “colpa”? Aver osato dire no alla collaborazione con le milizie burundesi impegnate in Congo. Per questo rifiuto, secondo le indagini della Procura di Parma, il generale Adolphe Nshimirimana – capo della polizia segreta del regime – ordinò la loro eliminazione. E l’uomo arrestato oggi era il suo braccio destro sul posto: ha partecipato alle riunioni preparatorie, ha fatto i sopralluoghi, ha procurato le chiavi della missione, ha fornito i camici da chierichetti per travestire gli esecutori, ha guidato l’auto e ha accompagnato i sicari fin dentro la casa delle suore.
Il massacro è stato di una ferocia inaudita, da far accapponare la pelle. Il pomeriggio del 7 settembre i killer hanno aggredito suor Olga e suor Lucia con oggetti contundenti e le hanno sgozzate. La notte successiva, mentre la polizia burundese “presidiava” l’esterno, gli assassini – rimasti nascosti all’interno – hanno decapitato suor Bernardetta, lasciando la testa accanto al corpo. Un orrore premeditato, compiuto con freddezza e copertura istituzionale. Eppure l’assassino è riuscito a fuggire, a ottenere un visto per l’Italia nel 2018 con la scusa di un “corso di formazione” e a stabilirsi tranquillamente nella provincia di Parma.
E qui la notizia diventa ancora più inquietante. Harushimana non era un disperato senza documenti: coordinava da anni la cooperativa **Parmaalimenta**, un’associazione che si occupa di “progetti alimentari in Burundi” e che ha ricevuto centinaia di migliaia di euro di contributi pubblici. Solo tra il 2018 e il 2020: oltre 82 mila euro dalla Regione Emilia-Romagna. Poi altri 146 mila dal Comune di Parma tra 2022 e 2024, più 33 mila nel 2025 e un intervento da 1,8 milioni previsto per il triennio 2025-2027. Soldi degli italiani, versati con le tasse degli italiani, finiti nelle mani di un uomo legato a doppio filo ai servizi segreti di un regime africano sanguinario.
La svolta è arrivata solo nell’autunno 2024, grazie al libro-inchiesta della giornalista Giusy Baioni “Nel cuore dei misteri”, presentato proprio a Parma. Nuove testimonianze, documenti interni alle Saveriane, interviste radiofoniche agli esecutori: il quadro è emerso chiaro. Il procuratore capo Alfonso D’Avino non ha usato giri di parole: «L’omicidio è maturato negli ambienti della polizia segreta del Burundi, in un clima di vero e proprio terrore».
E noi, invece? Noi abbiamo ospitato per anni questo individuo, gli abbiamo dato un lavoro pagato con i nostri soldi, gli abbiamo permesso di camminare libero per le strade emiliane mentre tre nostre connazionali giacevano sotto terra per colpa sua. Quanti altri come lui girano indisturbati nelle nostre città? Quanti assassini, complici di dittature, violenti fuggiti dalla giustizia africana si nascondono dietro la maschera dell’“integrato”, del “cooperante”, del “richiedente asilo”?
Questa storia non è un caso isolato: è la prova plastica del fallimento totale di un modello migratorio folle che continua a spalancare le porte senza controlli seri, senza verifiche reali, senza il coraggio di dire basta. L’Italia accoglie, finanzia, protegge. E in cambio riceve violenza importata, ingratitudine e, troppo spesso, sangue dei suoi figli migliori.
Le suore saveriane rappresentavano il volto più nobile del nostro Paese: generosità senza confini, fede, sacrificio. Sono state tradite in Africa da chi avrebbero voluto aiutare e sono state tradite qui in Italia da uno Stato che non è stato capace – o non ha voluto – fermare il loro carnefice prima.
Basta. È tempo di cambiare rotta, e in fretta. Controlli ferrei alle frontiere, espulsioni immediate per chiunque risulti indiziato di reati gravi, stop ai finanziamenti pubblici a cooperative gestite da stranieri senza verifiche approfondite. La sicurezza degli italiani non è un optional. La memoria delle nostre martiri non può essere calpestata dall’ennesimo “benvenuto” concesso a chi porta morte e terrore.
Harushimana Guillaume è in carcere. Ma il sistema che lo ha protetto per dodici anni è ancora in piedi. E finché non lo smantelleremo, altre tragedie come questa resteranno solo questione di tempo. L’allarme è rosso. Ignorarlo sarebbe criminale.
Parma, arrestato il 50enne burundese Harushimana Guillaume perché gravemente indiziato di aver avuto un ruolo negli omicidi di suor Olga Raschietti (83 anni), suor Lucia Pulici (75) e suor Bernardetta Boggian (79), massacrate nella loro missione nel quartiere Kamenge di… pic.twitter.com/MFx0AgRwRZ
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 26, 2026


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