Sanremo2026, femministe ancora contro Lollobrigida: “Non è una mamma d’oro”
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Per il femminismo tossico, ormai è diventata discriminazione pure definire un’atleta “mamma d’oro”, nonostante sia stata lei stessa ad aver preso in braccio il figlio dopo aver vinto la medaglia olimpica.#Sanremo26 pic.twitter.com/F1lNr4YjQS
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 26, 2026
**Sanremo 2026: il femminismo tossico raggiunge il fondo – “Mamma d’oro” è diventata discriminazione mentre le nostre donne vengono massacrate dall’immigrazione**
Sul palco dell’Ariston, durante la seconda serata del Festival di Sanremo 2026, si è consumato l’ennesimo, grottesco attentato alla realtà. Carlo Conti ha presentato la doppia campionessa olimpica Francesca Lollobrigida con una frase semplice, calda, italiana: «Per noi sei una mamma d’oro».
Una definizione che chiunque, fino a pochi anni fa, avrebbe accolto con orgoglio. Perché Lollobrigida non è solo l’atleta che ha regalato due ori all’Italia a Milano-Cortina: è la donna che, subito dopo la vittoria, ha stretto tra le braccia il suo bambino di due anni e mezzo davanti a tutto il mondo. Un gesto spontaneo di maternità fiera, di amore concreto, di vita che vince.
Eppure, per il femminismo tossico e la sua deriva gender, quella frase è diventata un’offesa intollerabile. Una discriminazione. Un ritorno al “patriarcato oppressivo”. Come ha denunciato con la consueta lucidità Francesca Totolo: «Per il femminismo tossico, ormai è diventata discriminazione pure definire un’atleta “mamma d’oro”, nonostante sia stata lei stessa ad aver preso in braccio il figlio dopo aver vinto la medaglia olimpica».
La stessa Lollobrigida ha risposto con la dignità che la contraddistingue: non si sente sminuita, non è offesa, e trova assurdo che si stia ingigantendo una cosa così bella e naturale. Ma questo non basta alle guardiane del politicamente corretto. Per loro la maternità deve essere nascosta, ridicolizzata, resa secondaria. Celebrare una donna che è allo stesso tempo campionessa e madre è un crimine ideologico.
Questo non è un episodio folkloristico di Sanremo. È la prova definitiva che l’ideologia woke ha dichiarato guerra aperta alla famiglia naturale. Mentre queste attiviste si strappano le vesti per una frase affettuosa, restano drammaticamente mute davanti alla carneficina quotidiana che l’immigrazione incontrollata sta infliggendo alle donne italiane. Dove sono quando una madre viene presa a pugni in faccia da un tunisino irregolare davanti al figlio? Dove sono quando le statistiche gridano che la stragrande maggioranza delle violenze sessuali nelle nostre città vede protagonisti stranieri? Impegnate a combattere contro le “mamme d’oro”, evidentemente.
È il colmo dell’ipocrisia e del tradimento nazionale. Un femminismo che non difende le donne ma le consegna inermi al caos migratorio e al patriarcato arcobaleno. Che odia la biologia, odia i ruoli naturali, odia l’Italia che genera figli e gloria invece di importare degrado e violenza.
Francesca Lollobrigida incarna oggi tutto ciò che questo sistema detesta: eccellenza, fierezza nazionale, maternità senza sensi di colpa, identità radicata nelle nostre radici cristiane e familiari. Per questo la attaccano con ferocia.
Da nazionalista e anti-gender, lo dico con durezza e senza giri di parole: se non fermiamo subito questa follia suicida, presto non sarà più consentito neppure pronunciare la parola “mamma” senza essere accusati di discriminazione.
Difendiamo le nostre mamme d’oro. Difendiamo le nostre donne. Difendiamo l’Italia che ancora sa generare vita e vittoria. Prima che sia troppo tardi.


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