I soldi dal PD all’africano che ha ucciso tre suore italiane: “Aiuti umanitari”
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Non era quindi strano che si rifugiasse proprio in Emilia dopo la strage delle povere suorine italiane.
**Aggiornamento: I soldi dell’Emilia-Romagna al mandante delle suore massacrate – La sinistra ha foraggiato un assassino immigrato per anni, ignorando allarmi e denunce**

PARMA – Non è finita. L’arresto di **Guillaume Harushimana**, il 50enne burundese accusato di essere l’organizzatore del triplice omicidio efferato di tre suore italiane in Burundi nel 2014, non è solo un tardivo atto di giustizia. È la conferma di un sistema marcio, di un’accoglienza indiscriminata che la sinistra continua a promuovere, versando fiumi di denaro pubblico nelle tasche di individui pericolosi, legati a regimi sanguinari. Dall’inferno di Bujumbura al “paradiso” finanziato dalla Regione Emilia-Romagna di Elly Schlein e dal Comune di Parma a guida PD: Harushimana ha vissuto tranquillo per anni, coordinando la cooperativa **Parmaalimenta**, incassando quasi 300mila euro di fondi italiani mentre nascondeva un passato da carnefice. E Fratelli d’Italia lo denunciava da tempo, ma le orecchie della sinistra erano sorde.
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Guardate questi volti innocenti. **Suor Olga Raschietti**, 83 anni, di Montecchio Maggiore (Vicenza); **suor Lucia Pulici**, 75 anni, di Desio (Monza e Brianza); **suor Bernardetta Boggian**, 79 anni, di Padova. Tre missionarie saveriane che hanno dedicato la vita alla carità in Africa, aiutando i più poveri in un centro giovanile alla periferia di Bujumbura. La loro fine? Un massacro di inaudita ferocia: sgozzate, pestate con oggetti contundenti, una decapitata. Il tutto orchestrato, secondo la Procura di Parma, da Harushimana, vicino ai servizi segreti burundesi e uomo di fiducia del regime del partito Cndd-Fdd, pieno di ex militari e miliziani con le mani lorde di sangue.
La svolta arriva ieri, 26 febbraio 2026, con l’arresto all’alba. Ma le indagini partono da lontano: dal libro-inchiesta del 2024 di Giusy Baioni, “Nel cuore dei misteri”. Nel 2015, Baioni scopre un’intervista radiofonica su Radio Pubblica Africana dove due presunti killer – tra cui Nduwimana Juvent Juvenali Kiraga, poi assassinato – tirano in ballo Harushimana. La radio viene bruciata, il direttore arrestato: un clima di terrore che puzza di copertura istituzionale. Il procuratore Alfonso D’Avino non usa mezzi termini: “Era vicino ai servizi segreti burundesi”. Harushimana, arrivato in Italia nel 2018 con un permesso di soggiorno per lavoro, non ha ammesso nulla, ma le prove lo inchiodano come ideatore e organizzatore logistico. Era l’ufficiale di collegamento tra il governo burundese e il centro saveriano, quello che le suore volevano tenere lontano dalle violenze etniche.
E qui entra in scena lo scandalo dei soldi pubblici. Harushimana non era un immigrato qualunque: coordinava progetti “umanitari” con Parmalimenta, un’associazione che ha ricevuto una montagna di fondi dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Parma. Dal 2018 a oggi: 262.363,96 euro totali, tra 82.858,50 euro diretti dalla Regione, 146.346,40 euro tramite il Comune, più 33.159,06 euro nel 2025 per “Nutrire il futuro”. E non è tutto: un altro mega-progetto da 1,8 milioni di euro previsto per il 2025-2027. Soldi delle tasse italiane, versati a un uomo gravemente indiziato di triplice omicidio. Come è possibile? “Era un progetto di cooperazione che nascondeva ritardi, sprechi, inefficienze, coperte da una retorica umanitaria stucchevole”, denuncia Priamo Bocchi, consigliere regionale e capogruppo FdI a Parma. Da quattro anni, le sue interrogazioni imbarazzano il PD, ma nulla: la sinistra ha preferito intrecciare relazioni “umanitarie” con un Paese governato da ex guerriglieri, generali e colonnelli.
Questa non è solidarietà: è una distorsione del sistema di accoglienza che la sinistra incoraggia e foraggia. Harushimana, operaio in un’azienda agricola, ha beneficiato di amicizie “affettuose” con i vertici locali, gestendo fondi fino al 2022. La Procura ha dovuto investire il ministro della Giustizia per procedere, perché si tratta di un delitto commesso da uno straniero contro italiani all’estero. Ma quante verifiche sono state fatte prima di aprire i rubinetti? Nessuna, a quanto pare. Fratelli d’Italia ha contrapposto agli striscioni per Giulio Regeni la richiesta di verità sulle suore, ma il Comune ha voltato lo sguardo, per non “imbarazzare” il Burundi.
L’arresto è un colpo, ma il sistema resta in piedi. Il Comune, capofila del progetto Maison Parma, ha portato sulla città un’onta di vergogna. Dopo questo, qualche testa deve rotolare – in senso figurato, si spera. Ma è l’ennesima prova del fallimento migratorio: porte spalancate senza controlli, fondi pubblici a chi arriva dall’Africa con bagagli di violenza, integrazione finta che maschera pericoli reali. Quanti altri Harushimana girano liberi nelle nostre regioni “rosse”, finanziati con i nostri soldi mentre le vittime italiane attendono giustizia?
Basta con questa follia. È tempo di controlli ferrei, espulsioni immediate per indiziati di reati gravi, stop ai finanziamenti a cooperative gestite da stranieri senza verifiche profonde. La memoria delle nostre suore martiri non può essere calpestata da un’accoglienza suicida. L’Italia deve svegliarsi: altrimenti, altre tragedie sono dietro l’angolo. L’allarme è rosso fuoco. Ignorarlo sarebbe complice.


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