Dopo Rogoredo spacciatori pestano poliziotti: sanno di essere intoccabili
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**Spacciano coca e picchiano gli agenti: in manette. Ora gli spacciatori africani sanno di essere intoccabili**
**Bologna, 27 febbraio 2026** – Tre tunisini, 35, 28 e 21 anni, sorpresi a spacciare cocaina nel parcheggio di via Don Giuseppe Bedetti, zona Arcoveggio. Appena vedono gli agenti della Squadra Mobile, invece di scappare come una volta, **aggrediscono**. Colpi, resistenza, uno si lancia da 4 metri nel sotterraneo dei garage, un altro sputa fuori dalla bocca sei dosi di coca che teneva nascoste. Alla fine vengono bloccati, ma solo dopo aver menato le mani contro chi porta la divisa.
Sequestrati 38 grammi di cocaina (40 dosi pronte), 350 euro in contanti e cinque cellulari usati per il delivery. Tutti e tre con curriculum da paura: spaccio, rapine, porto abusivo di armi, resistenza a pubblico ufficiale. Risultato: uno in carcere, gli altri due con obbligo di firma e divieto di dimora a Bologna.
Normale amministrazione? No. È la fotografia perfetta di quello che sta succedendo **dopo Rogoredo**.
Mentre a Milano tengono Carmelo Cinturrino in gabbia perché «potrebbe uccidere altri spacciatori», perché «è violento e fuori dalle regole», a Bologna i pusher tunisini si sentono **intoccabili**. Sanno che oggi lo Stato protegge più loro che i poliziotti.
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Pensateci: fino a poche settimane fa, quando “Luca” girava nei boschi di Rogoredo con il suo discepolo, gli spacciatori raccontavano a Repubblica di botte e minacce. Oggi, a 200 km di distanza, tre nordafricani non ci pensano due volte a picchiare gli agenti della Mobile. Non fuggono e basta. **Aggrediscono**. Perché hanno capito il messaggio che arriva dalle procure e dai giornali: il poliziotto che reagisce è il cattivo, il pusher è la vittima.
Uno si lancia da 4 metri pur di non farsi prendere. Un altro tiene la coca in bocca come un cammello. E quando arrivano gli sbirri? Botte. Esattamente quello che Cinturrino veniva accusato di fare ai loro “colleghi” di Rogoredo.
La sinistra e i buonisti possono continuare a piangere il “povero Mansouri” e a santificare i pusher. La realtà è sotto gli occhi di tutti: dopo aver crocifisso l’unico poliziotto che li faceva tremare, gli spacciatori africani hanno alzato il livello. Non scappano più. **Attaccano**.
E mentre un assistente capo che ha dedicato la vita a ripulire le strade resta in carcere con l’accusa di essere “violento”, questi tre tunisini con precedenti da galera se la cavano con misure leggere. Uno in cella, due liberi di girare (purché non a Bologna).
Il segnale è chiarissimo: oggi in Italia chi spaccia e aggredisce sa di avere più tutele di chi indossa la divisa. Sanno di essere intoccabili.
Grazie al gip di Milano. Grazie ai giornali che vanno a intervistare i pusher per farli piangere sul “brutto sbirro”. Grazie a questa giustizia che ha più paura di un poliziotto che reagisce che di una banda di spacciatori che picchia gli agenti.
Rogoredo e Bologna sono la stessa storia. Solo che ora gli spacciatori hanno capito di poter vincere. E noi paghiamo il conto.


I poliziotti non si stanno ribellando a questo governo fasullo che fa sbarcare chiunque. Quindi peggio per loro.