Non ci pagano le pensioni: ogni anno perdiamo 4,4 miliardi

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By V febbraio 28, 2026 00:15

Non ci pagano le pensioni: ogni anno perdiamo 4,4 miliardi

### L’Immigrazione in Italia: Un Costo Insostenibile che Sta Impoverendo il Paese

L’Italia, da anni alle prese con una crescita economica anemica, un debito pubblico elevato e una disoccupazione persistente, si trova di fronte a un paradosso: l’immigrazione, spesso presentata come una “risorsa” per il sistema economico e demografico, sta in realtà generando costi netti che erodono la ricchezza nazionale. Mentre i rapporti ufficiali come quelli della Fondazione Leone Moressa e del Dossier IDOS 2025 sottolineano un saldo fiscale apparentemente positivo, un’analisi più approfondita – che include le rimesse all’estero, la sostituibilità del lavoro con forza lavoro italiana o automazione, e i costi futuri sulle pensioni – rivela un quadro allarmante. Con oltre 5,3 milioni di immigrati regolari (dati Istat 2025), il Paese spende miliardi ogni anno in servizi pubblici, mentre i benefici economici sono illusori e temporanei. In questo articolo, basato su dati ufficiali da fonti come Banca d’Italia, Istat e MEF, denunciamo come l’immigrazione stia contribuendo all’impoverimento dell’Italia, con un impatto netto negativo stimato in oltre 4 miliardi di euro all’anno, destinato a peggiorare nei prossimi decenni.

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#### Il Bilancio Fiscale: Un Saldo Positivo Solo sulla Carta
Secondo il Dossier IDOS 2025, elaborato dall’Università Statale di Milano e dall’Università dell’Insubria, lo Stato italiano spende circa 34,5 miliardi di euro all’anno per i servizi e le prestazioni destinate agli immigrati regolari (5,2% della spesa pubblica totale in settori come previdenza, sanità, istruzione e assistenza, su un totale di 658,8 miliardi). Dall’altro lato, gli immigrati versano 39,1 miliardi in tasse e contributi (Irpef, IVA, contributi previdenziali), generando un saldo netto positivo di 4,6 miliardi. Questo dato è confermato dal Rapporto annuale sull’Economia dell’Immigrazione 2025 della Fondazione Leone Moressa, che per il 2023 indica un saldo di +1,2 miliardi.

Ma questa narrazione è ingannevole. I 39,1 miliardi di contributi fiscali derivano principalmente da lavori a basso valore aggiunto, occupati da immigrati con salari medi annui di circa 16.693 euro (dati Itinerari Previdenziali 2025). Questi posti – in settori come agricoltura, cura domiciliare, logistica e costruzioni – potrebbero essere coperti da disoccupati italiani (tasso di disoccupazione al 6,2% nel 2025, secondo Istat, con picchi giovanili oltre il 20% al Sud). O, in alternativa, sostituiti da tecnologia e automazione, come sta accadendo in molti Paesi europei. Senza immigrazione, il gettito fiscale resterebbe simile o superiore, ma senza i costi aggiuntivi per l’integrazione e il welfare.

Inoltre, gli immigrati incidono poco sulle pensioni oggi (meno dell’1% della spesa previdenziale, grazie all’età media di 36 anni vs 47 degli italiani), ma rappresentano un “buco” futuro. Con stipendi bassi e carriere precarie, molti non matureranno pensioni adeguate: entro il 2030-2040, lo Stato dovrà integrare con assegni assistenziali e minimi, come già accade per il 51% dei pensionati stranieri (spesa attuale di 1,44 miliardi). Proiezioni IDOS stimano che i pensionati stranieri passeranno da 378.000 nel 2024 a oltre 625.000 nel 2025, con incidenza sul totale che resterà bassa ma con costi crescenti per integrazioni. Questo sistema pay-as-you-go, dove gli immigrati oggi “pagano” per le pensioni italiane, si ribalterà: domani, gli italiani pagheranno per le loro.

#### Le Rimesse: Una Fuga di Capitale che Riduce il PIL e il Gettito Fiscale
Un aspetto sistematicamente ignorato è il flusso di rimesse all’estero. Secondo Banca d’Italia, nel 2024 le rimesse ufficiali ammontano a 8,3 miliardi di euro, con proiezioni per il 2025 intorno agli 8,6-8,7 miliardi (crescita del 1,8% nel primo semestre). Aggiungendo le stime informali (fino a +3,7 miliardi), il totale massimo raggiunge i 12,3-12,7 miliardi annui. Queste somme, prodotte in Italia ma inviate all’estero (principalmente in Bangladesh, Pakistan, Marocco), rappresentano una “fuga” di domanda interna.

In uno scenario controfattuale – se questi fondi restassero in Italia – la domanda persa (assumendo il 100% come consumi/investimenti) genererebbe un PIL aggiuntivo di circa 19 miliardi (moltiplicatore keynesiano di 1,5, da modelli MEF/Banca d’Italia). Il gettito fiscale perso? Circa 6,7 miliardi (al 35% marginale, includendo IVA, IRPEF e accise). Sommando questo “costo indiretto” alle spese dirette (34,5 miliardi + 2,3 miliardi per accoglienza, da Bilancio Stato 2025), il totale allargato supera i 43,5 miliardi annui. Il saldo netto diventa negativo di 4,4 miliardi, annullando i presunti benefici.

#### La Sostituibilità del Lavoro: Immigrati vs Disoccupati Italiani e Automazione
Gli immigrati producono 177 miliardi di valore aggiunto (9% del PIL, Rapporto Moressa 2025). Ma questo contributo è sostituibile. Con un tasso di disoccupazione al 6,5% nel 2024 (scendendo a 6,1% nel 2026, Istat), e oltre 1,5 milioni di disoccupati, molti lavori potrebbero essere assorbiti da italiani, riducendo la dipendenza dal welfare e le rimesse. Settori come l’agricoltura stanno già adottando robotica (es. droni per raccolta), e la cura domiciliare vede l’ascesa di AI per assistenza anziani.

Il Governo Meloni ha aumentato le quote flussi: 497.550 ingressi per 2026-2028 (164.850 nel 2026), per coprire fabbisogni occupazionali. Ma questo incentiva irregolarità: irregolari stimati a 321.000 nel 2024 (ISMU 2025), con costi sanitari marginali (STP) di 200-500 milioni annui. Invece di importare manodopera a basso costo, investire in formazione e tecnologia creerebbe valore sostenibile, senza leakage.

#### Tabella: I Costi Allargati dell’Immigrazione in Italia (Dati 2023-2025)

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Voce di Spesa Importo (miliardi €/anno) Fonte / Note
Sanità (regolari + irregolari marginali) 6,0 IDOS 2025 / Moressa 2025 (4,3% spesa SSN)
Istruzione 5,8 IDOS 2025 (11% alunni stranieri)
Assistenza sociale, welfare, famiglia 4,2 IDOS 2025 (17-22% su voci assistenziali)
Pensioni e previdenza (attuale) 0,2 IDOS / Moressa (<1%)
Giustizia e sicurezza 2,5 Stima IDOS
Altre spese pubbliche 15,8 Quota 5,2% su totale
Totale Spesa Diretta 34,5 IDOS 2025
Accoglienza e gestione flussi 2,3 Bilancio Stato 2025
Costo Indiretto Rimesse (leakage PIL + gettito perso) 6,7 Banca d’Italia / Calcolo controfattuale
Totale Costo Allargato 43,5 Somma con rimesse max 12,7 mld

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#### Impatto Macroeconomico: Crescita Bloccata e Debito Pubblico
L’economia italiana crescerà solo dello 0,5% nel 2025 e 0,8% nel 2026 (Istat), con PIL reale stagnante. Le rimesse riducono la domanda interna (contributo negativo della domanda estera netta: -0,6 p.p. nel 2025), mentre l’immigrazione irregolare alimenta evasione e lavoro nero. Il debito pubblico (oltre 2.900 miliardi, 134% PIL) è aggravato da questi costi: ogni miliardo speso senza ritorno netto aumenta la pressione fiscale sugli italiani.

#### Conclusione: Tempo di Cambiare Corso
L’immigrazione non è una soluzione, ma un aggravio che impoverisce l’Italia. Con un saldo netto negativo di 4,4 miliardi annui e costi futuri sulle pensioni che potrebbero superare i 10 miliardi entro il 2040, è urgente ridurre i flussi, investire in formazione italiana e automazione. Solo così potremo preservare la ricchezza nazionale, senza illusioni demografiche che mascherano un declino economico. I dati parlano chiaro: è ora di agire.

Non ci pagano le pensioni: ogni anno perdiamo 4,4 miliardi ultima modifica: 2026-02-28T00:15:31+00:00 da V
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