Mega moschea a Venezia: i primi 150mila euro li ha versati il candidato di Meloni
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**MEGA MOSCHEA A MESTRE DA 15 MILIONI E 1.500 POSTI: I PRIMI 150.000 EURO LI HA VERSATI L’ISLAMICO DI MELONI. E IL GIORNALE PARLA SOLO DI “MISTERO SUI SOLDI”? VERGOGNA.**
Da dove arrivano i soldi sarà anche un mistero. Ma da dove sono arrivati i primi per l’acquisto del terreno no: l’associazione del candidato islamico di Fratelli d’Italia a Mestre.
Mentre l’Italia intera viene invasa da milioni di musulmani che si preparano a votare NO al referendum del 22-23 marzo per affondare Meloni, ecco che a Mestre – proprio sotto il naso del centrodestra – spunta la prova vivente di come l’islamizzazione stia penetrando perfino dentro i palazzi del potere. Una mega moschea da 15 milioni di euro, su 7.840 metri quadrati in via Giustizia, ex segheria abbandonata, con sala per 1.500 fedeli, biblioteca, ristorante halal, auditorium, parcheggi sotterranei. Un centro islamico che sarà uno dei più grandi d’Italia e d’Europa. E chi lo spinge? La comunità bengalese, certo. Ma i soldi iniziali? Quelli li ha messi lui: **Prince Howlader**, portavoce ufficiale della comunità islamica bengalese di Mestre, presidente dell’associazione “Giovani per l’Umanità” e – attenzione – **esponente del coordinamento di Fratelli d’Italia a Venezia**, lo stesso partito di Giorgia Meloni.
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Il preliminare d’acquisto è stato firmato a maggio 2025. L’anticipo versato alla proprietà: **esattamente 150.000 euro**, il 10% del valore del terreno (1,5 milioni totali). Soldi usciti dalle casse dell’associazione di Howlader. Ruspe già al lavoro per bonifica e sgombero. Rendering già online sulla pagina Facebook “Moschea di Venezia”. Campagna di donazioni aperta proprio in questi giorni di Ramadan, con IBAN pubblico. E cosa fa “Il Giornale”, il quotidiano che dovrebbe essere la voce libera contro l’islamizzazione? Pubblica un articolo titolato “Mega moschea in arrivo a Mestre. Mistero sui soldi. Già online l’iban. Ma non rispondono al Giornale”. Chiamano il numero, gli attaccano il telefono in faccia e si fermano lì. Mistero. Punto.
Ma quale mistero? Il “mistero” è sotto gli occhi di tutti: i primi 150 mila euro li ha sborsati l’uomo che Meloni e Fratelli d’Italia hanno accolto nel loro direttivo, lo stesso che si candida (o è pronto a candidarsi) con il partito del “prima gli italiani”. Lo stesso che da anni rappresenta migliaia di bengalesi – Paese musulmano – arrivati grazie a quell’immigrazione regolare che il governo Meloni, in tre anni, non ha mai azzerato. Non ha toccato i ricongiungimenti familiari. Non ha ripristinato la cittadinanza per ius sanguinis. E oggi si ritrova dentro casa propria l’islamico che progetta la moschea più grande del Nord-Est.
Perché “Il Giornale” non lo scrive? Perché non informa i suoi lettori che il promotore è un esponente di Fratelli d’Italia? Paura di fare danni al partito dell’editore? Paura di ammettere che la sostituzione etnica e religiosa è arrivata anche nei circoli della destra?
Prince Howlader non è un clandestino. È un “integrato”, un imprenditore, uno con i “valori comuni” come dice lui stesso. Gli stessi valori che la sinistra usa per aprire le porte e che ora Fratelli d’Italia usa per candidare bengalesi. Intanto le ruspe islamiche lavorano, il terreno viene preparato, la variante urbanistica verrà chiesta dopo le elezioni comunali 2026. E la Lega (Cisint in testa) grida “con noi mai”, mentre dentro FdI c’è chi sta già costruendo il minareto politico.
Questo è il vero scandalo del 2026. Non il “mistero sui soldi” che tanto sappiamo da dove arrivano. Il vero scandalo è che mentre l’Italia conta 1,7 milioni di musulmani pronti a bocciare il referendum e a raddoppiare domani, il governo Meloni si fa infilare dentro il partito l’uomo che finanzia la mega moschea. Lo stesso governo che tre anni fa prometteva blocco navale e ora lascia che i bengalesi – arrivati con i flussi regolari che nessuno ha fermato – raccolgano milioni per islamizzare Mestre.
114.953 cittadinanze islamiche dal 2021 al 2025. Zero stop all’immigrazione regolare dai Paesi islamici. Zero abrogazione dei ricongiungimenti. Zero ius sanguinis. E ora pure un candidato islamico di Meloni che versa i primi 150 mila euro per la moschea.
L’articolo del Giornale poteva essere un atto di verità: “La moschea di Mestre la finanzia l’uomo di Fratelli d’Italia”. Invece è rimasto al “mistero”. Come sempre. Silenzio complice. Paura di toccare il potere. Paura di ammettere che l’islam politico non è solo fuori, con Askatasuna, Cgil e Pd: è anche dentro, nei coordinamenti di Meloni.
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L’Italia sta finendo. Mestre sarà solo la prima di una lunga serie. Domani toccherà a Padova, a Treviso, a Milano. E quando i muezzin copriranno le campane e i voti musulmani decideranno i referendum, non ci sarà più tempo per dire “non sapevamo”.
Il Giornale poteva dirlo. Non l’ha fatto.
Noi lo diciamo: **150.000 euro dall’islamico di Meloni**.
E questo è solo l’inizio.
Se non si azzera ora l’immigrazione dai Paesi islamici, se non si cancellano i ricongiungimenti, se non si torna all’ius sanguinis, fra cinque anni non saranno più 1,7 milioni. Saranno 3,4. E le moschee non saranno più “in arrivo”: saranno padroni di casa.
L’allarme è rosso sangue.
L’Italia è ancora in tempo. Ma il tempo sta finendo.
E chi tace, chi nasconde i nomi, chi protegge il “candidato islamico della Meloni”, è complice dell’islamizzazione. Punto e basta.


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