Tifosi fischiano l’interruzione per il Ramadan e Guardiola si arrabbia

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By V febbraio 28, 2026 22:41

Tifosi fischiano l’interruzione per il Ramadan e Guardiola si arrabbia

**Fischi per il Ramadan a Elland Road: i tifosi di Leeds hanno ragione, Guardiola il milionario delle ONG taccia**

Elland Road, 28 febbraio 2026. Premier League, Leeds-Manchester City. Al 13° minuto, al tramonto, l’arbitro ferma la partita. Non per infortunio, non per VAR, non per un gol. No: per permettere ai giocatori musulmani del City (Cherki, Marmoush, Ait-Nouri) di rompere il digiuno del Ramadan, bere e mangiare a bordo campo. Sul maxischermo compare il messaggio ufficiale della Premier: «Pausa per il sacro mese del Ramadan».

E i tifosi inglesi, quelli veri, quelli di Leeds, rispondono con un boato di fischi, urla, cori di protesta. Giusto. Sacrosanto.

Pep Guardiola, il tecnico catalano multimilionario, a fine gara (vinta 1-0 dal City) esplode in conferenza: «È il mondo moderno, dovete rispettare la religione, rispettare la diversità». Traduzione: zitti voi plebei, inginocchiatevi davanti alla nuova religione di stato.

Ma chi è questo Guardiola per dare lezioni? L’uomo che guadagna 20 milioni netti l’anno, che vive in una villa blindata a Manchester, che indossa la felpa di **Open Arms** – la ONG spagnola specializzata nel traghettare migranti dal Nord Africa all’Europa – e che non perde occasione per difendere l’immigrazione incontrollata. Lo stesso che si commuove per Gaza, che parla di «genocidio» e «bambini palestinesi abbandonati», che indossa il keffiyeh e saluta con «Assalamu alaikum» ai raduni pro-Palestina. Lo stesso che, mentre i quartieri operai di Leeds e di tutta l’Inghilterra sprofondano in no-go zone, coltelli, grooming gangs e statistiche di violenza che non si possono più nascondere, predica «diversità».

I tifosi di Leeds non sono razzisti. Sono stanchi. Stanchi di vedere il loro sport – il calcio inglese, nato nei pub e nelle fabbriche, simbolo di identità popolare – trasformato in palcoscenico di sottomissione islamica. Un minuto di pausa per il Ramadan? Bene. Ma allora perché non si ferma la partita per la messa di Natale? Per la preghiera ebraica? Per il capodanno cinese? No, solo per l’Islam. Solo per una religione che, in Europa, pretende spazi, pause, regole speciali, moschee, halal negli stadi, sale di preghiera nei club e, tra poco, forse anche il richiamo del muezzin a Old Trafford.

Questa non è inclusione. È islamizzazione strisciante.
La Premier League, ligia al politicamente corretto, ha imposto il protocollo Ramadan da anni. Ma i tifosi, quelli che pagano il biglietto, che riempiono gli stadi sotto la pioggia, che rappresentano l’anima working-class britannica, hanno detto basta. E hanno fischiato.

Guardiola, dal suo piedistallo da 400.000 euro al mese, li condanna. Lui che ha difeso a spada tratta l’immigrazione di massa anche quando Sir Jim Ratcliffe parlava di «colonizzazione». Lui che, mentre l’Inghilterra conta migliaia di stupri di gruppo a Rotherham, Oxford, Rochdale – tutti commessi da gang pakistane musulmane – parla di «abbracciare altre culture».

I tifosi di Elland Road non hanno fischiato i giocatori. Hanno fischiato l’ennesimo privilegio concesso a una comunità che in troppi casi non si integra, ma pretende di imporre le proprie regole. Hanno fischiato l’ipocrisia di un sistema che mette il Ramadan sopra la tradizione calcistica secolare. Hanno fischiato il miliardario di Abu Dhabi (proprietario del City) e il suo allenatore pro-ONG che trasformano il calcio in strumento di propaganda multiculturalista.

Questo episodio non è isolato. È il segnale di una Gran Bretagna che si sveglia. Dopo anni di silenzio imposto, dopo grooming scandals insabbiati, dopo attentati, dopo statistiche di violenza sessuale e criminalità che colpiscono in modo sproporzionato le comunità musulmane, il popolo dice no.

I fischi di Leeds sono il suono della resistenza.
Sono il «basta» di chi non vuole vedere il proprio Paese, la propria cultura, il proprio sport islamizzato metro dopo metro.

Guardiola può continuare a indossare felpe di ONG e a predicare rispetto.
I tifosi inglesi continueranno a fischiare.

E fanno bene. Perché il calcio è loro. L’Inghilterra è loro.
E non la cederanno senza combattere.

Tifosi fischiano l’interruzione per il Ramadan e Guardiola si arrabbia ultima modifica: 2026-02-28T22:41:54+00:00 da V
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