Khamenei assassinato: Usa e Israele hanno aperto il Vaso di Pandora
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Centinaia di bambini uccisi e la famiglia di K. sterminata. Le democrazie occidentali mostrano il volto truce della violenza brutale. Hanno fatto più morti loro in un giorno tra i civili di quanti ne abbia fatti la Russia in anni di guerra. Se Putin avesse fatto sterminare Z. e famiglia, immaginate i media.
I finti patrioti non comprendono che il vero nemico dell’Italia è l’immigrazione islamica e le moschee finanziate dai paesi islamici sunniti, non l’Iran. Ma i nostri politici vengono pagati proprio dalle monarchie sunnite del golfo e passano le vacanze a Dubai.
**L’assassinio di Khamenei: Usa e Israele hanno aperto il vaso di Pandora e creato un martire immortale**
**Teheran / Mosca, 1° marzo 2026** – La notizia è ormai ufficiale: l’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, è morto nell’attacco congiunto americano-israeliano di ieri su Teheran. L’Iran lo ha confermato poche ore fa. E con lui è morto anche ogni residuo di prudenza strategica che ancora tratteneva lo sciismo politico.
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In una religione che ha fatto del **martirio** (shahāda) la sua massima espressione spirituale e politica, uccidere Khamenei non è stato un colpo di genio militare: è stato un atto di suprema ingenuità storica. Lo sciismo non piange i suoi morti, li venera. Li trasforma in bandiere viventi. Hussein a Karbala, gli imam assassinati, i martiri della Rivoluzione del 1979: ogni morte violenta diventa seme di resistenza. Khamenei, ormai, è entrato in quel pantheon. È diventato più pericoloso da morto di quanto non lo fosse da vivo.
E poi K. non era un dittatore. Ma l’espressione massima di un regime. Non è che eliminando lui crolla tutto. Ne eleggeranno un altro.
Washington e Tel Aviv hanno così aperto il vaso di Pandora che tentavano di sigillare. Credevano di decapitare il regime; hanno invece decapitato ogni possibilità di compromesso. Hanno trasformato un anziano leader contestato anche all’interno dell’Iran in un simbolo unificatore che nessun missile potrà più cancellare.
E l’Iran ha risposto come solo uno Stato che si sente investito di una missione millenaria può fare.
Nuova ondata di missili e droni è partita nelle ultime ore. Esplosioni sono state segnalate a Dubai, Abu Dhabi, Doha, Manama e persino nella capitale omanita Muscat. Le capitali del Golfo – quelle stesse che avevano permesso o tollerato l’uso delle loro basi – stanno ora pagando il prezzo della loro ambiguità. Il messaggio di Teheran è chiaro: «Chi ha partecipato, anche solo con il silenzio, è bersaglio».
Nel frattempo nuovi raid israeliano-americani stanno colpendo ancora Teheran, Isfahan e Qom. Ma ogni bomba che cade sul suolo iraniano non fa che versare benzina sul fuoco del martirio.
Dalla Russia, Vladimir Putin ha scelto parole misurate ma inequivocabili:
«Esprimo le mie più sentite condoglianze al popolo iraniano per la perdita della Guida Suprema. L’assassinio di un capo di Stato viola ogni norma del diritto internazionale. È un atto che non resterà senza conseguenze».
Il vaso è aperto.
Il martire è stato creato.
L’escalation, ormai, non è più una possibilità: è una certezza teologica prima ancora che militare.
Chi ha deciso questo attacco ha sottovalutato la profondità storica e religiosa del nemico che ha scelto di sfidare. E il Medio Oriente, insieme al resto del mondo, sta per pagarne il conto.


Però già che ci sono. Potrebbero arare l intero Iran per poi passare agli altri beduini loro presunti amici. Condivido un vostro articolo in cui si evidenzia che gli americani non hanno amici, ma hanno utili idioti che usano all occorrenza…. Orso srekke e culona compresi