Crollano iscritti italiani a CGIL che fa cassa con gli immigrati
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**La CGIL ha Tradito l’Italia: Non Più Sindacato dei Lavoratori, ma Partito degli Immigrati che Ruba Salari e Sicurezza agli Italiani!**
Basta con le menzogne! La CGIL, quel colosso sindacale che un tempo pretendeva di difendere la classe operaia italiana, ha gettato la maschera: è diventata il partito degli immigrati, un’organizzazione che campa sui contributi degli stranieri mentre lascia i lavoratori veri a combattere da soli contro salari da fame, precarietà e violenza quotidiana. L’articolo bomba de *Il Tempo* di oggi, firmato dalla coraggiosa Francesca Totolo, smaschera senza pietà questo scandalo nazionale: in dieci anni la CGIL ha perso centinaia di migliaia di iscritti italiani, scendendo da 5.482.401 a 5.172.844 tesserati. Quasi la metà (47%) sono ormai pensionati. E come reagisce il sindacato rosso? Non certo con una battaglia per proteggere i nostri posti di lavoro, ma aprendo le porte a tappeto agli immigrati: nel 2024 gli stranieri iscritti sono aumentati di 8.195 unità e rappresentano già il 18% del totale. Nella sola Flai CGIL, quella dell’agroindustria, gli stranieri sono schizzati al 35% dei 232.000 iscritti, con un balzo da 78.000 a 81.000 in un solo anno. È una sostituzione etnica in piena regola, pagata con i soldi degli italiani!
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E qui arriva il colpo di grazia che fa ribollire il sangue: la CGIL non solo incassa quote dagli immigrati, ma “fa cassa” direttamente con i fondi pubblici europei destinati all’invasione. Quasi 3,2 milioni di euro in tre anni dal Fondo Fami dell’UE: 980.000 per il progetto Shub di “autonomia socio-economica” per chi ha protezione internazionale, 1,5 milioni per Form@ in Senegal per favorire ricongiungimenti familiari, altri 650.000 per progetti simili in Albania, Egitto, Marocco e Tunisia. Il Patronato Inca CGIL assiste 200.000 persone all’anno con servizi gratis – contratti di lavoro, traduzioni, corsi di lingua, pratiche fiscali – proprio per chi ha pagato 10-16 mila euro (a volte 18 mila!) ai trafficanti per arrivare qui. L’Inca, nato negli anni ’50 per aiutare gli emigranti italiani, oggi ha sedi in Africa e serve gli invasori. Matteo Bellegoni, responsabile migrazioni della Flai, parla apertamente di “grande mobilitazione nazionale contro il tema odioso della remigrazione”. Remigrazione? Per loro è una parolaccia! Preferiscono importare manodopera a basso costo che difendere gli italiani.
Pensateci bene, lavoratori italiani: questo è il tradimento più grave degli ultimi decenni. Da decenni ci ripetono la solita cantilena buonista: “gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Falso! La verità economica è sotto gli occhi di tutti: una carenza reale di manodopera farebbe schizzare in alto i salari, migliorerebbe le condizioni contrattuali, costringerebbe le imprese a investire in formazione e in tecnologie. Invece la CGIL, ossessionata dal multiculturalismo e dai finanziamenti UE, spinge per aprire i rubinetti dell’immigrazione irregolare e regolare, inondando il mercato del lavoro di braccia a basso costo. Risultato? Salari depressi, contratti da schiavi, posti di lavoro rubati ai giovani italiani che non trovano più occupazione dignitosa. E mentre i nostri autisti vengono massacrati di botte sugli autobus da maliani con precedenti (come accaduto a Verona solo poche settimane fa), la CGIL tace o, peggio, difende i “nuovi iscritti” stranieri.
Landini, dopo le elezioni, ha fatto la sua prima visita ufficiale in un centro di accoglienza a Bari, tra 545 richiedenti asilo. Non in una fabbrica italiana in crisi, non davanti a un magazzino dove i nostri operai rischiano ogni giorno. No: dal lato degli invasori. E ora creano persino un “coordinamento nazionale migranti” dentro la Flai, alleato con l’ONG Mediterranea di Luca Casarini. È chiaro: la CGIL ha scelto da che parte stare. Non più con l’operaio italiano che paga le tasse e mantiene il sistema, ma con chi arriva senza documenti, pretende diritti e spesso porta solo problemi di ordine pubblico.
È un allarme rosso, un tradimento che grida vendetta. I lavoratori italiani hanno tutto da guadagnare da una vera politica di rimpatri e stop all’immigrazione incontrollata: più posti di lavoro, salari più alti, sicurezza sui mezzi pubblici e nelle fabbriche. La CGIL invece ha scelto di sopravvivere come lobby degli stranieri, succhiando soldi pubblici e quote associative mentre l’Italia affonda.
Basta! È ora che i veri sindacati, quelli che mettono l’Italia al primo posto, prendano il posto di questo relitto ideologico. È ora che il governo chiuda i rubinetti dei fondi UE per l’invasione e che gli italiani capiscano: chi difende l’immigrazione selvaggia non difende i lavoratori, li affossa. Svegliamoci prima che sia troppo tardi: la CGIL ha scelto gli immigrati. Noi scegliamo l’Italia!


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