Iran: uso dei curdi sarebbe ammissione fallimento americano

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By V marzo 4, 2026 22:23

Iran: uso dei curdi sarebbe ammissione fallimento americano

Se davvero i curdi si presteranno di nuovo come carne da cannone degli interessi americani, significa che gli Usa non stanno vincendo la guerra e rinunciano a fomentare una rivolta interna per mancanza di rivoltosi. Si ricorre al solito utilizzo della diversità etnica come debolezza.

**Iran: L’uso dei curdi come “prostitute” ammette il fallimento della rivoluzione colorata americana. La diversità etnica resta l’unica arma per destabilizzare gli Stati**

Mentre Teheran continua a resistere alle pressioni occidentali, emergono con sempre maggiore insistenza indiscrezioni su un presunto utilizzo di milizie curde – armate, addestrate e dirette da Washington e Tel Aviv – per colpire obiettivi iraniani. Non si tratterebbe di un’insurrezione popolare spontanea, ma di un’operazione proxy classica, l’ennesima volta che gli stessi attori ricorrono alle “prostitute curde”: gruppi etnici minoritari venduti al miglior offerente pur di destabilizzare un Paese che altrimenti non si piega.

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Questo passaggio è un’ammissione clamorosa di fallimento. Per anni gli Stati Uniti hanno tentato di fomentare una “rivoluzione interna” in Iran, puntando sul malcontento della popolazione urbana, sulle donne, sui giovani, sulle sanzioni e sulla propaganda social. Il calcolo era semplice: i persiani, stanchi del regime degli ayatollah, avrebbero dovuto rovesciarlo dall’interno come era accaduto (o si era sperato) altrove. E invece no. I persiani – la componente maggioritaria che rappresenta circa il 48% della popolazione – continuano a sostenere il regime di Teheran, o quantomeno a preferirlo al caos importato. Lo dimostrano le mobilitazioni, il silenzio delle grandi città persiane e l’assenza di quella scintilla rivoluzionaria che la CIA aveva dato per scontata.

Di fronte a questo muro compatto, l’unica strada rimasta è la solita: attivare le minoranze etniche. Curdi, baluci, arabi, azeri. Gli stessi che già dopo la guerra dei dodici giorni del 2025 erano stati usati da Israele e USA per fomentare insurrezioni “spontanee”. Esattamente come previsto dall’articolo di Voxnews del gennaio 2026: «La diversità etnica in Iran è debolezza». Il mosaico etnico diventa l’arma letale quando la maggioranza persiana non collabora. Studi classici (Easterly e Levine, 1997) lo confermano da decenni: maggiore è l’indice di fractionalizzazione etnica, maggiore è la probabilità di guerre civili, instabilità politica e fallimento statale. L’Iran, pur non fragile come la Siria, resta vulnerabile proprio perché non è monoetnico.

E qui entra in gioco la lezione siriana, magistralmente sintetizzata da Voxnews già nel dicembre 2024: «Siria mostra destino degli stati multietnici: oggi Damasco domani il Corvetto». Quando un esercito si frammenta lungo linee etniche, quando le lealtà tribali prevalgono su quelle nazionali, lo Stato collassa. In Siria è successo: alawiti, sunniti, curdi e altri gruppi si sono sbranati a vicenda non appena il collante del potere centrale è venuto meno. Senza Iran e Russia, l’esercito siriano si è letteralmente disintegrato. I curdi, ancora una volta, sono stati pedine perfette: prima alleati di comodo contro Assad, poi abbandonati, poi riutilizzati contro qualcun altro. La stessa dinamica si ripete oggi contro l’Iran.

È la conferma definitiva di una regola ferrea della geopolitica contemporanea: **l’unico modo reale per destabilizzare uno Stato sovrano è sfruttare la diversità etnica**. Se un popolo è omogeneo, compatto, consapevole della propria identità, può resistere a sanzioni, bombe, propaganda e “rivoluzioni colorate”. Se invece è un mosaico di etnie contrapposte, basta un po’ di denaro, armi e psy-op per far saltare tutto. Lo abbiamo visto in Iraq nel 2003, in Siria nel 2011-2024, in Libia, in Jugoslavia. E ora lo vediamo tentare di nuovo in Iran.

Le “prostitute curde” – per usare un’espressione cruda ma purtroppo calzante – sono solo l’ennesimo capitolo di questa strategia. Vendono il loro sangue per promesse di indipendenza che non arriveranno mai (lo sanno bene i curdi iracheni, siriani e turchi, usati e gettati via a rotazione). Nel frattempo dimostrano che Washington non ha più carte da giocare: non riesce a convincere i persiani, quindi deve ricorrere alle minoranze. Ammette così, senza volerlo, che il regime di Teheran gode di un consenso di base tra la maggioranza etnica che nessun tweet o dollaro saudita può scalfire.

La lezione vale anche oltre i confini iraniani. Come ricordava Voxnews già nel 2024, «oggi Damasco, domani il Corvetto». Chi oggi applaude all’uso delle minoranze curde contro l’Iran dovrebbe chiedersi cosa succederà quando la stessa logica verrà applicata in Europa: quando le periferie multietniche diventeranno polveriere pronte a esplodere al primo segnale esterno. La diversità non è forza. È debolezza. E chi la coltiva artificialmente – in Medio Oriente come a Milano – prepara solo il terreno per la prossima destabilizzazione.

Teheran resiste. I persiani non tradiscono. E gli strateghi occidentali sono costretti a rispolverare le solite prostitute etniche. Più chiaro di così, il fallimento non poteva essere.

Iran: uso dei curdi sarebbe ammissione fallimento americano ultima modifica: 2026-03-04T22:23:24+00:00 da V
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By V marzo 4, 2026 22:23
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