Giudice vieta espulsione assassino pakistano: anche la Grecia non è sicura

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By V marzo 5, 2026 14:08

Giudice vieta espulsione assassino pakistano: anche la Grecia non è sicura

**Pakistano imputato di omicidio libero perché la Grecia ha carceri inumane: Corte d’Appello di Firenze nega l’estradizione – l’ennesima beffa dello Stato, mentre le vittime italiane restano senza giustizia e i veri cittadini pagano il conto**

È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia è diventata uno strumento al servizio dell’impunità per gli stranieri pericolosi e del buonismo ideologico più sfrenato, mentre i cittadini onesti pagano il conto due volte: con le tasse e con la paura per la propria sicurezza. Un pakistano di 26 anni, K.Y., residente nel Senese (domiciliato a Siena ma con alias che lo “invecchia” e gli attribuisce un altro indirizzo sul Monte Amiata), accusato in Grecia di omicidio volontario e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è stato scarcerato e lasciato a piede libero dalla Corte d’Appello di Firenze. Motivo? «Rischi un trattamento incompatibile con i diritti CEDU» nelle carceri greche. Come titola oggi in prima pagina *La Verità* (5 marzo 2026): **«Pakistano imputato di omicidio libero perché la Grecia ha carceri inumane»**. I giudici fiorentini hanno negato l’estradizione perché le autorità elleniche non hanno fornito garanzie sufficienti sulle condizioni detentive (carcere di Nigrita sovraffollato, 700 detenuti contro 600 posti, o quello di Salonicco già condannato dalla CEDU per celle degradanti, igiene precaria e carenza di assistenza medica).

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I fatti sono da brivido e risalgono all’ottobre 2025 vicino a Kilkis, in Grecia. L’uomo è accusato di aver sparato tre volte a un cittadino della Sierra Leone, M.J., in un albergo a Evzonoi. La vittima aveva pagato per essere aiutata a uscire illegalmente dal Paese, il tentativo era fallito e aveva chiesto indietro i soldi. Secondo l’accusa greca, il pakistano – in «stato d’animo tranquillo» – lo ha fatto rintracciare e lo ha freddato con tre colpi d’arma da fuoco. Reati pesantissimi: omicidio volontario e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro. Arrestato a Siena il 10 dicembre 2025 con mandato di arresto europeo, era in carcere da mesi. Ma la sentenza della Corte d’Appello di Firenze lo rimette in libertà: meglio un presunto assassino e trafficante di clandestini a spasso in Italia piuttosto che «soffrire» in una prigione greca.

Traduzione per i cittadini italiani che pagano le tasse e vivono nel terrore: se sei un pakistano accusato di omicidio e di alimentare l’invasione, lo Stato ti protegge dalle «brutte carceri» elleniche (che hanno problemi identici alle nostre), ma non esita a lasciare per strada un potenziale killer. Non importa la vittima, non importa la sicurezza nazionale, non importa il buon senso. Conta solo applicare a senso unico l’articolo 3 della CEDU, quello che premia i delinquenti stranieri e lascia le vittime senza giustizia.

È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte, compresa l’assoluzione del pakistano “cieco assoluto” di Monza (quello che guidava il SUV, gestiva negozi e incassava la pensione INPS nonostante la Guardia di Finanza lo avesse filmato in piena autonomia):
– Risarcimento di 700 euro a Redouane Laaleg, algerino irregolare con 23 condanne.
– Risarcimento di 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete.
– Risarcimento di 18.000 euro a un pakistano respinto in Slovenia per «trattamenti inumani».
– Nessun risarcimento per i familiari di Santo Re, ucciso da un irregolare zimbabwese con sei ordini di espulsione ignorati.

Lo Stato italiano può essere chiamato a tutelare i diritti di un presunto omicida pakistano, ma fallisce quando deve proteggere i suoi cittadini. La sicurezza degli italiani viene dopo il “comfort” dei criminali stranieri. Giorgia Meloni ha già commentato sentenze di questo tipo: «Sentenze assurde. Soldi e sicurezza degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: si regala la libertà a chi è accusato di omicidio e di far entrare altri clandestini.

Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni per chi premia furbetti e lascia impuniti i violenti).

Gli ultimi sondaggi (fino all’11 febbraio) danno il Sì tra il 58% e il 63% tra i votanti probabili, affluenza stimata 54-57%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante.

Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a vedere liberati presunti assassini pakistani mentre le vittime di immigrati irregolari e i cittadini onesti restano senza giustizia. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori e assassini pericolosi, e condanna l’Italia a pagare chi la deruba e la insanguina.

Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti, non chi li prende in giro con sentenze ideologiche o li uccide per una lite sui soldi dei clandestini. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro la sicurezza nazionale! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!

Giudice vieta espulsione assassino pakistano: anche la Grecia non è sicura ultima modifica: 2026-03-05T14:08:09+00:00 da V
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