Lampedusa, l’ex sindaco accoglione a giudizio per appalti truccati
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**Lampedusa, l’ex sindaco “accogliente” Totò Martello rinviato a giudizio per appalti truccati: mentre predicava “accoglienza senza confini” arraffava soldi pubblici con minacce e peculato**
Chiesa, sinistra e coope rosse si spartiscono il business dei migranti. Ora salta fuori che anche il paladino dell’accoglienza illimitata di Lampedusa rubava con gli appalti mentre l’isola affogava nei clandestini.
**Lampedusa – “Accoglienza senza confini”, diceva. E intanto, secondo le accuse, arraffava appalti per amici e parenti.** Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Iacopo Mazzullo, ha disposto il rinvio a giudizio di **21 persone** (tra cui l’ex sindaco Salvatore “Totò” Martello e l’ex vicesindaco Salvatore Prestipino) per associazione a delinquere, concussione e peculato. L’inchiesta, partita nel 2021 e ribattezzata “Appalti ad amici e parenti a Lampedusa”, riguarda l’appalto per la manutenzione della rete fognaria e delle stazioni di sollevamento dell’isola. Secondo la Procura, Martello e la sua cricca avrebbero costretto l’impresa vincitrice (di Messina) a subappaltare i lavori a ditte di familiari e amici, con minacce e pressioni, intascandosi soldi pubblici destinati ai cittadini.
Vi ricordate di Salvatore “Totò” Martello, ex sindaco “comunista” di Lampedusa, quello dell’accoglienza senza confini?
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Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento ha disposto il rinvio a giudizio di 20 persone, tra questi Martello e l’ex vicesindaco… pic.twitter.com/8SRvfHenAU
Il post virale della scrittrice ha fatto il giro del web, e per una volta i numeri parlano chiaro: mentre Lampedusa veniva trasformata in un gigantesco hotspot a cielo aperto, con sbarchi record che hanno portato migliaia di clandestini (e relativi fondi statali), il “sindaco rosso” pensava agli affari sporchi. Nomi eccellenti nella lista degli imputati: parenti Martello (Giovanni, Antonio, Rosa), imprenditori locali come Andrea Policaro, Domenico Cucina, Rosario Cucina e altri. Tutti accusati di aver imposto subappalti illegittimi e di essersi appropriati di denaro pubblico.
Ma non è un caso isolato. Totò Martello era lo stesso che in tv e sui giornali invocava “accoglienza senza confini”, criticava il governo quando provava a fermare gli sbarchi e trasformava l’isola – già martoriata dal degrado – in un simbolo dell’immigrazione incontrollata. Ricordate? “L’Italia ci ha lasciato soli”, piangeva mentre i centri di accoglienza esplodevano, i turisti scappavano e i lampedusani pagavano con la paura e i soldi. Intanto i contribuenti italiani sborsavano miliardi per vitto, alloggio e “integrazione” di maschi adulti da paesi sicuri, esattamente come denunciato negli scandali Mafia Capitale e nei centri gestiti da Coop e multinazionali straniere.
E i cittadini di Lampedusa? Pagano il prezzo doppio: prima con l’invasione di clandestini che ha fatto collassare le infrastrutture (compresa quella fognaria finita sotto indagine), poi con gli appalti truccati che dovevano sistemare il disastro. La Procura parla di “condotte di costrizione” e “plurimi affidamenti illegittimi”. Tradotto: mentre predicava solidarietà, Martello e soci facevano affari d’oro con i soldi pubblici. Esattamente come Salvatore Buzzi undici anni fa: “I migranti rendono più della droga”. Qui non c’erano cooperative, ma appalti comunali pilotati: stesso sistema, stessa voracità.
La sinistra? Silenzio tombale o accuse di “attacchi politici”. Ma i fatti sono fatti: Martello, ex PD, era il volto dell’accoglionismo buonista che ha riempito Lampedusa di centri, hotspot e degrado. E oggi, mentre Meloni continua a mantenere oltre 140mila presenze nei centri di accoglienza (5,4 miliardi spesi dal 2022), scopriamo che anche gli ex sindaci “rossi” del fronte accoglienza erano parte del business.
Basta ipocrisia. Lampedusa non è una succursale di ONG e cooperative: è terra italiana, martoriata da anni di invasione. Quei fondi PNRR e statali vadano per rimpatri immediati, chiusura di tutti i CAS e CPR inutili, e priorità assoluta agli italiani. Altrimenti il vero scandalo non sarà solo il rinvio a giudizio di Martello, ma il fatto che l’Italia continui a finanziare questo sistema marcio.
Svuotiamo i centri. Rimandiamoli a casa. E che la giustizia faccia il suo corso anche con chi ha trasformato l’accoglienza in una miniera d’oro privata.
*Primo processo fissato per il 13 maggio. Seguiremo ogni udienza.*
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