Cani e gatti uccisi da immigrati in tutta Italia: le loro storie
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**Invasione di crudeltà: cani e gatti massacrati da immigrati in tutta Italia. Da Cesare a Merlino, da Olbia a Naro, la barbarie importata sta sterminando i nostri animali indifesi mentre l’Italia guarda altrove.**
Basta. Non è più tollerabile. Non è più accettabile. L’Italia sta subendo un’invasione che non porta solo criminalità, degrado e insicurezza nelle nostre città, ma una violenza cieca e primitiva che si abbatte sui più deboli tra i deboli: i nostri cani e i nostri gatti. Creature innocenti, simboli di affetto e di civiltà, massacrate senza pietà da chi arriva da culture dove la vita animale vale meno di niente. E il silenzio complice delle autorità, degli animalisti di professione e della sinistra buonista è assordante. Ecco i fatti, nudi e crudi, degli ultimi anni. Non eccezioni. Una regola.
Partiamo dall’ultimo orrore che ha spezzato il cuore di migliaia di italiani: **Cesare**, il gatto mascotte della stazione di Colleferro, vicino Roma. Un batuffolo grigio che ogni mattina accoglieva pendolari, operai, mamme, regalando un po’ di calore umano in mezzo al cemento. Il 27 gennaio 2026 un operaio nigeriano di 46 anni – sì, proprio lui, arrivato chissà come e chissà perché – gli ha sferrato un calcio violentissimo senza motivo. Cesare ha lottato per settimane tra dolori atroci al Policlinico Veterinario Roma Sud. Il 12 febbraio ha chiuso gli occhi per sempre. I Carabinieri lo hanno identificato e denunciato per maltrattamenti, ma sui giornali continua l’ipocrisia del “presunto aggressore”. Dove sono le gattare femministe? Dove sono gli animalisti che scendono in piazza solo quando l’aguzzino ha la pelle bianca? Silenzio. Complice. Rivoltante.
Pochi mesi prima, ad agosto 2025, a **Naro** in provincia di Agrigento, tocca a **Merlino**. Un cane docile, amato da tutto il quartiere, sgozzato in pieno centro da un 27enne originario del Mali, irregolare e già noto alle forze dell’ordine. Testimoni giurano che voleva mangiarlo. Sì, mangiarlo. Un atto di barbarie medievale in una città italiana. La gente sconvolta, i social in fiamme, Michela Vittoria Brambilla che denuncia senza mezzi termini. Ma l’uomo è ancora tra noi? Espulso? Certo che no. Meglio proteggere il “diverso” che il nostro cane di quartiere.
E poi febbraio 2026, **Olbia**. Un richiedente asilo tunisino, irregolare e già segnalato, impazzisce in un supermercato e uccide a forbiciate un cucciolo di cane. Due feriti tra le persone e un innocente peloso massacrato in pochi minuti. Arrestato, sì. Ma quanti altri come lui girano liberi con decreti di espulsione mai eseguiti?
Non è finita. Casi simili si ripetono da anni, come un copione maledetto. A Lecce nel 2022 un gatto di nome Pierluigi viene preso a calci in pieno centro storico da uno straniero di 40 anni: espulso dopo, ma il gatto era già morto. A Campiglia Marittima, Livorno, nel 2020 un immigrato dalla Costa d’Avorio uccide un gatto randagio e tenta di cucinarlo davanti alla stazione. Orrore puro.
E ancora Sezze, Latina: un cane ucciso, sezionato e gettato in una busta. L’autore? Un altro nigeriano. Stesso copione.
Questi non sono incidenti isolati. È il risultato di un’immigrazione incontrollata che importa non solo persone, ma mentalità incompatibili con la nostra civiltà. Gente che arriva da realtà dove gli animali sono cibo, oggetti o niente, e noi li accogliamo, li manteniamo, gli diamo diritti mentre i nostri pendolari, i nostri quartieri, i nostri animali pagano il prezzo in sangue e lacrime.
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Dove sono finite le associazioni animaliste quando l’aguzzino viene dal Sud del mondo? Perché non invadono le piazze per Cesare, per Merlino, per il cucciolo di Olbia? Perché difendere la “diversità culturale” è più importante che difendere la vita di un gatto o di un cane italiano? La risposta è chiara: ipocrisia. Paura di essere chiamati razzisti. Meglio voltarsi dall’altra parte mentre la nostra Italia viene cambiata per sempre.
Basta ipocrisia. Basta accoglienza suicida. Basta questo silenzio che uccide due volte: prima gli animali, poi la nostra coscienza. Serve espulsioni immediate e senza appello per chiunque commetta atti di crudeltà su animali. Serve controllo reale delle frontiere. Serve priorità agli italiani e ai nostri valori: rispetto per la vita, per gli indifesi, per la civiltà che abbiamo costruito.
Per Cesare. Per Merlino. Per tutti i cani e i gatti che stanno pagando con la vita questa follia migratoria. È ora di dire basta, con forza, con rabbia, con la determinazione di chi non vuole perdere anche l’anima del Paese. Altrimenti non resterà più nulla da salvare. Né animali, né Italia.


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