Nelle scuole italiane sì alle preghiere islamiche, no a quelle cristiane!
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**Nelle scuole italiane sì alle preghiere islamiche, no a quelle cristiane: la reciprocità che manca e l’islamizzazione avanza a passo di Ramadan**
Firenze, marzo 2026. Mentre l’Italia si interroga ancora sulle sue radici cristiane, una scuola pubblica della città simbolo del Rinascimento ha deciso di trasformare un’aula in moschea temporanea. All’IIS Sassetti-Peruzzi, su richiesta degli studenti musulmani, il dirigente scolastico Osvaldo Di Cuffa ha individuato e concesso uno spazio dedicato dove gli alunni islamici possono pregare durante l’orario delle lezioni, in occasione del Ramadan. “Ovviamente ho acconsentito immediatamente”, ha dichiarato il preside alla stampa, sottolineando che “quest’anno il mese sacro è particolarmente sentito” e che la multiculturalità è da anni “caratteristica della scuola”.
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Semplice, no? Basta chiedere, invocare inclusione, tolleranza e pluralismo, e lo spazio si trova. Peccato che la stessa “laicità” della scuola pubblica italiana – quella che viene sbandierata come scudo inviolabile – si trasformi in un colabrodo quando si tratta di difendere le nostre radici cristiane.
Pochi giorni prima, infatti, la maggioranza di centrosinistra al Comune di Firenze aveva bocciato seccamente la proposta di apporre un piccolo crocifisso nelle aule delle scuole comunali. Motivo? “Offensivo”, “discriminatorio”, contrario al principio di laicità. Lo stesso principio che, evidentemente, non vale quando si tratta di concedere un’aula per le cinque preghiere quotidiane islamiche. Due pesi e due misure: per i musulmani la scuola diventa luogo di culto, per i cattolici persino un crocifisso è tabù.
È la fotografia perfetta dell’islamizzazione strisciante che sta conquistando le nostre istituzioni scolastiche. Fino a qualche anno fa si invocava il principio di reciprocità: se in Arabia Saudita, in Iran o in Pakistan i cristiani non possono nemmeno mostrare un crocifisso senza rischiare la vita, perché in Italia dovremmo regalare moschee in classe senza pretendere nulla in cambio? Quel principio, estensione naturale del diritto internazionale, è stato buttato nel cestino. Perché? Perché con l’Islam non si ragiona di reciprocità, e perché la fede cristiana in Occidente è diventata la Cenerentola dei diritti, quella che si può offendere senza conseguenze.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Nei paesi a maggioranza musulmana i nostri fratelli cristiani vengono ancora oggi perseguitati, discriminati, uccisi o costretti alla conversione. È la dottrina stessa dell’Islam, che non conosce separazione tra fede e potere e che ha come obiettivo finale la sottomissione (islam = sottomissione). Ma quello che fa ancora più rabbia è che questa asimmetria non viene più contrastata nemmeno a casa nostra.
Immaginiamo per un momento cosa accadrebbe se un gruppo di studenti cattolici del Sassetti-Peruzzi chiedesse un’aula per recitare l’Angelus a mezzogiorno, come facevano i nostri nonni al suono della campana del paese, o per le Lodi mattutine prima delle lezioni. O se pretendessero uno spazio fisso per la Messa di inizio anno scolastico. La risposta sarebbe immediata: “La scuola è laica, gli atti di culto non si svolgono durante l’orario scolastico”. Peccato che per i musulmani la preghiera in orario scolastico sia diventata improvvisamente “attività inclusiva” e non “atto di culto”.
Lo scandalo non è solo fiorentino. È nazionale. Sempre più istituti, soprattutto al Nord e nelle grandi città, stanno cedendo a richieste analoghe: orari di mensa modificati per il Ramadan, spazi per la preghiera, deroghe al programma scolastico. Nel frattempo, i dirigenti che osano far entrare un sacerdote per la benedizione pasquale o per una Messa volontaria di inizio anno vengono attaccati come “integralisti” e finiscono sui giornali.
È l’islamizzazione delle menti prima ancora che dei territori. Si parte dalle aule – dove si forma la nuova generazione – e si arriva alla società intera. La sinistra, che governa Firenze come gran parte delle grandi città, applaude: è “integrazione”. In realtà è resa culturale. È il riconoscimento implicito che l’Islam, non essendo mai stato sottoposto a un processo di secolarizzazione come il cristianesimo, porta con sé una visione totalizzante che non accetta di essere confinata nella sfera privata.
Ai ragazzi cattolici del Sassetti-Peruzzi, e di tutte le scuole italiane, lanciamo un appello concreto: fatevi avanti. Chiedete formalmente uno spazio analogo per le vostre preghiere. Documentate tutto. Filmate le risposte. Portate il caso all’attenzione dell’opinione pubblica. Solo così potremo dimostrare nero su bianco che la laicità italiana è a corrente alternata: spenta quando si tratta del Crocifisso, accesa quando si tratta della mezzaluna.
Perché l’Italia non è terra di conquista. È la terra che ha dato i natali al cristianesimo in Occidente, che ha costruito cattedrali prima delle moschee, che ha forgiato la sua identità sui valori giudaico-cristiani. Se non rivendichiamo con forza questo principio di reciprocità – a casa nostra e nei rapporti internazionali – tra pochi anni non saremo più noi a decidere chi prega e dove. Lo decideranno loro.
E a quel punto, amici, sarà troppo tardi per lamentarsi.


E’ una delle solite contraddizioni della sinistra: il Cristianesimo gli fa schifo perchè impone dei requisiti morali da rispettare, col balubismo possono trombare chi vogliono purchè preghino 5 volte al giorno e quindi è migliore…