Veneto sotto assedio: “Qui comandano gli immigrati”
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**Veneto sotto assedio: gli immigrati comandano, Zaia lascia un’eredità di sangue e degrado**
TREVISO – Mestre – Non è più cronaca, è occupazione. In Veneto gli immigrati non si limitano a vivere: comandano. Pestaggi, accoltellamenti, piazze trasformate in ring e in bazar della violenza. Due episodi in poche ore, a Treviso e a Mestre, dimostrano senza ombra di dubbio che le nostre città non sono più nostre. E il “moderato” Luca Zaia, con la sua politica di accoglienza soft, ha regalato ai veneti questa vergogna.
A Treviso, in via Collalto, l’ennesima rissa tra stranieri ha lasciato a terra un giovane nordafricano con il volto tumefatto e sanguinante. Una scena da far west sotto i portici, davanti a una folla di adolescenti italiani che assistevano divertiti, come a uno spettacolo. Polizia e carabinieri in forze, ambulanza, barella. Il ragazzo, visibilmente alterato, insultava persino chi cercava di aiutarlo. Ma il commento più pesante arriva dal titolare di un bar lì accanto, un uomo esasperato che non ha più paura di dire la verità: «Sono loro i padroni di questa città ormai. Credono che la violenza parta dal mio locale, ma io tengo la porta chiusa. Stamattina uno di loro mi ha pure spintonato. Hanno scelto questo punto per bivaccare tutto il giorno. Ormai non sappiamo più cosa fare».
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Padroni. Non ospiti, non lavoratori. Padroni. E Zaia, che per anni ha fatto il “governatore prudente”, lascia questa eredità: quartieri dove gli italiani hanno paura di uscire e dove gli stranieri regolano i conti tra loro a suon di botte, sotto gli occhi dei nostri ragazzi.
Pochi chilometri più in là, a Mestre, la situazione è ancora più feroce. Ieri sera, intorno alle 20, due nordafricani sono stati accoltellati alla schiena a distanza di poche decine di metri: uno in via Circonvallazione, l’altro in via Verdi, in pieno centro. Entrambi gravi, entrambi trasportati in codice rosso all’ospedale dell’Angelo. Il primo, un 50enne, è stato trovato a terra vicino a Villa Querini, storico punto di spaccio. Un residente coraggioso, Claudio Peris, ha visto tutto, ha filmato e ha chiamato subito forze dell’ordine. Il video mostra l’uomo a terra, ferito da diversi fendenti, soccorso da un altro straniero mentre perdeva sangue. Pochi minuti dopo, stessa sorte per un trentenne nordafricano in via Verdi. Stesso copione: coltello nella schiena, passanti che allertano il 118, indagini in corso per legare i due episodi.
Due agguati in simultanea, nella stessa zona, tra immigrati. E il centro di Mestre, ormai, è diventato terra di nessuno. Spaccio, bivacchi, violenza quotidiana. I residenti denunciano da anni, ma le risposte sono sempre le stesse: pattuglie che arrivano dopo, indagini che vanno per le lunghe, proclami inutili.
Basta girare per via Collalto o per il centro di Mestre per capire la realtà che i giornali “buonisti” nascondono: interi tratti di città sono stati ceduti. Gli immigrati si muovono in branco, bivaccano, spacciano, si scannano tra loro e, quando serve, sfogano la violenza anche contro chi osa protestare. Gli italiani? Spettatori o vittime silenziose. I nostri adolescenti crescono pensando che questa sia la normalità. I commercianti abbassano la serranda e tengono la bocca chiusa per paura di ritorsioni.
Questa è l’eredità di Zaia e della sua linea “moderata”: tolleranza zero sulla carta, resa totale nei fatti. Mentre il governatore sorrideva alle telecamere e parlava di integrazione, le nostre piazze diventavano colonie nordafricane. Ora il Veneto paga il conto: sangue, paura, degrado.
Non è razzismo dire la verità. È buonsenso. È istinto di sopravvivenza. Gli immigrati che arrivano senza regole, senza controlli, senza intenzione di integrarsi, non portano ricchezza: portano guerra. Guerra tra loro, guerra contro di noi.
Le forze dell’ordine fanno quello che possono, ma non possono sostituirsi a una politica che ha deciso di arrendersi. Servono espulsioni immediate per i pregiudicati, presidio militare delle zone a rischio, stop all’accoglienza indiscriminata. Altrimenti il Veneto non sarà più Veneto. Sarà solo l’ennesima provincia perduta.
I veneti hanno il diritto di riprendersi le loro città. Prima che sia troppo tardi.


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