Sgozza italiano in piazza perché vuole la sua ragazza
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ASTI – Sabato pomeriggio, in pieno giorno, nel cuore del quartiere Torretta. Una piazza che dovrebbe essere luogo di incontro per i nostri ragazzi si trasforma in teatro di sangue. Un 21enne di origine albanese, residente in città, ha tentato di uccidere un coetaneo italiano di 22 anni con un coltello da cucina, dopo una lite nata per una ragazza. L’accusa è pesantissima: tentato omicidio. L’aggressore è già rinchiuso nel carcere di Alessandria, mentre la vittima è stata dimessa con una prognosi di 20 giorni dopo essere stata colpita all’addome e al volto.
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I fatti, ricostruiti dai Carabinieri intervenuti sul posto, sono agghiaccianti nella loro banalità e ferocia. I due giovani discutono davanti a numerosi testimoni per questioni di rivalità amorosa. Il litigio si infiamma. A un certo punto l’albanese si allontana, rientra nella sua abitazione, prende un coltello da cucina e torna in piazza determinato a risolvere la questione nel modo più brutale. Colpi precisi, diretti al corpo. Il ragazzo italiano stramazza a terra, ferito gravemente. Solo l’arrivo tempestivo dei militari ha evitato il peggio. Ferite superficiali, per fortuna, ma il messaggio è chiaro: in Italia oggi si muore – o si rischia di morire – per una ragazza, e chi impugna il coltello è troppo spesso uno straniero.
Questo non è un episodio isolato. È la cronaca quotidiana di quartieri come la Torretta di Asti, un tempo tranquilli e oggi sempre più teatro di violenza importata. Giovani italiani aggrediti selvaggiamente nella loro città, nella loro piazza, per motivi che un tempo si risolvevano con un pugno o una discussione. Invece no: l’immigrato albanese va a casa, si arma e torna per finire il lavoro. È premeditazione, è ferocia, è la dimostrazione lampante che l’integrazione tanto decantata dai buonisti è fallita miseramente.
Mentre l’Italia continua ad aprire le porte senza controllo, i nostri figli pagano in prima persona. Quartieri popolari trasformati in zone a rischio, dove la legge della strada sostituisce quella dello Stato. Albanesi, maghrebini, africani: le statistiche parlano chiaro da anni, ma nessuno vuole ascoltarle. Aggressioni, risse, coltelli. E poi? Processi, carcere pagato dagli italiani, magari una condanna mite e il ritorno in circolazione. Basta. È ora di dire la verità senza ipocrisie: chi viene da fuori e sceglie la violenza non ha diritto di restare.
Il giovane italiano ferito guarirà, per fortuna. Ma la ferita alla comunità è profonda. Quanti altri episodi serviranno perché il governo si svegli? Quanti coltelli dovranno essere estratti in piazza prima di capire che l’immigrazione incontrollata non porta ricchezza, ma sangue, paura e insicurezza?
Asti oggi è solo l’ultimo capitolo di una storia che si ripete in tutta Italia. Il quartiere Torretta, la provincia piemontese, le città medie che un tempo dormivano sonni tranquilli: nessuna zona è più al sicuro. È tempo di misure drastiche e immediate: espulsioni immediate per gli stranieri che commettono reati gravi, revoca della residenza, chiusura delle frontiere a chi non porta valore ma solo problemi. Proteggere gli italiani non è razzismo, è dovere elementare dello Stato.
Fino a quando non lo capiremo, scene come quella di sabato ad Asti si ripeteranno. E ogni volta il prezzo lo pagheremo noi.


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