LA RETE DEI MEDICI CHE LIBERANO CLANDESTINI SI ALLARGA AD ALTRI OSPEDALI
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**Medici rossi in rete nazionale: la dottoressa di Ravenna chiedeva ai colleghi di Milano “copie delle certificazioni” per “fare una mappatura” – L’inchiesta anti-rimpatrio sta per esplodere in tutta Italia!**
Roma, 10 marzo 2026 – È la prova definitiva che non si trattava di quattro medici “sbandati” di Ravenna. Era – ed è – un sistema organizzato, una rete clandestina di camici bianchi che lavora contro l’Italia da Nord a Sud. Una dottoressa indagata nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna scriveva a un collega di Milano chiedendogli copie di certificati falsi: «Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura».
Mappatura. Come in un centro di comando militare. Come se stessero catalogando armi per una guerra. Solo che le armi, in questo caso, sono certificati medici taroccati per tenere in Italia migliaia di irregolari criminali, impedendo i rimpatri e sabotando lo Stato italiano.
Ecco il post di Francesca Totolo che sbatte in faccia a tutti la gravità di questo nuovo colpo di scena:
L’inchiesta certificati anti rimpatrio potrebbe allargarsi ad altri ospedali
In una chat tra una dottoressa indagata di Ravenna e un collega di Milano
👉 “Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura” pic.twitter.com/zL4oL8QxtD
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 10, 2026
Questa chat non è un pettegolezzo. È la conferma che il sistema Ravenna non era un caso isolato. Era il centro di una rete. Una dottoressa indagata per falso ideologico e interruzione di pubblico servizio chiedeva ai colleghi di un altro ospedale – Milano – di inviarle i loro certificati “anti-rimpatrio” per costruire una mappa nazionale. Una mappatura di come fregare lo Stato, di come dichiarare “non idonei” molestatori seriali, spacciatori, violenti, pur di non farli finire nei CPR.
Ricordiamo i numeri di Ravenna: su 64 clandestini visitati (quasi tutti fermati dopo reati gravi), solo 20 idonei. 44 salvati. 34 con certificato di non idoneità firmato. 10 che si sono rifiutati della visita e sono stati comunque liberati. E nelle chat tra loro: «Bene! Gli facciamo il c… a questi m… sbirri». Festeggiavano ogni volta che un irregolare restava libero di delinquere nelle nostre strade.
Ora sappiamo che non erano soli. C’è un collega a Milano. E chissà quanti altri a Torino, Napoli, Bologna, Firenze. La “mappatura” dimostra che si stavano organizzando. Stavano creando un database dei trucchi: malattie infettive inventate, disturbi psichiatrici farlocchi, patologie croniche inesistenti. Tutto per dire “no” all’espulsione. Tutto per tenere in Italia chi dovrebbe essere rimpatriato.
Questo è tradimento su scala nazionale. Medici pagati con i nostri soldi, protetti dal Servizio Sanitario Nazionale, che lavorano per l’invasione invece di curare gli italiani. Medici rossi che antepongono l’ideologia alla sicurezza delle nostre città. Medici che, mentre le nostre figlie vengono aggredite a San Lorenzo o sui mezzi pubblici, firmano certificati per liberare gli aggressori.
L’inchiesta deve allargarsi immediatamente a tutti gli ospedali d’Italia. Ogni reparto di Malattie Infettive, ogni medico che ha firmato un “non idoneo” negli ultimi due anni deve essere verificato. Ogni chat, ogni mail, ogni “mappatura” deve essere sequestrata. Perché se a Ravenna hanno salvato il 69% dei criminali, quanti altri migliaia stanno girando liberi grazie a questa rete?
La sinistra e le solite associazioni (Emergency, SIMM, ASGI) già strillano al “clima di caccia alle streghe”. Ma la vera caccia alle streghe è quella che loro hanno condotto contro l’Italia: contro le espulsioni, contro i CPR, contro chi osa difendere i confini. Ora il boomerang torna indietro e colpisce duro.
Basta.
Questa non è più tollerabile.
Questi medici vanno radiati tutti.
Licenziati senza pietà.
Processati per falso e per aver messo in pericolo la sicurezza nazionale.
E se la “mappatura” confermerà una rete estesa, allora si apra un’inchiesta parlamentare e si chiuda il rubinetto ai fondi che finanziano queste strutture.
L’Italia è sotto attacco dall’interno.
Non solo dalle ONG che scaricano clandestini sulle coste.
Ma anche dai camici bianchi che, invece di guarire, infettano il Paese con la loro ideologia distruttiva.
La chat tra Ravenna e Milano è la prova che il cancro è diffuso.
Ora tocca allo Stato operare con il bisturi.
Radiazioni immediate.
Indagini a tappeto.
Espulsioni forzate per tutti quelli che questi medici hanno illegalmente protetto.
Altrimenti non ci sarà più nessun rimpatrio possibile.
Solo l’invasione definitiva, firmata e timbrata dai medici rossi che stanno mappando la nostra rovina.
Svegliamoci. Prima che sia troppo tardi.


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