Mentre femministe marciavano in piazza contro il patriarcato i migranti violentavano le donne
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**Mentre le transfemministe invocano il fuoco contro gli italiani, le donne italiane cadono sotto i colpi degli immigrati: l’8 marzo della vergogna**
Roma, 12 marzo 2026 – È uno spettacolo grottesco e allarmante quello a cui abbiamo assistito l’8 marzo. Piazza dopo piazza, le transfemministe hanno trasformato la Giornata internazionale della donna in un circo di odio contro il “patriarcato italiano”, contro Pro Vita e Famiglia, contro chiunque osi difendere la famiglia naturale. Urla, minacce di molotov, slogan come “Uccidere un fascista non è un reato”. Eppure, nello stesso momento, in tutta Italia, donne di ogni età – italiane, giovani, anziane, minorenni – subivano violenze sessuali, aggressioni, tentati stupri da parte di immigrati. Stranieri che rappresentano appena il 9% della popolazione residente, ma che commettono quasi una violenza sessuale su due. Lo dicono i dati stessi di “Non una di meno”: nel 2025, quasi una donna uccisa su tre ha perso la vita per mano di uno straniero.
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E mentre loro strillavano contro gli uomini italiani, i veri predatori continuavano indisturbati la loro opera di terrore.
A Bottanuco, provincia di Bergamo, una 26enne è stata drogata, colpita con una sciabola e stuprata ripetutamente da un 43enne marocchino pluripregiudicato. Lo stesso uomo era già finito in manette cinque mesi prima per un’identica violenza nel Milanese. Pochi giorni dopo, nel Sulcis, un 19enne algerino sbarcato clandestinamente appena cinque giorni prima – ospite di un centro di accoglienza a Monastir – ha tentato di stuprare una ragazzina di 16 anni. Già denunciato per furto, è uscito con il solo obbligo di firma. Libertà per lui, incubo per lei.
A Oristano, una donna di 70 anni è stata seguita fino a casa, baciata con la forza e aggredita sessualmente da un 42enne nordafricano. Solo l’intervento provvidenziale di un passante e dei carabinieri ha evitato il peggio. A Torino, davanti a una scuola in zona Borgo Po, una ragazza è stata spinta a terra e palpeggiata da un 33enne bengalese. A Roma, un 23enne ivoriano ha palpeggiato una studentessa sulla metro Cavour e rapinato un altro passeggero: fermato, è stato subito rimesso in libertà per poi essere arrestato solo dopo la denuncia per violenza sessuale.
E non solo donne: a Firenze, un 17enne italiano addormentato su un tram è stato trascinato sotto un cavalcavia e violentato da un 32enne marocchino, in Italia da tre anni, con precedenti per reati contro il patrimonio.
Il “maniaco del treno” di Reggio Emilia, un 33enne pakistano beneficiario di protezione internazionale, ha collezionato due condanne e tre processi per sei aggressioni sessuali a ragazze – anche minorenni – sui treni regionali. È ancora a piede libero, “curato” per problemi mentali. A Modena, un 39enne ghanese è stato condannato a 6 anni e 8 mesi per aver compiuto atti sessuali davanti a una bambina in un parco di Formigine. A Rimini, un 37enne pakistano ha preso 3 anni per aver aggredito e tentato di violentare una 15enne che andava a scuola.
A Treviso, un 19enne senegalese ha tentato di stuprare una 13enne insieme a un complice minorenne: il giudice ha bocciato il patteggiamento a 2 anni e 5 mesi perché troppo mite. L’aggressore l’aveva buttata a terra, le aveva allargato le gambe e stava cercando di spogliarla. Solo il coraggio della ragazzina ha salvato lei e l’amica.
E poi Brescia, dove ex consiglieri comunali di origine indiana e pakistana – Balwinder Singh, Kaul Baljiet e Iyas Ashkar – sono finiti sotto inchiesta per maltrattamenti sulle figlie, violenza sessuale incestuosa e pedopornografia. Singh arrivava a giustificare davanti alle ragazze l’omicidio di Saman Abbas. Uno scandalo che puzza di integrazione fallita fino al midollo.
Le aggressioni non si fermano. A Romano di Lombardia, un 26enne africano ha massacrato di botte una signora di 79 anni, fratturandole naso e volto: già coinvolto in altre rapine violente a anziane, era in affidamento ai servizi sociali. A Torino, quartiere Aurora, un marocchino di 22 anni ha accoltellato al collo una ragazza cinese dopo aver minacciato i passanti con un coltello. A Bologna, un somalo irregolare ha preso a pugni in faccia un’insegnante in gita scolastica. A Roma, San Lorenzo, una studentessa minorenne è stata colpita con un pugno al volto da uno straniero mentre andava a scuola; nello stesso quartiere, un 22enne tunisino aveva già aggredito ferocemente tre donne e una bambina di 12 anni.
Questo è il vero volto dell’immigrazione di massa. Non accoglienza, non arricchimento culturale: violenza, stupri, terrore quotidiano. Le transfemministe, occupate a invocare molotov contro gli italiani che difendono la vita, tacciono. Non una parola, non un corteo, non un sit-in contro queste violenze d’importazione che stanno trasformando le nostre città in zone di guerra per le donne italiane.
Basta ipocrisia. Basta buonismo suicida. L’Italia non può più permettersi di accogliere chi viene qui per stuprare, aggredire e distruggere. È tempo di fermare l’invasione prima che altre donne paghino con la vita o con l’inferno questo delirio multiculturale. Le nostre figlie, le nostre madri, le nostre nonne meritano sicurezza, non retorica. E la sicurezza si difende con i fatti: espulsioni immediate, confini sigillati, tolleranza zero. Prima che sia troppo tardi.


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