Giudici liberano altra nave ONG sequentrata e annullano multa
Related Articles
**Giudice di Chieti sospende fermo e multa alla nave Humanity 1: assolte le Ong che ignorano la Libia, l’ennesima beffa dello Stato mentre gli italiani annegano nelle tasse e nell’invasione**
È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia è diventata uno strumento al servizio delle Ong, del buonismo ideologico e dell’impunità per chi viola le leggi dello Stato, mentre i cittadini onesti pagano il conto due volte: con le tasse e con l’indignazione. La nave Humanity 1 della Sos Humanity, dopo aver effettuato un salvataggio in mare nel dicembre 2025 e sbarcato decine di migranti ad Ortona, è stata fermata per 20 giorni e multata di 10.000 euro per non aver comunicato con le autorità marittime libiche, come imposto dal diritto e dalle procedure italiane. Risultato? Il Tribunale di Chieti decide di sospendere l’efficacia esecutiva del provvedimento di fermo e della sanzione pecuniaria. La Ong esulta: «Altra vittoria per la Justice Fleet dopo i fermi della Sea-Watch 5 e della Sea-Eye 5 dichiarati illegittimi». Traduzione per gli italiani che lavorano e pagano: le navi delle Ong possono ignorare la Libia, rifiutare il coordinamento e continuare a fare ciò che vogliono. E se lo Stato prova a fermarle? Arriva il giudice a salvarle.
VERIFICA NOTIZIA
I fatti sono chiari e documentati: la Humanity 1, parte della cosiddetta “Justice Fleet”, ha soccorso migranti in acque internazionali ma ha deliberatamente ignorato il Centro di coordinamento libico, sostenendo che «non è un attore legittimo» e citando violazioni dei diritti umani. Peccato che l’Italia riconosca proprio quel coordinamento per evitare ingressi incontrollati e tragedie annunciate. Le autorità hanno applicato il decreto Piantedosi: stop di 20 giorni e multa. Ora il giudice di Chieti blocca tutto, accogliendo il ricorso della Ong che grida vittoria e accusa il governo di «politiche ostruzionistiche» che violerebbero il diritto internazionale. Mentre criminali e trafficanti libici continuano a gestire il business dei barconi, le Ong ottengono carta bianca per continuare le loro operazioni senza regole.
È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Risarcimento di 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete, che speronò la Guardia di Finanza.
– Fermate annullate per altre navi Ong, con giudici che smontano i provvedimenti del governo Meloni.
– Nessun risarcimento per le vittime italiane di irregolari, come Santo Re ucciso da uno zimbabwese con sei ordini di espulsione ignorati.
– Ma per le Ong che portano migliaia di clandestini? Sempre assolte o “vittoriose”, con lo Stato che deve chinare la testa.
Lo Stato italiano può essere chiamato a pagare quando ostacola l’invasione (fermi, multe, controlli), ma non quando fallisce nel proteggere i confini e i contribuenti. Questa sospensione è un altro schiaffo ai veri italiani che vedono le loro tasse finire in accoglienza, risarcimenti e operazioni umanitarie che diventano taxi per l’Europa, mentre i porti abruzzesi e siciliani diventano basi logistiche per chi viola le leggi.
Giorgia Meloni ha già commentato casi simili: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: lo Stato prova a far rispettare le regole e un giudice lo stoppa, regalando impunità alle flotte delle Ong che rifiutano persino di parlare con la Libia. È la pacchia per chi usa il mare come porta girevole dell’immigrazione irregolare.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni per chi premia le Ong e lascia impuniti i trafficanti). Gli ultimi sondaggi (fino all’11 febbraio) danno il Sì tra il 58% e il 63% tra i votanti probabili, affluenza stimata 54-57%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante.
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a vedere sospesi fermi e multe alle navi Ong che ignorano le autorità mentre i veri italiani restano senza confini sicuri e senza giustizia. Votare Sì è dire basta a chi insulta il governo, accusa di malafede chi prova a fermare l’invasione, libera le flotte delle Ong e condanna l’Italia a pagare chi la deruba con “salvataggi” selettivi.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini e i suoi confini, non chi li prende in giro con sentenze a orologeria. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per le Ong che le usano come arma contro il decreto Piantedosi e i contribuenti! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


E poi dicono che i giudici che sentenziano a Kapokkia si contano sulle dita di una mano! Motivo in più per demolirli con una marea di SI (spero) 🙏🙏🙏
la vergogna non sono i magistraminkia è sto governo di idioti che non fa nulla a doversi vergognare,
Gli ukraini a mille leghe da casa loro hanno affondato vicino casa nostra una petroliera russa, ( per intendersi quella vicino lampedusa) e sto governo di castrati non si decide a mandare la X mas ad affondare ste merde galleggianti africane!
mi pare che i nuovi nazisti quelli che oggi governano il mondo a norimberga rinfacciarono ai vecchi nazisti il fatto che non era una giustificazione quella che loro adducevano a loro discolpa di aver ubbidito a degli ordini dati da superiori.
e la supercazzola era questa: ad un ordine palesemente errato non si ubbidisce
sto governo non potrebbe dire : alle stronzate dei magistrati non si da seguito! amen!
Certo sono tutti da mandarli a lavorare nei campi o in miniera.