Venezia, FdI corteggia ancora i voti islamici in cambio della moschea
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Aggiornamento su questa notizia:
Ce l’abbiamo fatta, il bengalese pro-moschea cacciato da Fratelli d’Italia: «Non sarà candidato»
Il senatore filo-islamizzazione e coordinatore locale di Fratelli d’Italia tenta ancora di candidare il suo figlioccio politico bengalese.
**Islamizzazione di Venezia: nuovo capitolo sul caso Howlader, il bengalese di Fratelli d’Italia. Il senatore Speranzon si conferma sponsor della grande moschea di Mestre e del voto etnico musulmano “in branco”**
VENEZIA – 14 marzo 2026. La battaglia per la grande moschea bengalese in via Giustizia a Mestre non è più solo un progetto di “centro culturale”: è diventata la prova lampante di come l’islamizzazione avanza in Veneto grazie all’appoggio occulto di pezzi della destra, e di come il voto etnico musulmano sta prendendo forma per decidere le sorti di Ca’ Farsetti.
La notizia di ieri, 13 marzo, parla chiaro: 500 fedeli si sono radunati per la preghiera del venerdì proprio sul terreno dove Prince Howlader, portavoce della comunità bengalese e fino a pochi giorni fa dirigente Fratelli d’Italia, vuole piantare la sua mega-moschea da 1.500 posti. Lo stesso Howlader ha già organizzato la festa di fine Ramadan per il 19-20 marzo nello stesso spot, contro il degrado e la criminalità? O per marcare il territorio islamico? Intanto l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint torna all’attacco: «Questo è Islam politico puro», e ha ragione da vendere. Ma nella destra lo scontro è totale, e il nodo si chiama Raffaele Speranzon.
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La risposta criptica del senatore veneziano, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, riapre infatti il caso della possibile candidatura a Ca’ Farsetti di Prince Howlader. Escluso dalle liste comunali per le pressioni di Forza Nuova e della Lega, il bengalese resta però un’arma elettorale micidiale: può spostare diverse migliaia di voti della comunità (si parla di oltre 3.000 preferenze tra i 20.000 bengalesi-musulmani di Mestre). E i finti patrioti sono pronti a tutto per la poltrona, anche a candidare islamici che vogliono costruire moschee e a prendere voti in cambio delle moschee: abominio.
Come abbiamo già denunciato nei precedenti articoli di questa inchiesta sull’islamizzazione veneta, Speranzon non è un novellino della vicenda. Fu lui a volere Howlader nel coordinamento cittadino di FdI a Mestre, a farsi fotografare con i bengalesi, a definire la moschea un possibile «ponte di dialogo» già nel maggio 2025 («nessuna chiusura preconcetta, purché rispettino le norme»). Allora parlava di «prevenire luoghi di culto abusivi» e di «trasparenza nei finanziamenti». Oggi, mentre il partito lo scarica per salvare la faccia, il senatore risponde in modo ambiguo: non chiude del tutto, non prende posizione netta. Si conferma così quello che avevamo scritto: un sostenitore dell’islamizzazione mascherato da prudenza elettorale.
Non è un caso. Speranzon ha legami familiari diretti con il mondo musulmano (moglie di origini marocchine e suoceri islamici, come emerso già nelle cronache del 2025). È lo stesso uomo che aveva spinto per inserire il bengalese nel direttivo locale «per volere del senatore». Ora, di fronte al rischio di perdere quel pacchetto di voti compatti, la sua ambiguità è rivelatrice: Fratelli d’Italia rischia di pagare caro il gioco di chi ha aperto le porte all’infiltrazione etnica per qualche voto alle urne.
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Prende intanto forma sotto i nostri occhi il **voto etnico musulmano “in branco”**: una comunità organizzata, cresciuta in dieci anni a Mestre, che vota unita, compatta, obbediente al suo portavoce. Tremila preferenze non si improvvisano: sono un esercito pronto a premiare chi gli dà la moschea e a punire chi la nega. Oggi a Venezia e domani in tutta Italia. Per questo è urgente azzerare immigrazione regolare dai paesi islamici e tornare allo ius sanguinis: tutte cose che la Meloni non ha fatto.
È questo il pericolo che Cisint denuncia da tempo: non un semplice luogo di preghiera, ma un centro di aggregazione politica islamica che trasformerà interi quartieri in enclave, presidiate dal venerdì in poi con preghiere di massa e feste del Ramadan.
Mentre la Lega tiene la linea dura e smaschera il gioco, Speranzon e i meloniani che lo seguono rischiano di regalare a Venezia il primo grande tempio dell’islamizzazione ufficiale. Howlader non molla: resta in FdI, firma preliminari d’acquisto da 150mila euro, organizza preghiere sul posto. E il senatore? Con la sua risposta criptica gli tiene aperta la porta di Ca’ Farsetti.
È il segnale più chiaro: in Italia la destra meloniana, quando si tratta di voti etnici, piega la testa. I musulmani votano in branco, decidono le elezioni locali e ottengono la loro moschea. Venezia, la Serenissima, rischia di diventare la nuova frontiera dell’islam politico. Lo avevamo scritto, lo stiamo vedendo accadere. E non finisce qui.


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