Vogliono impedire espulsione delinquente perché in Tunisia lo aspetta la moglie

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By V marzo 14, 2026 17:03

Vogliono impedire espulsione delinquente perché in Tunisia lo aspetta la moglie

**Tunisino con espulsione per “pericolosità sociale” non vuole essere espulso perché in Tunisia lo aspetta la moglie”: tenta il suicidio al CPR di Torino e la sinistra invoca “liberatelo subito”

È la solita, nauseante giostra. Un tunisino di 38 anni, Sami, con un decreto di espulsione firmato il 9 febbraio dal Prefetto di Genova proprio per «pericolosità sociale» (citando precedenti penali per furto), si ritrova nel CPR di Torino e – guarda caso – il 13 febbraio presenta domanda di protezione internazionale. La sua “storiella”? Ha rifiutato un matrimonio combinato dalla famiglia in Tunisia, ha ricevuto minacce di morte e per questo non può tornare. Sedici giorni fa ha tentato il suicidio. Risultato? Documenti sanitari e denunce legali parlano di “estrema fragilità e vulnerabilità”. La Questura dispone il trattenimento (convalidato il 19 febbraio dalla Corte d’Appello di Torino), ma già partono gli appelli straziante: “Liberatelo subito”. E chissà se domani qualche medico compiacente firmerà certificati di comodo e la solita toga rossa – quella che vede sempre il “rischio inumano” ovunque tranne che per gli italiani – sentenzierà che deve restare in Italia perché in Tunisia «c’è troppo sole», o le minacce sono insopportabili, o il matrimonio combinato è un trauma irreversibile.

Non è che ogni storiella può trasformarsi nella vincita alla Lotteria Italia della protezione internazionale, come ha giustamente ironizzato Francesca Totolo. Ma in Italia sì, sembra di sì. Decreto di espulsione per pericolosità sociale? Precedenti per furto? Irrilevanti. Basta raccontare di essere emarginato, picchiato, minacciato per un matrimonio rifiutato e – puff! – scatta la macchina del buonismo: tentato suicidio al CPR, avvocati e attivisti che invocano la scarcerazione immediata, commissioni che valuteranno “vulnerabilità” e giudici pronti a concedere la protezione speciale perché «ha radicato vita privata e lavorativa» o perché rimandarlo a casa violerebbe chissà quale articolo della CEDU.

È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Il pakistano “cieco assoluto” che guida SUV e gestisce negozi, assolto a Monza perché «un residuo visivo sotto il 3% permette di fare tutto».
– L’algerino irregolare con 23 condanne che prende 700 euro di risarcimento perché trasferito in Albania.
– La Sea Watch di Carola Rackete che sperona la Guardia di Finanza e incassa 76.000 euro.
– Il tunisino o il pakistano che viene respinto e ottiene migliaia di euro per “trattamenti inumani”.

Ma per Santo Re, ucciso da uno zimbabwino irregolare con sei espulsioni inevase, zero. Per i veri invalidi italiani che aspettano anni la pensione, zero. Per le vittime di stupri e rapine da clandestini pericolosi, zero. Lo Stato italiano paga sempre quando si tratta di favorire l’invasione e l’impunità, mai quando si tratta di proteggere i suoi cittadini.

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Qui siamo al paradosso: un soggetto giudicato socialmente pericoloso dal Prefetto, con furti alle spalle, entra illegalmente, racconta la favoletta del matrimonio combinato e delle minacce (classico copione che migliaia di tunisini usano per restare), tenta il suicidio (magari dopo aver saputo che l’espulsione è confermata) e già si mobilita il circo mediatico-giudiziario per “liberarlo”. Domani la Commissione o il Tribunale di Torino, con la solita “toga rossa”, accoglierà la protezione perché «in Tunisia non può tornare, troppo rischio, troppo sole, troppo tutto». E l’Italia pagherà: assistenza, permessi, forse persino risarcimenti se osa espellerlo.

Giorgia Meloni ha ragione quando definisce queste sentenze «assurde». Qui è peggio: è l’ennesimo schiaffo ai contribuenti onesti, ai veri fragili italiani abbandonati, alle famiglie che subiscono la criminalità immigrata mentre i furbetti vincono la lotteria delle protezioni.

Il referendum del 22-23 marzo è l’unica arma che abbiamo per fermare questa deriva. Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni vere per chi premia gli irregolari e lascia impuniti i violenti).

Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate tutti: familiari, amici, colleghi. Fate sentire la voce del popolo che non ne può più di falsi vulnerabili, di storielle da lotteria, di espulsi che restano perché «c’è troppo sole in Tunisia» e di giudici che umiliano l’Italia.

Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che espelle i pericolosi, protegge i suoi cittadini e smette di regalare soldi e diritti a chi la deruba e la prende in giro. La pacchia è finita – per le toghe rosse, per i furbetti del CPR e per chi usa la giustizia come arma contro gli italiani! Votare Sì è dire basta. Tutti. Ora.

Vogliono impedire espulsione delinquente perché in Tunisia lo aspetta la moglie ultima modifica: 2026-03-14T17:03:57+00:00 da V
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By V marzo 14, 2026 17:03
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1 Comment

  1. lorenzoblu marzo 14, 18:54

    un governo di persone debolmente intelligenti abolirebbe sta puttanata di protezione internazionale ma siccome cjavemo er mejo der mejo ce li dobbiamo tenere!

    cominciate a dire che il negro di turno deve abitare a casa del magistraminkia che lo libera almeno gli si inKuba la figla..e lo fa divertire a spese sue!

    vaggulissima va!

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