Referendum: se vince il NO vincono gli immigrati
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**Perché è urgente votare SÌ al referendum del 22-23 marzo: le sentenze che risarciscono clandestini violenti e condannano l’Italia a pagare per l’impunità altrui**
È l’ennesima, devastante dimostrazione che in Italia la giustizia non è più un baluardo di equità, ma un’arma ideologica nelle mani di toghe rosse che premiano furbetti, irregolari e truffatori, mentre i cittadini onesti – quelli che pagano le tasse – vengono derubati due volte: prima con i contributi erogati a chi non ne ha diritto, poi con l’indignazione di vedere assolti o risarciti proprio coloro che violano la legge. Il caso del pakistano “cieco assoluto” assolto a Monza è solo la punta dell’iceberg di un sistema malato, lo stesso che ha regalato 700 euro a Redouane Laaleg (algerino con 23 condanne, tra cui il pestaggio di una donna), 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete che aveva speronato la Guardia di Finanza, 18.000 euro a un pakistano respinto in Slovenia per “trattamenti inumani” e zero risarcimenti ai familiari di Santo Re, massacrato da un irregolare zimbabwese con sei ordini di espulsione ignorati.
Un pakistano amministratore di negozi in Brianza, già beccato due volte al pronto soccorso, ottiene nel 2022 la pensione da cieco assoluto (oltre 300 euro al mese più accompagnamento) grazie a certificazione Inps. Nel 2024 le Fiamme Gialle lo filmano mentre cammina da solo, attraversa strade trafficate e guida un SUV come se niente fosse. Arresto, sequestri, revoca immediata della pensione. La Procura chiede 3 anni e mezzo per truffa aggravata, falso ideologico e riciclaggio. Risultato? Assolto dal Tribunale di Monza “perché il fatto non sussiste”. La giudice sposa la tesi dei difensori (avvocati Di Maria e Di Palo): i requisiti sono solo medici, un residuo visivo sotto il 3% permette di guidare, gestire attività e vivere in piena autonomia, ma lo Stato deve continuare a pagare. Traduzione per chi lavora e paga le tasse: puoi fingere cecità totale, truffare l’Inps e farla franca. La certificazione medica è sacra, anche quando smentita dai fatti.
Questa non è un’eccezione. È la regola di una magistratura che ha perso ogni bussola. La stessa logica perversa che assolve chi deruba lo Stato e condanna l’Italia a risarcire chi la invade. La stessa che lascia impuniti stupratori e killer irregolari mentre i veri invalidi italiani – quelli che non vedono davvero, quelli che hanno perso tutto in incidenti sul lavoro – attendono anni per un riconoscimento che spesso arriva dimezzato o mai. La stessa che ha trasformato il CSM in feudo di correnti rosse, i pm in padroni assoluti dei giudici e la disciplina in una farsa che punisce solo chi osa contrastare il buonismo ideologico.
Giorgia Meloni lo ha ripetuto più volte: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: non solo regalati, ma protetti da assoluzioni che fanno giurisprudenza. E mentre i contribuenti finanziano questa pacchia, le vittime restano sole, i veri ciechi senza aiuti adeguati, le famiglie di italiani uccisi senza giustizia.
**E non è che l’inizio di una lunga catena di vergogne: i casi più drammatici di sentenze che premiano clandestini e criminali stranieri mentre gli italiani pagano il conto.**
Pensate a Redouane Laaleg, algerino irregolare arrivato in Italia nel 1995 con 23 condanne alle spalle – tra cui il pestaggio violento di una donna – e ben due provvedimenti di espulsione: il Tribunale di Roma, sezione civile “rossa”, gli riconosce 700 euro di risarcimento perché il trasferimento dal CPR di Gradisca al centro di Gjadër in Albania non era stato preceduto da un “provvedimento scritto e motivato”. O al pakistano respinto in Slovenia e poi in Bosnia: 18.000 euro di risarcimento per “trattamenti inumani” e ritardo nell’accesso alla procedura d’asilo, soldi che lo Stato italiano deve sborsare nonostante l’uomo fosse irregolare. E ancora alla Sea Watch di Carola Rackete: oltre 76.000 euro perché ha speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, scaricato migranti irregolari con la forza e violato ogni regola. Soldi dei contribuenti regalati a chi sfida le nostre leggi e le nostre forze dell’ordine, mentre i veri italiani vittime di abusi attendono invano un euro di giustizia.
Ma il dramma raggiunge livelli intollerabili quando si parla di sangue italiano versato. Akbahue Innocent, zimbabwese irregolare con sette ordini di espulsione mai eseguiti dal 2007, massacra a coltellate il pasticciere trentenne Santo Re a Catania: la famiglia chiede la citazione del Ministero dell’Interno come responsabile civile (“se fosse stato espulso, Santo sarebbe vivo”), ma i giudici respingono seccamente, zero risarcimento per i parenti della vittima. Stessa logica perversa nel caso Diciotti: la Cassazione impone risarcimenti ai migranti trattenuti sulla nave per “privazione della libertà”, mentre l’Italia cercava di difendere i confini. E non dimentichiamo i criminali stranieri (stupratori, rapinatori, violenti) liberati dai CPR in Albania solo perché hanno chiesto asilo all’ultimo minuto: otto su dieci tornano a delinquere, protetti dal buonismo delle toghe rosse. È questa la giustizia che umilia i cittadini onesti e protegge chi ci invade e ci uccide.
Ecco perché il 22 e 23 marzo votare SÌ è urgente: per spezzare una volta per tutte questo sistema che assolve i falsi invalidi al volante, risarcisce i delinquenti stranieri e lascia le nostre vittime senza nulla. La pacchia delle sentenze ideologiche deve finire.
Il referendum del 22 e 23 marzo è l’unica arma rimasta ai cittadini per spezzare questa catena di impunità. Votare SÌ significa:
– Separare le carriere tra pm e giudici: basta con gli stessi “padroni” che decidono chi accusare e chi assolvere, eliminando il circolo vizioso che ha prodotto queste vergogne.
– Sorteggiare il CSM: fine delle correnti rosse che nominano amici e protetti, basta con il potere concentrato nelle mani di pochi ideologizzati.
– Istituire l’Alta Corte disciplinare: punizioni reali per i giudici che assolvono truffatori al volante, risarciscono Ong e clandestini pericolosi, e lasciano impuniti i violenti.
Serve una vittoria schiacciante, un segnale inequivocabile che il popolo italiano non accetta più di essere preso in giro da sentenze che insultano l’intelligenza collettiva.
Il 22 e 23 marzo non è una data come le altre. È l’appuntamento per dire basta alle toghe che chiamano “Topo Gigio” chi dissente, che liberano stupratori, che assolvono falsi invalidi con SUV e che condannano l’Italia a pagare per l’invasione e per le truffe. È urgente votare SÌ perché ogni giorno di ritardo è un altro schiaffo ai cittadini onesti, un altro euro rubato ai veri bisognosi, un altro criminale protetto.
Andate a votare in massa. Portate genitori, figli, amici, colleghi. Fate vedere che l’Italia non si arrende. Votare SÌ è proteggere i nostri invalidi veri, le nostre vittime, i nostri soldi. Votare SÌ è dire che la pacchia è finita – per i falsi ciechi al volante, per gli irregolari risarciti e per le toghe rosse che li difendono.
Il 22 marzo, SÌ schiacciante. Per un’Italia giusta. Per un’Italia che difende i suoi cittadini, non chi li deruba. Tutti alle urne. Ora.


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