Paghetta da 120 euro al giorno a chi sbarca in Italia
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In un paese in cui le famiglie italiane faticano a mettere al mondo figli per mancanza di sostegno economico, asili nido introvabili e lavoro precario, lo Stato italiano continua a destinare **centinaia di milioni di euro pubblici** all’accoglienza e al mantenimento di **minori stranieri non accompagnati** (MSNA), spesso adolescenti maschi prossimi alla maggiore età, arrivati illegalmente sul territorio nazionale.
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Secondo i dati ufficiali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aggiornati al **31 dicembre 2025**, in Italia risultano censiti **17.011 minori stranieri non accompagnati**. Si tratta di una presenza in lieve aumento rispetto ai mesi precedenti, ma che rimane su livelli molto elevati: l’**88,6%** sono maschi, il **58,5%** dichiara 17 anni e il **20,3%** 16 anni. Le nazionalità prevalenti sono Egitto (30,3%), Ucraina (17,4%), Bangladesh (10%) e Gambia (6,6%). La stragrande maggioranza di questi giovani non è composta da bambini indifesi, ma da adolescenti robusti che hanno affrontato viaggi organizzati da reti di trafficanti.
Il costo per il contribuente italiano è impressionante. Le stime più accreditate indicano una spesa media di circa **100 euro al giorno** per ciascun minore ospitato nelle strutture di accoglienza (comunità residenziali SAI, centri temporanei e altre soluzioni), cifra che copre vitto, alloggio, assistenza sanitaria, corsi di lingua, operatori sociali e spese amministrative. Moltiplicando questo valore per i **17.011 minori** e per un anno intero si arriva a una spesa annua che sfiora i **620 milioni di euro** solo per i costi diretti di gestione – senza contare i mancati rimborsi statali ai Comuni, le spese sanitarie extra, i contenziosi legali e le integrazioni di bilancio che gli enti locali sono costretti a coprire con risorse proprie.
A ciò si aggiunge la **paghetta quotidiana** (“pocket money”) erogata direttamente ai ragazzi per i vizi. In un anno, con oltre 17.000 presenze, parliamo di **10-15 milioni di euro** distribuiti in contanti a giovani stranieri, mentre pensionati italiani sopravvivono con assegni minimi da fame e molte famiglie autoctone non riescono a far fronte all’inflazione galoppante.
Il paradosso è evidente e drammatico: invece di destinare queste ingenti risorse a bonus bebè consistenti, congedi parentali adeguati, asili nido gratuiti o aiuti concreti alle giovani coppie italiane per contrastare il crollo demografico, lo Stato italiano le utilizza per “allevare” sul suolo nazionale migliaia di adolescenti maschi stranieri, molti dei quali – una volta usciti dai percorsi di accoglienza – finiscono troppo spesso nelle cronache per episodi di microcriminalità, baby gang, spaccio o violenze.
Il sistema di protezione per i MSNA, pur previsto dalla legge, è diventato un canale di ingresso semi-automatico per giovani adulti che sfruttano la presunzione di minorità (spesso non verificata con accertamenti medici rigorosi) per accedere a tutele speciali, evitare rimpatri e prolungare la permanenza fino ai 21 anni. Il risultato è un’emorragia finanziaria continua, un sovraccarico per i Comuni (che nel 2025 hanno denunciato buchi di decine di milioni di euro per rimborsi statali insufficienti o erogati solo parzialmente) e un crescente senso di ingiustizia tra i cittadini italiani.
È urgente invertire questa rotta: verifiche obbligatorie e stringenti sull’età reale, rimpatri rapidi per chi delinque o non ha diritto alla protezione, stop immediato alle paghette in contanti, chiusura di strutture promiscue che generano tensioni sociali. Le risorse pubbliche devono tornare a servire prima di tutto le famiglie italiane in difficoltà demografica, non un modello di accoglienza indiscriminata che premia i trafficanti e scarica sui contribuenti oneri sempre più insostenibili.
Basta con questa follia assistenzialista. Priorità agli italiani, ai loro figli, al loro futuro. Altrimenti il prezzo lo pagheremo tutti, in sicurezza, in coesione sociale e in bilancio pubblico.


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