Italiano ostaggio immigrati ma la polizia locale caccia i giornalisti
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Si prendono l’Italia un pezzo alla volta. Invece di pensare alle moschee, il responsabile di FdI, il senatore filo-islamico, dovrebbe pensare a dare sicurezza ai propri cittadini.
**Mestre. Paolo, ostaggio degli immigrati: “44 denunce e nessuno li ferma”**
MESTRE – È una storia che fa rabbrividire. Un imprenditore onesto, un padre di famiglia, ridotto a vivere nel terrore quotidiano dentro la sua stessa attività. Paolo Favaretto, titolare della Carrozzeria Moderna di via Giustizia, a Mestre, non è più padrone del suo lavoro: è ostaggio di un gruppo di immigrati irregolari violenti che hanno trasformato il suo capannone in un bersaglio costante. 44 denunce in meno di sette anni. Furti, danneggiamenti, minacce, aggressioni. Danni per oltre due milioni di euro. E nessuno – nessuno – li ferma.
Tutto è documentato. Sabato mattina l’ennesimo episodio: un uomo di origine nigeriana, alterato, probabilmente tossicodipendente, irrompe nella carrozzeria. Minacce di morte a Paolo, al figlio e ai dipendenti. Auto prese a pugni, vetrata spaccata, caos totale. Per uscire dall’officina hanno dovuto chiamare il 113. È la 44esima denuncia. La prima per minacce di morte esplicite. Ma la sostanza non cambia: quegli stessi volti che bivaccano davanti all’ingresso, che spaccano le vetrine, che rubano tutto ciò che possono, continuano a girare liberi.
Paolo non è un allarmista. È un uomo esasperato che ha visto la sua vita professionale distrutta. «Non ce la facciamo più», ha detto con la voce rotta. E ha ragione. Mentre la troupe di “Fuori dal coro” su Rete4 tentava di documentare il degrado, è stata aggredita a sua volta: sputi, caffè bollente lanciato addosso, insulti e minacce. Segno evidente che in quella zona di Mestre il controllo è passato di mano. Non alle forze dell’ordine, ma a chi arriva senza regole e senza intenzione di rispettarle.
Questo non è un caso isolato. È il volto concreto dell’immigrazione incontrollata che sta soffocando interi quartieri del Veneto. Clandestini e irregolari che arrivano, si accampano abusivamente, spacciano, rubano, aggrediscono e restano impuniti. Le denunce si accumulano, i fascicoli si impolverano, i responsabili vengono identificati e rilasciati. Espulsioni? Solo sulla carta. Centri di accoglienza che invece di arginare il problema lo alimentano. E intanto imprenditori come Paolo pagano in prima persona: due milioni di euro buttati via, un’attività ridotta a un campo di battaglia, una famiglia costretta a lavorare con la paura costante.
Basta girare per via Giustizia o per le zone limitrofe di Mestre per rendersene conto: degrado, bivacchi, sporcizia, violenza. Una “giungla” urbana dove i cittadini italiani diventano stranieri in casa propria. E l’amministrazione? Silenzio assordante. Le forze dell’ordine? Intervengono quando chiamate, ma non possono fare miracoli se la politica non decide di chiudere i rubinetti dell’immigrazione selvaggia e di rimpatriare chi delinque.
Paolo Favaretto è il simbolo di migliaia di artigiani, commercianti e famiglie che stanno subendo lo stesso assedio silenzioso in tutta Italia. Non è razzismo dirlo: è realtà. Quando un Paese accoglie senza selezionare, senza controllare, senza espellere i violenti, consegna i suoi cittadini alla paura e all’impotenza.
È ora di svegliarsi. Prima che altri Paolo siano costretti a chiudere bottega, a cedere alle minacce o – peggio – a subire l’irreparabile. Le 44 denunce di Mestre gridano una verità scomoda: l’immigrazione senza regole non arricchisce l’Italia, la devasta. E chi paga il conto sono sempre gli italiani perbene.


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