Magistrati obbligano Italia a risarcire l’ONG tedesca: possono sbarcare dove vogliono

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By V marzo 16, 2026 17:16

Magistrati obbligano Italia a risarcire l’ONG tedesca: possono sbarcare dove vogliono

**Sea Eye, fermo e verbali annullati: lo Stato costretto a rimborsarla con 2.600 euro – l’ennesima beffa delle toghe rosse, mentre migliaia di clandestini traghettati dall’ONG costano centinaia di milioni ai contribuenti italiani**

È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la magistratura è diventata lo scudo delle Ong e il nemico dei contribuenti onesti. Il Tribunale di Ragusa ha annullato il fermo amministrativo e i verbali inflitti alla nave Sea Eye 5 della Ong tedesca, obbligando il Ministero dell’Interno a rifondere le spese di lite per oltre 2.600 euro. Motivo? La nave, dopo aver prelevato 65 clandestini in zona Sar libica, si è rifiutata di raggiungere il porto sicuro assegnato a Taranto e ha deciso di attraccare a Pozzallo, più comodo e vicino. Le autorità avevano impartito indicazioni precise: la Ong ha fatto ricorso e i giudici hanno dato ragione al comandante, sostenendo che «la condotta è stata conforme alla normativa vigente, non essendosi arbitrariamente rifiutata di fornire informazioni o di osservare indicazioni, bensì essendosi essa limitata a rappresentare la situazione concreta».

Traduzione per i cittadini che pagano le tasse: se una Ong tedesca decide di ignorare le disposizioni del governo italiano e sceglie il porto che più le conviene, lo Stato non solo non può fermarla, ma deve pure pagarle le parcelle degli avvocati. Un’altra vittoria del buonismo ideologico, un altro schiaffo alle regole e alla sovranità nazionale.

I fatti risalgono a giugno 2025. La Sea Eye 5 recupera il gommone carico di 65 clandestini. Assegnato Taranto, il comandante “rappresenta la situazione” e punta su Pozzallo. Scatta il fermo per violazione delle norme. La Procura difende il provvedimento del governo Meloni, ma il tribunale di Ragusa – come sempre – annulla tutto e condanna lo Stato a sborsare soldi pubblici. Massimo Ruspandini, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, non ci gira intorno: «Ancora una volta i giudici ostacolano le decisioni del governo Meloni in materia di immigrazione clandestina. È l’ennesima pericolosa decisione davvero sconcertante. Poco importa se il comandante si era rifiutato di seguire le indicazioni ricevute dalle autorità: in Italia, per certi giudici politicizzati, è possibile fare qualsiasi cosa nonostante le leggi di questa Nazione».

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E qui arriva la beffa doppia. L’ONG Sea Eye non è una novellina: secondo i suoi stessi dati cumulativi e i report delle organizzazioni civili, ha traghettato in Italia **oltre 15.000 clandestini** dal 2015 a oggi (solo la Sea-Eye 4, dal 2021 al 2025, ha salvato e sbarcato più di 3.700 persone in 20 missioni, con record come gli 847 migranti di un solo viaggio nel 2021 a Trapani e missioni recenti da 91, 65, 52 e oltre). Ogni migrante sbarcato finisce nel sistema di accoglienza: CAS, SPRAR, hotspot. Costo medio? Tra 35 e 45 euro al giorno pro capite, spesso per mesi o anni, tra vitto, alloggio, sanità, corsi di italiano e sussidi. Solo per i 15.000 portati da Sea Eye, il conto per i contribuenti italiani supera i **centinaia di milioni di euro** cumulativi: decine di milioni solo per un anno pieno di mantenimento. Soldi nostri che finiscono per mantenere chi viola le frontiere, mentre pensionati, disoccupati e famiglie italiane faticano a pagare bollette e affitti.

È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Assoluzione del pakistano “cieco assoluto” che guidava SUV e gestiva negozi, con pensione Inps intatta.
– Risarcimenti milionari a Ong come Sea Watch di Carola Rackete che speronava la Guardia di Finanza.
– Indennizzi a irregolari algerini, pakistani e zimbabwesi, mentre le vittime italiane restano senza giustizia.
– Nessun rimborso per le famiglie dei morti ammazzati da clandestini con ordini di espulsione ignorati.

Lo Stato può essere costretto a pagare quando favorisce l’invasione (Ong, porti aperti, buonismo), ma non quando prova a difendere i confini. La sentenza di Ragusa è un altro regalo alle navi-taxi che fungono da calamita per gli scafisti: salvataggio in Libia, sbarco comodo in Italia, e se lo Stato osa fermarle… paga lui.

Giorgia Meloni ha ragione quando parla di «sentenze assurde che regalano soldi degli italiani a chi viola la legge». Qui è peggio: soldi pubblici regalati a un’ONG straniera che trasporta clandestini a spese nostre.

Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni per chi premia le Ong e lascia impuniti i violenti).

Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a vedere lo Stato che rimborsa le Ong mentre i clandestini traghettati da Sea Eye costano centinaia di milioni e i veri italiani restano senza aiuti. Votare Sì è dire basta a chi insulta il governo, libera gli scafisti e condanna l’Italia a pagare chi la invade.

Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi confini e i suoi cittadini, non le navi-taxi tedesche e le toghe rosse. La pacchia è finita – per le Ong e per chi le usa come arma contro i contribuenti! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!

Magistrati obbligano Italia a risarcire l’ONG tedesca: possono sbarcare dove vogliono ultima modifica: 2026-03-16T17:16:50+00:00 da V
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By V marzo 16, 2026 17:16
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