Torino islamica: intero quartiere celebra il ramadan insieme al PD – VIDEO
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**Islamizzazione a Torino: l’Iftar di San Salvario diventa evento istituzionale. Politici PD e Avs omaggiano l’imam che giustifica il 7 ottobre**
Torino, 17 marzo 2026. Mentre l’Italia celebra la sua identità cristiana e laicità, nel cuore multietnico di San Salvario va in scena l’ennesimo capitolo dell’islamizzazione silenziosa del nostro Paese. Domenica 15 marzo, dopo sette anni di assenza, è tornata l’**Iftar Street**: centinaia di persone – oltre 500 posti a sedere, ma presenti più di 700 – hanno occupato lo spazio pubblico per rompere il digiuno del Ramadan. Non una semplice cena comunitaria, ma un evento con saluti istituzionali ufficiali, sponsorizzato dalla sinistra torinese.
Ecco il post che documenta tutto:
Torino, nel quartiere San Salvario, è andato in scena l'iftar, il pasto serale durante il mese del ramadan
A portare i saluti istituzionali, l’assessore dem Francesco Tresso, accompagnato dal senatore Pd Andrea Giorgis, dall’onorevole rossoverde Marco Grimaldi, dal consigliere https://t.co/RJSW1qupAU— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 17, 2026
A portare i saluti ufficiali: l’assessore dem **Francesco Tresso**, il senatore Pd **Andrea Giorgis**, l’onorevole Avs (rossoverde) **Marco Grimaldi**, il consigliere regionale Pd **Daniele Valle** e l’assessore comunale **Jacopo Rosatelli**. Presente, ovviamente, anche l’imam **Mohamed Shahin**, guida della moschea Omar Ibn al-Khattab di via Saluzzo.
Shahin non è un imam qualunque. Nel novembre 2025 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva firmato un decreto di espulsione per «motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato». Il religioso egiziano, durante un comizio pro-Palestina del 9 ottobre 2025 in piazza Castello, aveva dichiarato testualmente: «Io personalmente sono d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre. Non è una violenza, non è una violazione». Frasi che equiparano l’attacco di Hamas (1.200 morti, stupri, sequestri) a un atto di «resistenza». Shahin è finito nel CPR di Caltanissetta, ma la Corte d’Appello di Torino (e poi la Cassazione) lo ha liberato, sostenendo che non ci fosse «concreta pericolosità attuale» e che i giudici non potessero entrare nel merito del decreto ministeriale.
Oggi lo stesso imam, destinatario di un provvedimento espulsivo bloccato dai giudici, siede a tavola con assessori e parlamentari della sinistra in uno spazio pubblico della città. E l’assessore Tresso non perde tempo: «Una cerimonia come questa, in uno spazio pubblico, penso sia una grande ricchezza per Torino. Il fatto che ci sia qui anche l’imam Shahin è ulteriore elemento che ci fa pensare che viviamo in un Paese, e soprattutto in una Torino come città, dove la libertà di espressione è garantita a tutti».
Libertà di espressione? O resa culturale? San Salvario, quartiere storico di Torino diventato simbolo di multiculturalismo, ospita da anni la moschea più attiva della città. L’Iftar Street non è più una festa privata: è un rito islamico che occupa la strada, con istituzioni che si inchinano. Intanto, mentre la sinistra brinda al Ramadan e parla di «tempi orribili» (Grimaldi allude chiaramente alla situazione a Gaza), migliaia di italiani vedono i loro quartieri cambiare volto: minareti, richiami alla preghiera, eventi religiosi che diventano eventi pubblici pagati o sostenuti con denaro pubblico.
Questo non è dialogo. È sottomissione. È islamizzazione passo dopo passo: prima le moschee, poi gli iftar in piazza, poi le richieste di scuole coraniche, di halal nelle mense, di spazi per la preghiera in fabbriche e uffici. I politici PD e Avs, in cerca di voti immigrati, si prestano al gioco. L’imam che giustifica il terrorismo del 7 ottobre viene accolto come un’autorità. I giudici bloccano l’espulsione. E gli italiani? Devono solo abituarsi.
San Salvario oggi è laboratorio nazionale dell’islamizzazione. Domani sarà l’Italia intera, se la sinistra continuerà a vendere il Paese per una manciata di preferenze elettorali. L’Iftar di Torino non è una festa. È un segnale chiaro: la nostra cultura sta arretrando, e qualcuno applaude.


la grande Torino città operaia e industriale costretta a scodinzolare al cospetto dei maomettoni per avere un po’ di visibilità e identità…grazie PD