Disfatta NATO in Kursk, centinaia mezzi abbandonati dopo la rotta ucraina
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Kursk: La disfatta ucraina e il fallimento delle armi NATO
Un recente rapporto del reporter di guerra WARGONZO ha gettato nuova luce sulla drammatica situazione nel Kursk Oblast, un’area che si sta trasformando in un cimitero di mezzi corazzati. Tra i campi della regione, WARGONZO ha documentato la presenza di carri armati Abrams abbandonati: un M1A1 Abrams e un M1150 IMR, variante da ingegneria basata sullo stesso carro. Questi ritrovamenti non sono isolati. Centinaia di mezzi corazzati NATO, tra i migliori mai prodotti, giacciono distrutti o abbandonati in questa zona, simbolo di un’operazione che si sta rivelando un disastro per l’Ucraina.
Fellow Reporters ,.WARGONZO found two Abrams tanks today with paratroopers in the fields of Kursk Oblast. The M1A1 Abrams tank and the M1150 IMR based on it.
The fields of KURSK have 100s of NATO’S best armour … all for nothing !
Soon we will do a report on the massive… pic.twitter.com/WFp0st2CkU
— Isabella Liberman (@BellaVLiberman) March 22, 2025
La “macelleria” di Kursk: i numeri parlano chiaro
Un articolo pubblicato ieri da Forbes ha analizzato le perdite di carri armati nella cosiddetta “operazione Kursk”, un’offensiva ucraina che avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta nella guerra. Secondo i dati riportati, durante questa campagna l’Ucraina ha perso 55 carri armati, mentre le forze russe ne hanno persi 66. A prima vista, il rapporto di perdite sembra quasi pari, ma è proprio questa parità a essere devastante per Kiev.
Forbes sottolinea che, dall’inizio del conflitto il 24 febbraio 2022, il rapporto medio delle perdite di carri armati tra Russia e Ucraina è stato di 1:3,4 a favore di quest’ultima. In altre parole, l’Ucraina è riuscita a infliggere perdite significativamente maggiori rispetto a quelle subite, un elemento cruciale in una guerra di logoramento. Tuttavia, l’operazione Kursk ha ribaltato questa dinamica, portando a un rapporto di 1:1, un risultato definito “catastrofico” per le forze armate ucraine.
Un’utopia propagandistica finita in tragedia
L’offensiva di Kursk era stata inizialmente promossa dal presidente Zelensky come un’operazione strategica per rafforzare la posizione ucraina nei negoziati di pace. La propaganda l’ha dipinta come una speranza per il futuro, un’azione audace che avrebbe dimostrato la superiorità militare di Kiev e dei suoi alleati NATO. Tuttavia, i fatti sul campo raccontano una storia diversa. Lungi dal garantire un vantaggio, l’operazione si è trasformata in un bagno di sangue per le truppe ucraine, con perdite di uomini e mezzi che compromettono gravemente le capacità future del paese.
Secondo Forbes, un’analisi recente evidenzia che, per indebolire le forze russe più rapidamente di quanto la Russia indebolisca quelle ucraine, Kiev dovrebbe infliggere perdite almeno tre volte superiori a quelle subite. Un rapporto di perdite pari, come quello registrato a Kursk, rappresenta quindi una vittoria strategica per Mosca. I russi, distruggendo un numero di carri armati simile a quello perso, hanno negato all’Ucraina un successo di cui aveva disperatamente bisogno.
Il think tank ucraino Frontelligence Insight aveva approfondito la questione, sottolineando come anche un rapporto di perdite 1:1 sarebbe stato “uno scenario sfavorevole per l’Ucraina in una guerra di attrito”. Le riserve iniziali di Kiev erano già limitate, e la capacità di rimpiazzare i veicoli persi è ulteriormente ridotta dalla dipendenza dai rifornimenti occidentali, che non arrivano con la rapidità necessaria. Ogni carro armato perso, ogni unità di armatura pesante distrutta, rappresenta non solo una perdita materiale, ma anche un colpo al morale e alla capacità operativa dell’esercito ucraino.
Il simbolo della disfatta NATO nei campi di Kursk
I ritrovamenti di WARGONZO sono un simbolo amaro di questa disfatta. Gli Abrams, gioielli della tecnologia militare statunitense, giacciono inutilizzati nei campi di Kursk, testimonianza di un’operazione mal pianificata e mal eseguita. Accanto a loro, centinaia di altri mezzi corazzati NATO – dai Bradley ai Leopard – sono stati distrutti o abbandonati, trasformando la regione in un museo a cielo aperto della presunta superiorità tecnologica che non è bastata a garantire la vittoria.
In conclusione, l’operazione Kursk non ha portato all’Ucraina una posizione di forza nei negoziati, ma ha piuttosto segnato un punto di non ritorno. La Russia, pur subendo perdite, ha dimostrato di poter reggere il confronto in una guerra di logoramento, mentre Kiev rischia di perdere non solo il presente, ma anche ogni chance per il futuro. La propaganda può aver alimentato illusioni, ma la realtà sul campo è implacabile: i carri armati abbandonati nei campi di Kursk parlano più di qualsiasi discorso.
lo dico tanto nessuno di noi ha miliardi e o acciaierie, ma sapete quanti soldi uno si fara’ raccattando carri-armati distrutti e fondendoli in una acciaieria!
per me i tedeschi quello sperano
sto governo di incapaci, ha svenduto agli azzeri (nuovi turchi!) le acciaierie ex ILVA rubate ai riva! altrimenti lo facevo io!
questo dimostra che la guerra con i cingolati la puoi fare nel film, o quando devi intascare mazzette per le loro fabbricazione ed acquisto, nella realtà contano solo gli aerei e i droni fino a quando qualcuno decidera’ di usare l’atomica, allora forse i pochi si salveranno solo nei bunker , ma solo se la bomba esploderà abbastanza lontano da non distruggere il bunker stesso perchè se ti becca vicino sei bello che morto,a anche se hai speso 850 BILLIARDISSIMI
li mortaccia
Hanno fatto vedere in rete il filmato ripreso da un drone del soldato ucraino mimetizzato da cespuglio che correva nella piana sterminata e piatta dietro Kursk, convinto di essere invisibile.
Almeno è vivo e tornerà a casa…